Angel Rios è un innamorato. Di una musica, quella dei Doors. Di un autore, il Joyce dell'Ulisse. Della penna, quella di uno scrittore in crisi di ispirazione e in cerca di un editore. Della vita vissuta pericolosamente. E soprattutto di una donna, quella Ana, amante criminale e irresistibile, che ama riamata lui e tanti altri allo stesso tempo. Quella di Angel, tuttavia, è un'esistenza selvaggia. Fatta di sogni sfasciati tra mille discussioni colte. Fatta di sogni sfasciati tra spinelli e rivoltelle. Tra sequestri e fughe. Un'esistenza dove il male e le atrocità si mescolano alla più scontata normalità. Dove il cuore di una donna ha un prezzo altissimo. Quello delle imprese criminali che hanno lasciato tracce e orme nel cinema e nell'immaginario. Bonnie e Clyde. «All'ultimo respiro» di Godard. Fughe perenni. Da tutti e da se stessi. Come Ana e Angel. Che finiranno i loro giorni in maniera diversa. Che lasceranno, nelle ultime pagine del libro, immagini differenti. Punizione e riscatto.
La verità è che Bolano non dà consigli nei «Consigli», ma fa rivivere le avventure e le disavventure di molta gioventù di oggi. Al confine. Tra bene e male. Dove il margine è labile. Oscillante. Quasi inesistente. E sorpassarlo è un attimo. E' un continuo entrare e uscire dalla legalità e dalla normalità. Una storia che piacerebbe a Tarantino. Una storia pulp, dove non ci sono opposti, ma simili che si attraggono e si respingono. Dove il «re lucertola» suona la fine. «The end». Una melodia inquietante. Una colonna sonora che pervade le pagine di due giovani in preda all'autodistruzione. E alla distruzione di quei complessi edipici che occhieggiano nei rapporti di Ana con la madre. E nell'immaginazione di un lettore che cerca forse nel titolo un dialogo impossibile tra il poeta maledetto dei Doors e lo scrittore compassato che diede voce all'Ulisse.
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