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 CULTURA
venerdì 24 luglio 2009, 09:39

Gli ex Pci fanno resistenza Ma contro la verità

Per Pansa sulla Guerra civile in Italia continua a pesare il silenzio. I fatti metterebbero in crisi una sinistra già allo sbando. Gli storici come De Luna continuano a colpire chi non si allinea alle tesi ufficiali

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L’apparato culturale e storiografico comunista ha sempre sostenuto che il Pci di Togliatti, di Longo e di Secchia era un partito democratico già all’inizio degli anni Quaranta. E non aveva mai coltivato l’intenzione di continuare la guerra civile anche dopo la Liberazione. Già, non ha mai cercato di conquistare il potere con le armi. Non ha mai voluto fare dell’Italia una repubblica popolare, dove la «democrazia progressiva», così la chiamavano, sarebbe stata al servizio dell’Unione Sovietica.
Nei miei libri, mettendo in fila una serie di fatti incontestabili, ho invece provato che l’obiettivo finale del Pci era proprio un regime autoritario. Con un solo partito e una polizia politica onnipotente. I comunisti non combattevano per la libertà degli italiani, ma per un’altra dittatura, rossa invece che nera. Anche storici ben più professionali di me hanno affermato la stessa verità indiscutibile. Ma è proprio questa verità a suscitare la reazione rabbiosa dei dirigenti post comunisti e degli storici rossi. La considerano una falso totale. E nel replicare vanno fuori di testa. Come ho potuto constatare anche in qualche risposta nervosa al mio ultimo libro, Il revisionista, uscito in maggio da Rizzoli.
Ecco uno snodo cruciale nella vicenda della Resistenza e del primo dopoguerra. E non si tratta soltanto di un problema storiografico. Siamo di fronte a una questione che si riflette sulla lotta politica del 2009. Basta dare un’occhiata alla tribuna d’onore del Partito democratico per rendersi conto che molti dirigenti vengono dal vecchio Pci. E sono cresciuti alla sua scuola. Pensiamo a D’Alema, a Fassino, a Veltroni, a Bersani, a Livia Turco, ad Annamaria Finocchiaro, a Violante, a Reichlin e a tanti altri ancora. Ammettere la verità sul vecchio Partitone rosso, manderebbe in crisi la loro cultura e le loro stesse figure. Qualunque giovane militante potrebbe chiedergli conto delle menzogne che anche loro hanno avallato. E della loro ostinazione a non rinnegarle.
Per questo di qui non si passa. Ci vorrà ancora del tempo prima che dall’area post comunista arrivi qualche ammissione. Riconoscere che il Pci della guerra partigiana aveva propositi golpisti significa aprire una falla in una diga. Con l’obbligo di rileggere in un modo nuovo, e pericoloso, tutta la storia del comunismo italiano nella prima Repubblica. Una storia che non è quella degli antichi egizi, ma del nostro tempo. Con vecchi protagonisti sempre sulla scena. Basta pensare all’uomo-immagine della sinistra radicale: Pietro Ingrao. Non era lui ad aver giustificato alla Camera dei deputati la fucilazione di Imre Nagy e di altri dirigenti dell’insurrezione ungherese contro i sovietici? Sì, era lui. Ed eravamo già nel giugno 1958.
La questione Msi
Ma l’opinione pubblica moderata incontra anche una seconda difficoltà. Questa deriva dalla scomparsa di un partito che si era sempre opposto alla cosiddetta vulgata resistenziale. E ai falsi storici che la sorreggevano. Mi riferisco al vecchio Msi, sciolto da anni, e poi di Alleanza nazionale che in marzo è entrata nel Popolo della libertà. So per esperienza che molti dirigenti di An la pensano come prima a proposito della guerra civile. Il problema è che il loro leader non la pensa più nello stesso modo.
Sto parlando di Gianfranco Fini, oggi presidente della Camera. Osservo come si muove, che cosa dice, quello che scrive. Ho anche discusso con lui, in un dibattito pubblico a Montecitorio, nel maggio di quest’anno. Ma continuo a non capirlo. Fini è un enigma vivente. Oggi respinge per intero un passato che pure gli appartiene, anche perché gli ha garantito la carriera. Siamo di fronte a un caso strabiliante di revisionismo all’incontrario. E penso che ci riserverà molte sorprese, tutte stupefacenti.
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67 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#67 Paci Augusto (498) - lettore
il 28.07.09 alle ore 9:26 scrive:
Povero Luca 1981!!! Ma dove le ha lette tutte quelle castronerie sulla lotta partigiana. Le vada a raccontare ai parenti delle vittime delle fosse ardeatine. Il vigliacco di comunista che mise la bomba che uccise più di 30 reclute (di 18/20 anni ) altoatesine della Wehrmacht, si guardò bene dal presentarsi alle autorità tedesche che misero a morte 330 innocenti. Questo criminale, assassino, vigliacco é stato decorato ed é diventato parlamentare del PCI. In casa mia, i partigiani nel 1943, in assenza di mio padre, sono venuti a rubare, minacciando mia madre e 2 figli di 2 e 6 anni. Per fortuna, poi sono stati condannati dal Tribunale di Milano nel dopoguerra. Si documenti seriamente sulla eroica lotta partigiana!!!!
#66 Wolf (5224) - lettore
il 27.07.09 alle ore 16:25 scrive:
#38 Luca1981: le do un consiglio. Scriva in un italiano comprensibile prima di tacciare altri di cattiva comprensione. Lasci perdere giudizi sulla mia ideologia..che non conosce.. Io sono un liberale e prendo sistematicamente a calci nel sedere fascisti e comunisti. Il problema è che voi comunisti siete sempre là, a pontificare, a fare dei distinguo ad insultare chi vi sbugiarda: De Felice, Bruno Guerri, Pansa (per citarne alcuni di cui ho letto romanzi e saggi). Continui a sorseggiare la Coca Cola.
#65 Snoopy59 (216) - lettore
il 26.07.09 alle ore 20:52 scrive:
replico a pierpaolodoc paladino della lotta partigiana, si è mai domandato perchè alle fosse ardeatine furono fucilati 330 persone innocenti? I responsabili dell'attentato di via rasella pensarono bene, in nome della lotta partigiana, di sacrificare al loro posto quei poverini. Qui non ci fu un Salvo D'Acquisto ad esporre il proprio petto per salvare delle famiglie innocenti come a Palidoro. Qualche vigliacco di quell'attentato vive ancora, magari ha anche il coraggio di commemorare e partecipare alle rituali ricorrenze come ha la faccia tosta di farsi intervistare. Sulla coscienza non gli pesano quelle morti? Ah dimenticavo, a questi eroi era tutto concesso anche di decidere chi dovesse morire alposto loro, poichè loro erano indispensabili alla causa.
#64 pierpaolodoc (211) - lettore
il 26.07.09 alle ore 1:05 scrive:
parliamo dei crimini commessi da alcuni partigiani, ma parliamo anche dei crimini commessi prima dai fascisti, altrimenti i partigiani sembrerebbero dei serial killer che uccidono senza motivo ma sopratutto parliamo dell'importanza militare dei partigiani, quanti militari nazifascisti hanno impegnato i partigiani, e perciò distolto dalla lotta agli alleati, gli americani sapevano quanto era importante un movimento di resistenza in italia, e perciò lo incoraggiarono e lo armarono, siate un po attenti, prendete ad esempio l'iraq. gli usa hanno avuto ragione dell'esercito iracheno in pochi giorni, ma sono anni che non riescono a sedare la resistenza dei sunniti, quindi la lotta di guerriglia (giusta o sbagliata che sia), conta veramente e i partigiani non furono delle comparse, quanto a pansa, gli faccio i complimenti è deavvero bravo a sentire dove soffia il vento
#63 lallolibero (7) - lettore
il 25.07.09 alle ore 22:37 scrive:
Sono sempre più meravigliato dalla lucidità e dal coraggio che Giampaolo Pansa dimostra con articoli come quello di ieri sul "Giornale" . Lucidità perchè è molto preciso nel combattere le bugie , le mezze bugie ed i silenzi interessati di moltissimi intellettuali italiani che per convenienza ma, più spesso per viltà sono stati conniventi con l'ipocrisia dei comunisti . Coraggio perchè in Italia , dopo 20 anni dalla caduta del comunismo, dire talune cose sulla reale essenza del comunismo "può costare ancora agrressioni personali e scomuniche immotivate " ! Cordialmente Lallolibero , in Viterbo
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