È un buon segno quando la campagna elettorale di fatto già in corso prende di petto problemi reali e non strategie di schieramento. Ancora meglio quando a tenere banco sono temi trasversali per definizione. È il caso dei Patti civili di solidarietà (Pacs) destinati a regolamentare anche in Italia le conseguenze civili delle sempre più numerose convivenze etero e omosessuali. Non sono in questione, checchè se ne dica, fatti di principio ma esigenze e diritti e doveri di esseri umani in carne ossa dal punto di vista di ciò che ognuno di noi ha più caro: la sfera dei sentimenti e degli affetti. Compito della politica, nei Paesi di vera tradizione liberale, è quello di regolamentare la realtà esistente e non di piegare la vita degli individui all'imposizione di regole e di valori definiti a priori che non possono mai essere validi per tutti. Il che succede solo nelle società totalitarie e nelle teocrazie irrispettose delle minoranze. La decisione di Prodi, dopo molte incertezze, di inserire esplicitamente i Pacs nel suo programma, e la positiva accoglienza dell'iniziativa arrivata anche da alcuni settori del centrodestra confermano che sulla felicità e sul destino dei singoli non ci dovrebbero essere divisioni capaci di tenere, n´ sul piano ideologico n´ su quello politico. Pena rappresentare quei settori della società incapaci di abbracciare la modernità intesa come progresso delle libertà e perennemente rivolti al passato invece che al futuro. Il che sembra aver ben capito soprattutto Fini e non per la prima volta, vista anche la sua coraggiosa presa di posizione laica al tempo del referendum sulla procreazione assistita. Il che non possono non capire i più che continueranno a contrarre il matrimonio tradizionale, civile o religioso che sia, o come statistica vuole a innamorarsi fra persone di sesso diverso. Il nostro è un gran Paese, ma talvolta in ritardo sul fronte del riconoscimento a tutti dei diritti civili. Siamo infatti gli unici nel mondo progredito a non prevedere alcuna forma di regolamentazione delle unioni di fatto. Sembra si stia avvicinando il momento di colmare anche questa lacuna. Difficilmente chi si oppone, come Casini, a questo passaggio, può candidarsi, nel segno della modernità, a guidare quale che sia dei due schieramenti in campo.
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Un accordo «bipartisan» sulla felicità
È un buon segno quando la campagna elettorale di fatto già in corso prende di petto problemi reali e non strategie di schieramento. Ancora meglio quando a tenere banco sono temi trasversali per definizione. È il caso dei Patti civili di solidarietà (Pacs) destinati a regolamentare anche in Italia le conseguenze civili delle sempre più numerose convivenze etero e omosessuali. Non sono in questione, checchè se ne dica, fatti di principio ma esigenze e diritti e doveri di esseri umani in carne ossa dal punto di vista di ciò che ognuno di noi ha più caro: la sfera dei sentimenti e degli affetti.
Compito della politica, nei Paesi di vera tradizione liberale, è quello di regolamentare la realtà esistente e non di piegare la vita degli individui all'imposizione di regole e di valori definiti a priori che non possono mai essere validi per tutti. Il che succede solo nelle società totalitarie e nelle teocrazie irrispettose delle minoranze. La decisione di Prodi, dopo molte incertezze, di inserire esplicitamente i Pacs nel suo programma, e la positiva accoglienza dell'iniziativa arrivata anche da alcuni settori del centrodestra confermano che sulla felicità e sul destino dei singoli non ci dovrebbero essere divisioni capaci di tenere, n´ sul piano ideologico n´ su quello politico. Pena rappresentare quei settori della società incapaci di abbracciare la modernità intesa come progresso delle libertà e perennemente rivolti al passato invece che al futuro. Il che sembra aver ben capito soprattutto Fini e non per la prima volta, vista anche la sua coraggiosa presa di posizione laica al tempo del referendum sulla procreazione assistita. Il che non possono non capire i più che continueranno a contrarre il matrimonio tradizionale, civile o religioso che sia, o come statistica vuole a innamorarsi fra persone di sesso diverso.
Il nostro è un gran Paese, ma talvolta in ritardo sul fronte del riconoscimento a tutti dei diritti civili. Siamo infatti gli unici nel mondo progredito a non prevedere alcuna forma di regolamentazione delle unioni di fatto. Sembra si stia avvicinando il momento di colmare anche questa lacuna. Difficilmente chi si oppone, come Casini, a questo passaggio, può candidarsi, nel segno della modernità, a guidare quale che sia dei due schieramenti in campo.
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