Baiocco, il giallista che nasconde la vendetta tra le "Ombre dell’odio"

Ucciderebbe tutti i lunedì mattina, rischia ogni giorno la vita "ma solo perché vado in giro in bici per Milano..." e nel suo ultimo libro, più nero che giallo, va a caccia di un killer spietato molto particolare: "Che somiglia molto a me stesso..."

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Giornalista, cronista di nera, scrittore, editor, blogger, in gioventù portiere di calcio (molto meglio nello scrivere però...), insegnante di comunicazione, Andrea Baiocco «non sa più nemmeno lui cosa sta facendo - recita la sua biografia - Ma cerca di farlo comunque bene». Perugino, ma forse più monzese, 44 anni, adesso si è buttato sul giallo. O meglio su una favola nera, «L’ombra dell’odio», che ha come protagonista un giustiziere di nome Andrea, proprio come lui. Coincidenze? Non è la sola di questo libro. Spaventoso.

Baiocco, ma i personaggi dell'Ombra dell'odio esistono o sono una tua invenzione? «Possiamo dire che sono reali. Possiamo dire che sono ispirati da persone reali. Possiamo dire che sono enfatizzati».
...però?
«Però qualcuno si è riconosciuto in qualche personaggio. E a giudicare dalla fine che fa non gli è piaciuto molto...»
Della trama non possiamo parlare ma della morale della favola cosa si può dire?
«Che è liberatoria».
Chi ti ha ispirato il libro?
«La mia vita».
Quindi a chi scrive gialli succedono cose gialle?

«Succedono cose. Che, se fa lo scrittore di gialli, diventano gialli. Se fa lo scrittore di romanzi diventano romanzi. Se ci pensa su un po', diventano filosofia...»
Perché siamo attirati dal male, dalla cronaca nera, dal sangue?
«Perchè nei delitti di cronaca proiettiamo il male che alberga in ognuno di noi. Sgradevole da sopportare».
E perché scrivere gialli, e leggere gialli, piace così tanto?
«Per lo stesso motivo. Rappresentare il male aiuta ad esorcizzarlo. Se lo vedo, lo racconto, lo domino e fa meno paura».
Perchè l’Ombra?

«É stato Jung a teorizzare, anche se in maniera un po' vaga, il concetto di "ombra". Che è un po' l'animale, la natura primitiva che, anche nella nostra civiltà avanzata di reti e smart phone, vive ancora nell'essere umano. É il luogo degli istinti primordiali, delle pulsioni ancestrali, delle passioni feroci».
Primo dovere di uno scrittore di gialli?

«Rappresentare al meglio il male. E lasciare qualcosa da scoprire nell'ultima pagina...».
C'è un fatto di cronaca che vorresti raccontare più di tutti? «Mi piacerebbe scrivere qualcosa che appartenga alla vecchia malavita milanese, la lìgera, quella delle canzoni come “Ma Mi“ o “Porta Romana“. Chissà...»
Perché ormai nei gialli il colpevole si trova sempre e nella realtà mai?

«Non credo che il pubblico apprezzerebbe un assassino che non si trova, il ruolo esorcizzante del giallo così non riesce. Sul piano reale, mi pare ci sia qualcosa da migliorare sul piano delle indagini, dei rilievi, delle verifiche. Mi fermo qui: il discorso potrebbe complicarsi un po' troppo».
Viviamo in un paese pieno di misteri?
«Di misteri che qualcuno preferisce rimangano tali».
Cosa c'è di bene nel male?
«Che permette di vedere la propria ombra. E, forse, di conoscersi un po' meglio».
Come nasce l'odio?
«Con l'acuirsi della rabbia, un'emozione che, se non viene liberata e guidata verso azioni positive, può accumularsi dentro fino ad esplodere nella maniera più distruttiva e violenta».
Come si estirpa?
«Con un lavoro paziente e delicato. Sarebbe meglio intervenire quando è ancora rabbia ma l'odio è una pulsione non facile da gestire. Rappresentarlo, comunque, serve. La scrittura aiuta parecchio».
Tu in genere stai con i buoni o con i cattivi?
«Sto con i buoni che non sono fessi e, all'occorrenza, sanno fare i cattivi. Come il Clint Eastwood del film "Il buono, il brutto, il cattivo"».
L'ultimo giallo bello che hai letto?

«L'ombra cinese di Simenon».
Il tuo autore poliziesco preferito?
«Simenon. E anche James Ellroy, anche se mi perdo tra i suoi mille personaggi».
Il tuo libro giallo preferito di sempre?
«Dieci piccoli indiani di Agatha Christie».
Tre cose che odi nella vita?
«L'arroganza. L'ignoranza. Il lunedì mattina».
Tre cose che ami?
«Cucinare. La montagna. La mia bicicletta con cui giro per Milano. Rischiando la vita...»
Tre buoni motivi per leggere L'ombra dell'Odio?

«Perché penso sia una buona storia, io almeno mi sono impegnato a fondo; perché fa riflettere; perché appassiona (sono arrogante?...)».
...e tre cattivi motivi per leggerlo lo stesso?...
«Perché fa riflettere su qualcosa che vorremmo dimenticare, perché è crudo, perché c'è sangue. Male. E il Male piace».

Andrea Baiocco
Andrea Baiocco
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