martedì 09 febbraio 2010
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 CULTURA
venerdì 24 luglio 2009, 09:39

Gli ex Pci fanno resistenza Ma contro la verità

Per Pansa sulla Guerra civile in Italia continua a pesare il silenzio. I fatti metterebbero in crisi una sinistra già allo sbando. Gli storici come De Luna continuano a colpire chi non si allinea alle tesi ufficiali

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Pubblichiamo la sintesi dell’intervento «Il maledetto revisionista» che sarà presente sul prossimo numero di «Atlantide», quadrimestrale della Fondazione per la Sussidiarietà diretto da Giorgio Vittadini dal titolo "La realtà non è un’opinione", in uscita al Meeting di Rimini (23-29 agosto 2009) e nelle librerie e edicole. Giampaolo Pansa è in libreria anche con il suo ultimo saggio storico, Il revisionista (Rizzoli), dove raccontala sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico. 

È da parecchi anni che sono infastidito da gente testarda nel rifiutare la conoscenza come avvenimento. Parlo di chi non vuole saperne del revisionismo sulla nostra guerra civile. E più in generale del revisionismo sulla storia del comunismo italiano. Li tengo d’occhio da un pezzo, così come loro tengono d’occhio me. Insomma, siamo duellanti che si guatano da lontano. Per incrociare le lame di tanto in tanto.
Proprio perché li conosco bene, non credo di sbagliare se dico che oggi li vedo ammosciati. Sì, li scopro con la grinta dimezzata, persino lamentosi. Non hanno più l’arroganza di quando mi attaccavano ogni volta che usciva un mio libro. Adesso se possiedono ancora un po’ di boria, non osano più mostrarla in pubblico.
Il motivo è semplice. Gli anti revisionisti si sono accorti che la loro merce è passata di moda. Un pubblico sempre più diffuso di lettori sta con il Pansa di turno. Per questo si sentono soli e anche un po’ abbandonati. L’applauso dei trinariciuti gli arriva ancora, ma non gli basta più. La crisi culturale della sinistra, primo sintomo della crisi politica, li ha travolti. E non possono contare su una sponda sicura, come gli accadeva prima.
Di chi è la colpa della decadenza che li angoscia? Gli ostinati se la prendono con il mercato culturale, che esige un pensiero sempre più leggero. E immagino che rimpiangano i tempi del pensiero pesante, anche sotto la forma del pensiero unico. Una testimonianza di come stiano le cose nel loro campo l’ho trovata qualche mese fa leggendo un numero di Tuttolibri, il supplemento letterario della Stampa.
Il sabato 14 marzo 2009, Tuttolibri si apriva con un intervento di Giovanni De Luna, docente di Storia contemporanea a Torino. De Luna era stato uno dei miei critici più costanti a partire dal Sangue dei vinti. Qui citerò soltanto lui, trascurando altri articoli, tutti lagnosi, usciti di recente contro di me. Specialmente sull’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci e oggi diretto da Concita De Gregorio.
L’articolo di De Luna era intitolato Il pensiero è sempre più leggero. E l’occhiello recitava: «Si è sciolto il rapporto tra ricerca ed editoria, cultura e politica, per inseguire il mercato. Mentre più che mai servirebbe una saggistica “pesante” (e pensante)». Confesso che mi è sembrato il concetto più chiaro di quella pagina. Poiché gli argomenti del professor De Luna non mi sono mai risultati di facile comprensione. Ho capito comunque che, nella logica delunesca, se il pensiero si era troppo alleggerito la colpa era certamente dei revisionisti come il sottoscritto. Non venivo indicato per nome, perché i docenti universitari citano soltanto i loro pari grado. Ma era chiaro che il professor De Luna si riferiva soprattutto ai miei libri. Sentiamolo in presa diretta.

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67 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#67 Paci Augusto (453) - lettore
il 28.07.09 alle ore 9:26 scrive:
Povero Luca 1981!!! Ma dove le ha lette tutte quelle castronerie sulla lotta partigiana. Le vada a raccontare ai parenti delle vittime delle fosse ardeatine. Il vigliacco di comunista che mise la bomba che uccise più di 30 reclute (di 18/20 anni ) altoatesine della Wehrmacht, si guardò bene dal presentarsi alle autorità tedesche che misero a morte 330 innocenti. Questo criminale, assassino, vigliacco é stato decorato ed é diventato parlamentare del PCI. In casa mia, i partigiani nel 1943, in assenza di mio padre, sono venuti a rubare, minacciando mia madre e 2 figli di 2 e 6 anni. Per fortuna, poi sono stati condannati dal Tribunale di Milano nel dopoguerra. Si documenti seriamente sulla eroica lotta partigiana!!!!
#66 Wolf (5202) - lettore
il 27.07.09 alle ore 16:25 scrive:
#38 Luca1981: le do un consiglio. Scriva in un italiano comprensibile prima di tacciare altri di cattiva comprensione. Lasci perdere giudizi sulla mia ideologia..che non conosce.. Io sono un liberale e prendo sistematicamente a calci nel sedere fascisti e comunisti. Il problema è che voi comunisti siete sempre là, a pontificare, a fare dei distinguo ad insultare chi vi sbugiarda: De Felice, Bruno Guerri, Pansa (per citarne alcuni di cui ho letto romanzi e saggi). Continui a sorseggiare la Coca Cola.
#65 Snoopy59 (209) - lettore
il 26.07.09 alle ore 20:52 scrive:
replico a pierpaolodoc paladino della lotta partigiana, si è mai domandato perchè alle fosse ardeatine furono fucilati 330 persone innocenti? I responsabili dell'attentato di via rasella pensarono bene, in nome della lotta partigiana, di sacrificare al loro posto quei poverini. Qui non ci fu un Salvo D'Acquisto ad esporre il proprio petto per salvare delle famiglie innocenti come a Palidoro. Qualche vigliacco di quell'attentato vive ancora, magari ha anche il coraggio di commemorare e partecipare alle rituali ricorrenze come ha la faccia tosta di farsi intervistare. Sulla coscienza non gli pesano quelle morti? Ah dimenticavo, a questi eroi era tutto concesso anche di decidere chi dovesse morire alposto loro, poichè loro erano indispensabili alla causa.
#64 pierpaolodoc (194) - lettore
il 26.07.09 alle ore 1:05 scrive:
parliamo dei crimini commessi da alcuni partigiani, ma parliamo anche dei crimini commessi prima dai fascisti, altrimenti i partigiani sembrerebbero dei serial killer che uccidono senza motivo ma sopratutto parliamo dell'importanza militare dei partigiani, quanti militari nazifascisti hanno impegnato i partigiani, e perciò distolto dalla lotta agli alleati, gli americani sapevano quanto era importante un movimento di resistenza in italia, e perciò lo incoraggiarono e lo armarono, siate un po attenti, prendete ad esempio l'iraq. gli usa hanno avuto ragione dell'esercito iracheno in pochi giorni, ma sono anni che non riescono a sedare la resistenza dei sunniti, quindi la lotta di guerriglia (giusta o sbagliata che sia), conta veramente e i partigiani non furono delle comparse, quanto a pansa, gli faccio i complimenti è deavvero bravo a sentire dove soffia il vento
#63 lallolibero (7) - lettore
il 25.07.09 alle ore 22:37 scrive:
Sono sempre più meravigliato dalla lucidità e dal coraggio che Giampaolo Pansa dimostra con articoli come quello di ieri sul "Giornale" . Lucidità perchè è molto preciso nel combattere le bugie , le mezze bugie ed i silenzi interessati di moltissimi intellettuali italiani che per convenienza ma, più spesso per viltà sono stati conniventi con l'ipocrisia dei comunisti . Coraggio perchè in Italia , dopo 20 anni dalla caduta del comunismo, dire talune cose sulla reale essenza del comunismo "può costare ancora agrressioni personali e scomuniche immotivate " ! Cordialmente Lallolibero , in Viterbo
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