Il colpo a sorpresa dell'autunno è targato MART, il museo di Rovereto, dove l'ha spuntata a sorpresa Cristiana Collu, 42enne inventrice del MAN di Nuoro, che ha aperto nel 1999 offrendogli una credibilità nazionale nonostante l'infelice posizione geografica. Certo la mission in Trentino è molto diversa, poich´ il precedente direttore Gabriella Belli (neo-responsabile dei Musei Veneziani) si è indirizzata verso mostre blockbuster dedicate a un ampio pubblico pur nel rispetto filologico. A pochi chilometri, per un museo che cambia testa, un altro che sta per chiudere. La Galleria Civica di Trento, diretta da un paio d'anni da Andrea Viliani, si è gradatamente spenta e non è certo la contrazione delle risorse un buon motivo per approntare un programma talmente elitario da risultare ostico persino agli addetti ai lavori.
Mentre Marco Bazzini ha appena ottenuto la conferma fino al 2013 alla direzione del Centro Pecci di Prato che il prossimo anno presenterà l'ampiamento degli spazi affidato agli olandesi NIO architecten, resta da decifrare la strategia romana rispetto al posizionamento dei due musei nuovi di zecca che non sembrano finora aver sciolto i dubbi sulla propria identità. Certo è che il MACRO, appena affidato a Bartolomeo Pietromarchi, si sta trasformando in fondazione molto attiva sul territorio, con un pool di curatori, tra cui Marco Delogu esperto in fotografia, già uomo chiave dell'ex sindaco Veltroni, fatto che evidentemente non turba l'assessore capitolino di centrodestra. Chi non ha ancora una guida precisa e proprio il MAXXI, paradossale per l'unico museo di Stato del settore che proprio non riesce a decidere cosa vuol diventare. Il curatore Carlos Basualdo è impegnato a Filadelfia, e dispiace assistere alla fuga di cervelli, come il citato Manacorda in Inghilterra, Massimiliano Gioni al New Museum di New York, Francesco Stocchi e Lorenzo Benedetti in Olanda, a dimostrazione che i nostri giovani curatori cominciano a vantare curricula di livello internazionale.
La «patata bollente» di questi giorni è però il MADRE di Napoli, condotto da Eduardo Cicelyn per sei anni e dimissionato dall'assessore regionale Miraglia. Una direzione travagliata fin dall'inizio: uomo di Bassolino, Cicelyn è stato capace di portare grandi nomi sotto il Vesuvio, ma è stato altresì accusato di aver speso fortune oggi inammissibili, ignorando la realtà territoriale sempre viva e pulsante. La polemica riguarda però l'incarico «a tempo indeterminato» che di fatto blinda Cicelyn alla poltrona, con possibili strascichi giudiziari. Già orfana del PAN, pressoch´ chiuso, Napoli si interroga non solo sul futuro di questo costoso contenitore, ma su tutta la politica culturale, in bilico tra la Regione alla ricerca di un'alternativa credibile e il sindaco che ha individuato tra i suoi referenti il cantautore Roberto Vecchioni. La mancanza di originalità e la scarsa lungimiranza, in Italia, sono «qualità» decisamente bipartisan.
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