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mercoledì 08 aprile 2009, 07:00

Gesù non si trova vagliando pro e contro

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I libri più dannosi che esistano - e dannosi perché profondamente stupidi - sono quelli nei quali, su un tema fondamentale dell’esistenza, vengono presentate due tesi opposte per alimentare l’illusione (di chi ha voglia di farsi illudere) che gli argomenti pro e contro, messi su un piatto, possano consentire al lettore di operare la sua scelta.

Io credo che nessuno sia così sciocco da credere a queste cose, perché cinquemila anni di lavorìo intellettuale per costruire l’Occidente non si gettano via così. Tuttavia vengo smentito dal fatto che questi libri esistono, come dimostra Disputa su Dio e dintorni, un libro che l’editore (Mondadori, pagg. 270, euro 18,50) mi invia sapendo che ci cascherò e scriverò qualcosa. Come infatti avviene. Il libro è stato scritto a quattro mani dal teologo Vito Mancuso e dal giornalista culturale Corrado Augias. La foto sul retro ci presenta i due autori. La faccia di Augias (forse deformata alla ricerca di un’espressione intelligente: càpita a tutti) vuole dirci chiaramente che Dio non esiste e poche storie, quella di Mancuso lascia intendere che forse non è detta l’ultima parola.

Ma la storia dei testi a due tesi fa parte della storia del relativismo e dello scetticismo, con una delle due tesi destinata a prevalere sull’altra non per motivi di contenuto, non cioè perché una tesi sia migliore dell’altra, bensì per qualcosa che precede ogni contenuto, per un motivo cioè essenzialmente formale.

La forma di un libro coincide col suo destino. Due tesi presentate in modo neutro e contrapposte non si presentano al lettore senza chiedergli nulla: gli chiedono molto, anzi, e precisamente di sintonizzare la propria libertà sulla lunghezza d’onda di quella neutralità. La libertà del lettore deve essere il più neutra possibile: legge la tesi “a”, legge la tesi “b” e poi decide a seconda delle proprie inclinazioni.

Ma chi ha inclinazione per la tesi “b”, e cioè per le ragioni della fede, sa che non è questo il modo di usare la libertà, e perciò non può essere interessato a un libro come questo. Chi seguì Gesù Cristo non vagliò i pro e i contro, e chi, quasi certamente, lo fece, fu lo stesso che Lo tradì.

Un libro come questo è destinato agli scettici, a chi sa già in cuor suo che Augias ha ragione. Capisco tutti quei cattolici preoccupati di riposizionare il cattolicesimo e la Chiesa in un mondo che li ha già dichiarati inutili una volta conclusa la loro funzione anticomunista. Molti di loro credono in questo tipo di libri, pensano che sia un modo di dialogare oltretutto abbastanza vistoso.

Ma il dialogo presuppone un profondo interesse per l’altro, una stima antropologica che Augias ha già dimostrato di non avere. Né si scorge, in queste pagine, alcun ravvedimento in tal senso. Resta da domandarsi se un uomo di fede non debba ritenere più utile impiegare il tempo per scrivere un altro genere di libri.

1 commenti
#1 Emanuele (1901) - lettore
il 08.04.09 alle ore 17:56 scrive:
Ho apprezzato molto il suo articolo, non credo però che i due autori offrano una una tesi e una antitesi ma piuttosto una sintesi "occulta" anticattolica. Purtroppo Mancuso è un teologo eretico, una specie di kantiano panteista, protestante nel libero esame. Augias è ebreo e come tale ha quella mentalità, tipica dei suoi, che ne caratterizza l'approccio al cristianesimo: antropocentrismo, relativismo, demolizione della Chiesa, negazione di una filosofia dell'essere e del Trascendente. Il protestante, per cui tutto è esistenza, e l'ebreo, per cui tutto è immanenza, vanno a nozze nel ridiscutere di tutto, tacendo che che se Cristo è risorto è padrone definitivo della storia e non c'è nulla da discutere «Io sono la via, la verità, e la vita» (Gv 14, 6). Non è che dove ci sembra che sia della verità allora c'è Cristo ma è dove c'è Cristo che c'è la verità.. . Non sensazioni ma rivelazione dei vangeli. A partire da ciò che ha detto, fatto e istituito Gesù: sacramenti e Chiesa.
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