Due milanesi doc che hanno deciso di impegnarsi nella cooperazione. Un'idea nella testa: creare un pezzetto di pace in mezzo alle baraccopoli. Un piccolo progetto con alle spalle una grande energia umana. Iniziano con una scuola di periferia, poi approdano a Korogocho e, un po' per volta, danno vita all'Alice Village. Un paradiso a misura di bimbo in mezzo al verde della campagna di Nairobi. Centocinquanta posti letto, stanze pulite, un campo da pallone, molti giochi e il calore umano dei volontari.
Al villaggio di Alice ci sono solo bambini orfani o con gravissimi problemi familiari. La casistica è infinita: genitori morti per Aids, bambini maltrattati o violentati, figli di un qualche stupro compiuto tra le sbarre delle galere africane. Un'antologia infinita di orrori umani, barbarie inimmaginabili che scompaiono tra le braccia dei volontari. Basta un letto, un bagno degno di questo nome e qualcuno che ti chieda come stai. In Africa questa elemosina di vita è già «casa». Il poco diventa tanto e il minimo sindacale è già un lusso. Dall'Italia con un minimo sforzo si assicura ai bambini una fetta di dignità e un'ipoteca sul futuro.
I più bravi andranno alle scuole secondarie (in Kenya la prima tranche istruttiva dura otto anni e include le nostre superiori) e poi all'università, anche grazie all'aiuto dei lettori del Giornale. Un piccolo miracolo, una grande opportunità. Ora servono i pavimenti per le aule dei nostri bambini e c'è ancora bisogno del nostro e del vostro aiuto.
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