Attorno alla celebre sanguigna che lo rappresenta in età avanzata gira tutta quanta la mostra, appetibile sia per il grande pubblico (spettacolare è l’allestimento ideato da Dante Ferretti, utile l’apparato multimediale e didattico coordinato da Piero Angela) sia per gli esperti alla ricerca di nuove attribuzioni, in cui si evince una notevole somiglianza tra l’Autoritratto e un volto giovanile che compare sul foglio 10 del «codice del volo», mentre un altro disegno, la Testa senile del 1515, che si pensava eseguito da un seguace di Leonardo, viene ora riattribuito al Maestro. Oltre alla filologia, il fascino di Leonardo prende sempre più piede nella nostra epoca, poiché lo consideriamo archetipo dell’artista a 360 gradi, che passava indifferentemente da una disciplina all’altra, intendendosi di pittura come di ingegneria, di scrittura come di architettura. Se dall’antico siamo abituati a considerare l’impeto di Michelangelo e il crudo realismo della rockstar Caravaggio, a Leonardo spetta il primato dell’intelletto concettuale, carattere che lo fa risultare ancor più moderno. A ciò si aggiunga l’enigma che sottende diverse sue opere, a cominciare dalla Gioconda e dall’uomo vitruviano sui quali si sprecano le interpretazioni. Leonardo dunque come genio del suo tempo ancora influente a distanza di cinque secoli. Proprio su questo tema la sezione conclusiva della mostra azzarda paralleli e omaggi con l’arte contemporanea: promossi Duchamp, Warhol e Ceroli, più deboli gli altri.
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