Visita al "Giornale": rider in redazione

Ryohei Oguchi è un ragazzo di trent’anni. Per venire dal Giappone all'Italia ha impiegato tre anni. Un lungo viaggio percorso a cavallo della sua bicicletta. Finché è arrivato alla redazione del Giornale

di -

Un rider in redazione fa un certo effetto. Per venire dal Giappone ha impiegato tre anni. Un lungo viaggio percorso a cavallo della sua bicicletta che prima di giungere in Italia lo ha portato in Australia, Nuova Zelanda, Nepal, Tibet, India, Thailandia e molti luoghi d’Oriente.

Ryohei Oguchi è un ragazzo di trent’anni che un giorno ha deciso di girare il mondo inseguendo il suo personale sogno di fratellanza, e che ora è a meno della metà del suo tour del globo. E’ tornato in patria solo quando è accaduta la tragedia del terremoto. Ed è arrivato al Giornale, unico quotidiano milanese a cui ha fatto visita, corredato di tutto il suo armamentario di borse, bottiglie e cartine, deciso a fare amicizia raccontando la sua straordinaria avventura. Partito nel marzo del 2007 dalla sua città, la Nagano dei giochi olimpici invernali del 1998, si è diretto a Taiwan dopo aver racimolato il denaro sufficiente lavorando come agente di cambio. Nel 2009 era a macinare 22mila chilometri nella terra dei canguri, vivendo di campeggi sotto le stelle di Ayers Rock e accoglienza quando possibile, così come ha fatto subito dopo in Indonesia o in Cambogia.

"Qui ho collezionato la più bella esperienza del mio tragitto - ha raccontato Ryohei srotolando la sua mappa su una delle nostre scrivanie - al mio arrivo ho scoperto che i camping avevano prezzi alti così ho cercato ospitalità tra la gente del posto. Mi ha offerto aiuto una famiglia molto modesta, povera direi, che mi ha dato da mangiare e dormire e lavato i panni sporchi. Prima della mia partenza il capofamiglia ha racimolato 10 dollari americani per donarmeli. Per loro è circa la paga di un mese di lavoro. Mi sono commosso al punto da mettermi a piangere". Stupore e gioia si legge nelle sue pupille zingare che a un certo punto guardano interdette la statua di Cattelan in piazza Affari, quel dito alzato imbarazzante e incomprensibile per la cultura rigida e rispettosa di un giapponese. Lui prende la sua reflex Canon e si mette a far foto a Palazzo Mezzanotte e a noi che fotografiamo lui.

Sorrisi indimenticabili, per poi proseguire il suo viaggio. Girerà l’Italia, poi farà tappa in Austria e Nord Europa. E sulle lunghe distanze pensa all’Africa e alle Americhe. In questi anni di traversate ha speso circa 7mila euro e gli sono capitati due incidenti stradali. "Uno è avvenuto in Indonesia causato da un taxi – dice – ci ho guadagnato danni alla bici e un dente rotto, e sono dovuto andare in ospedale per farmi medicare". Un po' Ulisse, un po’ Dante e un po’ Forrest Gump, gira senza sponsorizzazioni sostenuto da donazioni di amici e parenti e, prima o poi, quando si sentirà stanchino, farà una sosta. A Milano è stato ospitato da un connazionale che vive in città da 12 anni (Hideki Katayaja, deputy managing director di Panasonic Italia, ndr). Ryohei pensa già a ripartire, a scavalcare passi, fiumi o semafori per incontrare popoli e paesaggi che lo arricchiscano. Ci confessa che la sua famiglia è un po' preoccuapata, che la sua mamma ogni volta che lo sente si lamenta perché ancora non si è sposato. Lui ora pensa solo che vuole diventare scrittore, e usare la sua esperienza per ispirare gli altri, soprattutto i bambini, a non scordare i loro sogni. Prima di salutarci prende dalle sue sacche una maglietta autografata e ci chiede di firmarla per ricordarsi di noi. Buona fortuna, questo gli abbiamo scritto all’altezza del cuore.

Ryohei Oguchi in visita al Giornale
Ryohei Oguchi in visita al Giornale
Ingrandisci immagine
Ryohei Oguchi in visita al Giornale

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

#3 marcos74 (206) - lettore
il 16.12.11 alle ore 15:39 scrive:
ma imparate a scrivere, cribbio!!!
#2 18.10 (111) - lettore
il 12.12.11 alle ore 12:27 scrive:
Inseguendo il suo personale sogno di fratellanza, ha raggiunto la redazione de Il Giornale. Me la segno. Comunque è un "rider", non un "raider".
#1 Gianfranco Robert Porelli (1830) - lettore
il 07.12.11 alle ore 12:55 scrive:
Ma chi è 'sto mito? Troppo simpatico.
- correlati
+ correlati