Gli indignados sfilano contro le banche Breve blitz al Colosseo

Dopo i tafferugli di ieri a piazza San Pietro, gli indignados tornano a sfilare nella Capitale. Una trentina di persone ha fatto irruzione al Colosseo, ma dopo un breve balletto si è ricongiunta con il corteo

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Indignados atto secondo. Dopo la manifestazione di ieri a piazza San Pietro, con tanto di scontri e tafferugli con le forze dell'ordine, circa duecento persone sono partite da piazza San Giovanni a piedi diretti a piazza del Popolo.

Ballano, suonano, protestano contro la Banca mondiale e il sistema economico-finanziario. "Non paghiamo la vostra crisi", "Ogni rivoluzione nasce dalla disobbedienza, rivoluzione pacifica", "Questo è il nostro carnevale contro il sistema", sono alcuni dei cartelli che innalzano.

Tra le tante maschere dei partecipanti, ci sono quelle del premier Mario Monti, del presidente Sarkozy e di Silvio Berlusconi.  All'altezza dell'anfiteatro Flavio, una trentina di persone ha fatto irruzione al Colosseo, scavalcando i cancelli. Dopo un breve balletto tra i visitatori del monumento, hanno nuovamente scavalcato i cancelli e si sono ricongiunti alla carovana.

La sfilata non ha registrato particolari disordini. Disordini che invece si sono verificati ieri pomeriggio a piazza San Pietro, luogo simbolo della chiesa cattolica in Italia e nel mondo. Gli indignados si sono accampati con delle tende colorate, uno di loro si è arrampicato sull’albero di Natale vicino all’obelisco e tutti sono stati respinti dalle forze dell’ordine con cariche di alleggerimento.

Sono volati calci, spintoni e si è alzato qualche manganello. Alla fine il bilancio è stato di due feriti lievi e qualche contuso tra i manifestanti, secondo quanto hanno riferito gli stessi indignados.

Gli indignados irrompono al Colosseo
Gli indignados irrompono al Colosseo
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COMMENTI

14 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#14 Runasimi (460) - lettore
il 16.01.12 alle ore 1:45 scrive:
Peccato che al Colosseo non ci siano più i leoni.
#13 alba (131) - lettore
il 15.01.12 alle ore 23:15 scrive:
Ma in questo tempo di VEDUTA CORTA, il sistema politico gioca d’azzardo e cerca di continuare “ad infinitum” il triste e melanconico “gioco delle parti”. Sperando e pregando che i cittadini non si sveglino sparando. E’ un rischio morale micidiale. Un rischio mortale. Perché non è vero – come diceva Totò – che ogni limite ha la sua pazienza. Aspettiamo e vedremo.
#12 alba (131) - lettore
il 15.01.12 alle ore 23:13 scrive:
Con questo sistema, cioè creando e usando una banca di stato, senza toccare il sistema bancario attuale, le tasse potrebbero praticamente sparire, come già succede con i paesi cosiddetti paradisi fiscali che emettono la propria moneta statale. Pare che il governo Berlusconi – in questo senso – sia stato parecchio timido. Ora si tratta di vedere se – a forza di palliativi e succedanei – la popolazione rimanga ancora – e per quanto tempo – ipnotizzata nel suo stato di malessere economico. Perché – nel caso di troppo poco e troppo tardi – si rischia che i milioni di disoccupati scelgano una alternativa meno ingloriosa del suicidio. E magari decidano di chieder conto all’élite di quanto successo sinora. I dati sono preoccupanti: ormai, ogni italiano, è stato derubato dell’equivalente di 1,3 milioni di euro. Una cifra più che sufficiente per assicurare una vita dignitosa a tutti, calcolando anziani e bambini.
#11 alba (131) - lettore
il 15.01.12 alle ore 23:11 scrive:
La rivoluzione forse non è necessaria se ci fossero statisti che facessero qualcosa per limitare il potere della piovra coi tentacoli a forma di Bancomat. Se per esempio Tremonti non si faceva troppo inebriare dalle riunioni dell’Aspen Institute – poteva provare a seguire una via “morbida” al cambiamento. Poteva almeno – come fanno in Nord Dakota (6)- creare una Banca davvero d’Italia con cui offrire ai cittadini quanto loro negato dal sistema usuraio. Una banca di stato che usasse il criterio attuale di riserva frazionaria (2%) avrebbe bisogno di raccogliere solo un cinquantesimo della massa monetaria richiesta dalle spese dello stato. Proprio perché potrebbe usare a suo favore la leva del moltiplicatore monetario. Infatti, le banche prestano fino a 50 volte la cifra raccolta che pongono “a riserva”, dimostrando di essere tutte in bancarotta tecnica (perché, a differenza dello stato, possono finire in bancarotta).
#10 alba (131) - lettore
il 15.01.12 alle ore 22:23 scrive:
Ma nel paese dello “io speriamo che me la cavo”, i soggetti meno ingenui hanno ognuno la loro banchetta, ad esempio Berlusconi (Banca Mediolanum) ed il Vaticano (con lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere…). Ma il Vaticano almeno, seppure in modo molto vago nelle sue encicliche, cerca di denunciare il sistema e di avvertire i fedeli. Naturalmente, senza entrare troppo nei particolari, non venisse in mente al Casini di turno di chiedersi perché molti banchieri fan parte dell’Opus Dei…
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