Anche l’ateismo ci conduce a Dio

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Con Dio dalla sua parte, seduto fianco a fianco al suo tavolo di lavoro in qualità di «collega», Alexandre Kojève aveva analizzato le pagine di Hegel con scrupolo di un'interpretazione religiosa. Aveva letto i teologi russi attratto dal loro fervido spiritualismo. O retto proficuamente il confronto con i pensatori gesuiti e cattolici. L'ateismo che, 29enne, nel 1931 aveva indicato all'uomo quale via per raggiungere il primo posto nel mondo e il ruolo di protagonista del pensiero, non corrisponde a una liquidazione dell'istanza religiosa. Uscito nel '98, trent'anni dopo la morte dell'autore, brillantemente curato ora da Marco Filoni ed Elettra Stimilli per Quodlibet (pagg. 182, euro 22) lo scritto attesta che l'uomo kojèviano, moderno, laico e libero, è inammissibile senza ammettere l'esistenza di Dio.

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COMMENTI

1 commenti
#1 dellelmodiscipio (2242) - lettore
il 25.05.08 alle ore 15:40 scrive:
Alexandre Kojève dimostra dunque la resurrezione dei morti. Muovo una questione che... forse non morrà: che cosa si può fare per liberarci delle pastoie del copyright cartaceo e accedere ai contenuti letterari senza spendere p.es. 22euro per leggere codesto libro? In fondo, chi pubblica vuol far conoscere, anche chi inventa o scopre vuole associare il suo nome alla sua creatura. E per questo può VENDERLA all'origine, prima di comunicarla, può negoziare. Ma chi acquista quella merce ha poi davvero il diritto di farla sua e RIVENDERLA per pura speculazione? Questo mi sembra il mondo dei dazi, delle concessioni, dei privilegi. Non certo il mondo di Dio.
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