A "Emmaus" riappare Baricco È il nuovo profeta del bamboccismo letterario

Lo scrittore superstar torna a colpire con la storia evangelica di quattro ragazzini che discutono del Bene e del Male

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Se uno non avesse mai letto niente, se nessuno avesse mai scritto niente, Baricco sarebbe uno scrittore, perché oggettivamente scrive. Tuttavia, poiché il mondo è crudele e la storia è lunga, poiché esiste la letteratura, è solo Baricco, il quale, anziché essere felice di essere un autore di romanzini di successo, tempo fa piantò sulla Repubblica una piagnucolata contro i critici che non lo degnavano più di attenzione, mentre, quando gli dedicavano attenzione, quelli come me criticavano i critici perché parlavano bene di Baricco, come se fossero nati tutti ieri. Ha avuto anche il coraggio di prendere Moby Dick e di estrarne tre scene per farne un riassunto facilino così da far credere a chi non ha mai letto il capolavoro di aver compreso quello che ha compreso Baricco, e stessa cosa con l’Iliade, rendendoli indistinguibili da Cenerentola o Cappuccetto Rosso. Melville e Omero se lo prendessero lo darebbero l’uno in pasto al Leviatano, l’altro ai Troiani e agli Achei, perché lo torturino a piacere, a turno.

Ciò nonostante Baricco cova un animo rivoluzionario, benché rivoluzionario all’italiana. Ricordate cosa fece? Già che c’era si ribellò anche allo strapotere delle grosse case editrici, e disse, con piglio garibaldino: andiamocene tutti, noi scrittori di successo, in una piccola casa editrice, così la facciamo diventare grande. Convinse anche Sandro Veronesi, e si trasferirono a Fandango, divenendone proprietari, o quasi. Reclutarono un giovane esperto, lo scrittore Mario Desiati, strappandolo alla Mondadori e a Nuovi Argomenti, e devono avergli detto: tu fai il direttore editoriale, sgobba e trova titoli, dacci lustro, noi entriamo e usciamo, facciamo i signori. È per questo che Alessandro ora pubblica per Feltrinelli, e ogni librino transitato per Fandango è passato a Feltrinelli.

L’ultimo appena uscito si intitola Emmaus, il paese dove due uomini, secondo il Vangelo, incontrarono Gesù risorto senza saperlo. La novità rispetto agli altri romanzi che trovate in libreria è che i risvolti di copertina sono completamente bianchi, forse non sapevano cosa scrivere, per immaginarlo bisogna leggerlo. I protagonisti sono quattro adolescenti alla ricerca del bene e del male. C’è anche una ragazzina smaliziata, che fa sesso orale e scopa in giro, quindi la più simpatica, ed è il fulcro simbolico del libro, si chiama Andre. «Così non è di nessuno, Andre - ma noi sappiamo che, anche, è di tutti». Intelligente, il narratore. A parte questa agnizione della troia precoce e felice da redimere, il baricchismo appartiene al genere Narrativa Per Adulti Scritta Come Se Fossero Bambini. È un trucco che funziona sempre, intellettualmente e sintatticamente, con tantissimi precedenti. Devi scrivere del Sessantotto ma scriveresti un libro banale? Scrivi Lettera a mio figlio sul Sessantotto. Devi scrivere dell’aborto? Scrivi Lettera a un bambino mai nato, parlando direttamente al feto.

In ambito narrativo non ne parliamo, la strada è stata battuta e ribattuta da Aldo Nove, Simona Vinci, Niccolò Ammaniti, Melisse e Pulsatille e Ciabatti, fino ai romanzi di Veltroni e di Franceschini, aspettando che si mettano a scrivere anche Marino e Bersani, i quali, essendo appena usciti dalle primarie, sono pronti per la primina, pronti a esordire. Il bambinismo è un genere sicuro. Puoi scrivere che «in definitiva, tutto quello che sappiamo della nostra inevitabile eterosessualità l’abbiamo imparato dagli occhi scuri di un amico del cuore, o dalle labbra di un compagno di cui siamo gelosi» e sembra tutto molto profondo, è il fanciullino che parla. Puoi dare forma a un atto misterioso e scrivere «avevo in mente certe che mi strofinavo contro il cuscino, la sera, perché non riuscivo a dormire. Lo mettevo fra le gambe e strofinavo» quando perfino un moderno ragazzino di Moccia gli risponderebbe: «Ma fatti una sega e non rompere, imbecille».

Qui siamo a Torino, e questi quattro rincoglioniti inventati da Baricco anziché giocare con la X-box vanno avanti e indietro per le centoquaranta paginette tormentandosi sul male e sul bene, sul dolore e sul piacere, con domande improbabili come «perché non dovremmo essere capaci di scambiare la depressione per una forma di eleganza, e l’infelicità per una colorazione appropriata della vita?», come potrebbe fare, a quell’età, solo Eugenio Scalfari, ma è improbabile possano esisterne quattro in un colpo solo.

In effetti, riflettendoci, ce n’è anche uno con ambizioni messianiche, chiamato Il Santo, uno che fa delle prediche parrocchiali infinite a chiunque, va dalla madre della ragazzina del sesso orale e le dice di mandare sua figlia a confessarsi e a pregare, e le «disse che ogni uomo porta con sé la speranza in un senso più alto e nobile delle cose, e a noi avevano insegnato che quella speranza diveniva certezza nella luce della rivelazione, e compito quotidiano nella penombra della nostra vita...» e questa mamma anziché prenderlo a sberle e sbatterlo fuori di casa a calci nel culo lo sta pure a sentire, e a un certo punto, però, ecco la vera rivelazione del libro: «Il Santo ha una bella voce, e lineamenti antichi - la barba sottile, unico tra noi. Sul volto magro, già ascetico». Non c’è dubbio, è proprio lui, questo è il romanzo di formazione dell’infanzia di Eugenio Scalfari.

In definitiva, a suo modo, è un libro riuscito, che trasforma il lettore, trasforma chiunque in Erode. Se riesci a finirlo vorresti sapere dove stanno questi quattro cagacazzi minimalisti filosofici per chiedere a Obama una cella a Guantanamo dove rinchiuderli e non farli più uscire, insieme a Baricco. Il quale, invece, essendo tornato in Feltrinelli, è così ben distribuito che se non stai attento entrando in libreria inciampi su una delle innumerevoli pilette sparse qui e là. E dopo averlo letto, chiudi il libro e pensi: oh se non altrove, almeno se ne andasse per sempre a Fandango.

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COMMENTI

21 commenti su 1  2  3   4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 alfiosim (8) - lettore
il 12.11.09 alle ore 19:18 scrive:
la letteratura italiana non vale nulla perchè dominata dalla sinistra che non ha nessun pensiero
#5 alfiosim (8) - lettore
il 12.11.09 alle ore 19:17 scrive:
finalmente ho capito perchè la letteratura italiana non produce più nulla di interessante: è in mano alla sinistra che non ha più nulla da dire.
#4 paomoto (663) - lettore
il 12.11.09 alle ore 19:11 scrive:
Recensione divertentissima Davvero deliziosa :-)
#3 Chorino (1) - lettore
il 12.11.09 alle ore 16:59 scrive:
Ok. Registriamoci per lasciare questo commento. Solo per questo. Non sono un lettore assiduo di Baricco, né un suo seguace accanito (secondo la terminologia usata da Lei che ha scritto l'articolo). Premessa necessaria. Ciò detto, questa (la Sua) non è una recensione. Se sono un lettore serio, non m'interessano certo la vita e le attività affaristiche di un autore. Vale per Baricco come per Bruno Vespa. Contano i temi. Lei, "Emmaus", l'ha letto davvero? Bamboccioni, Scalfari, Play-Station: fossi un insegnante, come minimo La giudicherei fuori tema. E' raro che una recensione riesca ad essere volgare usando le stesse parole del libro che critica; Lei ci è riuscito, complimenti. E non sono moralismi, badi bene. Solo, la critica è una cosa seria almeno quanto la letteratura. Se un libro è di poco valore, la critica non si abbassi al valore del libro che recensisce. Le consiglio di imparare i rudimenti. Per rispetto di chi legge. Magari dia un'occhiata a Benjamin: in "Emmaus" c'è, lo sa?
#2 marcothink (518) - lettore
il 12.11.09 alle ore 15:59 scrive:
politicamente scorretto, ma scrivi il vero. Bravo Max.
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