Quel quadernetto andrà all'asta mercoledì prossimo da Bloomsbury, proprio a Roma, insieme a molto altro materiale buzzatiano. Il prezioso lotto è stimato fra i 4mila e i 5mila euro, non molto, tutto sommato, per aprire una nuova «finestra» sulla biografia del grande giornalista e scrittore nato a San Pellegrino di Belluno il 16 ottobre 1906 e morto a Milano il 28 gennaio 1972. Una «finestra» da cui s'affaccia una donna che, tra la fine degli anni Quaranta e i Cinquanta, ebbe un ruolo importantissimo nella vita di Dino: Carla Marchi. A lei l'autore del Deserto dei tartari si rivolge con numerose lettere dedicate alla risoluzione di problemi pratici (ed economici) e con disegni che hanno per soggetti gli amatissimi cani. Un filo diretto legava i due, lei a Milano, lui fra i suoi monti o addirittura in un rifugio alpino. «Cara Carla, scusa se ti mando i soldi con un po' di ritardo ma solo oggi ho trovato uno che scende a valle. Sarai rimasta per qualche giorno un po' a secco», scrive a esempio il 15 agosto del '47 dal Rifugio Antonio Berti al Popera. E quando il rapporto fra Buzzati e la signora pare raffreddarsi, interviene la madre di lui, Alba, la quale così si rivolge a Carla, da San Pellegrino nel settembre del '59: «Sono vecchia e pratica della vita, la bontà fa dei veri miracoli. Dino e non solo Lei soffre, aiutatevi a vicenda a ritrovare la pace; gliene sarò grata».
Ma, al di fuori del lavoro, la pace proprio non s'addiceva a suo figlio, tormentato, fra l'altro, dall'essere sottovalutato in quanto artista figurativo. I suoi disegni inviati per posta sono, oltre che omaggi affettuosi, una sommessa protesta.
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