Istat, vendite al dettaglio balzo del 2,5% sul 2010

Le vendite al dettaglio ad aprile mettono a segno un balzo del 2,5% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. A spingere le vendite il settore alimentare 

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Milano - Le vendite al dettaglio ad aprile mettono a segno un balzo del 2,5% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e crescono dello 0,4% (dato destagionalizzato) su marzo. Lo rileva l’Istat, aggiungendo come l’aumento tendenziale sia il più marcato da oltre un anno, ovvero dal marzo del 2010. A spingere le vendite di aprile, dopo i dati negativi di marzo, è il settore alimentare, grazie anche all’effetto traino della Pasqua. (L’aumento mensile, quindi, è dovuto al rialzo sostenuto delle vendite di prodotti alimentari (+0,8%) ed a un incremento meno marcato del comparto non alimentari (-0,2%). Rispetto ad aprile 2010, l’indice grezzo segna una variazione positiva del 2,5%, che risente del balzo del 4,7% di prodotti alimentari e del più moderato +1,5% del comparto non alimentare.

Nei primi quattro mesi del 2011, rispetto allo stesso periodo del 2010, l’indice grezzo segna una diminuzione dello 0,1%. Le vendite di prodotti alimentari aumentano dello 0,4% e quelle di prodotti non alimentari diminuiscono dello 0,3%. Ad aprile, sul piano tendenziale, si registra una variazione positiva del 4,2% per le vendite della grande distribuzione e dell’1,3% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici. Per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari, ad aprile 2011 i gruppi di prodotti che registrano le variazioni positive di maggiore entità sono calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+5,7%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (+4,2%). I gruppi che registrano le diminuzioni più marcate sono supporti magnetici, strumenti musicali (-2,1%) ed Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-1,3%). Ad aprile tra gli esercizi a prevalenza alimentare l’aumento annuo più sostenuto riguarda i supermercati, che segnano un rialzo del 5,9%. Lo rileva l’Istat, che registra una crescita forte anche per i discount alimentari (+5,8%).

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COMMENTI

#3 a_volte_scrivo (278) - lettore
il 25.06.11 alle ore 10:13 scrive:
Mangiare meno per mangiare meglio, ma spendere di più. Non c'è niente da fare. Mangiare meno per ingrassare meno, magari. E fare ingrassare meno anche speculatori, intermediari e parassiti del settore.
#2 gianni59 (1782) - lettore
il 24.06.11 alle ore 17:27 scrive:
#1 voce nel deserto (9500)...peccato che il parmigiano (con una g)reggiano, sia di qualità nutritive superiori (senza lattosio, grassi inferiori agli altri formaggi, ricchissimo di vitamine e proteine, completa assenza di conservanti)...purtroppo non tutti possono tagliare sulla quantità e il risultato è una qualità sempre peggiore....
#1 voce nel deserto (12986) - lettore
il 24.06.11 alle ore 15:22 scrive:
Che fanno i conumatori che non possono espandere il reddito?Taglieranno il Parmiggiano reggiano e lo sostituiremo col Grana padano e col Pecorino romano.Il Parmiggiano se lo mangino i giapponesi. Ottimo il pecorino romano fatto dai sardi. Berremo meno latte e taglieremo sul vino:più qualità ,meno quantità.Meno pane specie se ai prezzi del nord . Risultato -5% sulla spesa alimentare.E avanti!
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