mercoledì 05 agosto 2009, 07:00
Io ho le prove, ignorate da Pasolini, su chi rovina lItalia
In un interessante articolo sul Corriere di qualche giorno fa, Pierluigi Battista propone una tesi impervia sul pensiero di Pasolini. Proprio quello che più ha affascinato e che configura tutti i mali generati dal «palazzo». Con un certo coraggio Battista sovverte quella che sembrò la più coraggiosa e profetica verità dellultimo Pasolini: «Periodicamente si riaffaccia il celebre verdetto di Pier Paolo Pasolini: Io so, ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale... che mette insieme i pezzi disorganizzati, e frammentari di un intero, coerente quadro politico. Lho dato come luminoso esempio di coraggio civile e di temerarietà culturale, la famosa invettiva del io so, ma non ho le prove... unespressione del peggior Pasolini, lesaltazione meno sorvegliata dei vizi che hanno devastato la fibra etica del ceto intellettuale italiano: lo schematismo dottrinario e ideologico... La noncuranza per i fatti. Il disinteresse politico e, ciò che è peggio, giuridico per le prove... Il peggior Pasolini. Che va dimenticato, per la disperazione dei suoi troppi epigoni, pessimi allievi di un cattivo maestro». E in effetti da questo pregiudizio pasoliniano deriva, per esempio, la parte peggiore di Tangentopoli e il grottesco processo ad Andreotti. Ancora io ne sono parzialmente vittima con la persecuzione di provocatori che, a ogni mio intervento politico o sulla mafia, mi rimproverano le critiche a Caselli, per riversare i nostri scontri su YouTube, intimandomi di dimettermi da assessore di Milano o da sindaco di Salemi, funzioni che, come molti sanno, io ho affrontato con grande impegno. Ma la ricerca del nemico simbolo è il retaggio di questa falsa esaltazione dellonestà nella convinzione di essere gli unici buoni e giusti che muove lo squadrismo paragiudiziario dei Di Pietro, dei Travaglio, dei Grillo, questi sì pessimi allievi di Pasolini. Ma non li trovi mai nelle battaglie vere, essi sono particolarmente attratti dal pettegolezzo delle Procure alimentato da magistrati desiderosi di clamore come i Woodcock e i De Magistris, eroi di non si sa quale battaglia se i nemici sono Vittorio Emanuele di Savoia o Clemente Mastella, Fabrizio Corona o la signora Mastella, e magari Lele Mora e Flavia Vento. Certo Pasolini non poteva pensare di alimentare epigoni così ridicoli e patetici. Eppure, il sussiego ce lhanno tutto, il loro capostipite, Giancarlo Caselli, processando Andreotti ha inteso, finalmente!, processare il palazzo.
Il fatto è che Pasolini, contrariamente a quello che pensa Battista, aveva ragione. E non si capisce perché credeva di non avere le prove. Io le prove le ho. Non so se i colpevoli hanno responsabilità penali individuali, ma so che ce le hanno politiche e culturali. Così, chi arriva a Roma si chiede come sia stato possibile, dopo lesaltazione dellEur (E42), aver distrutto la teca dellAra Pacis di Vittorio Ballio Morpurgo del 1938, alterando piazza Augusto Imperatore con un incredibile manufatto fuori scala, che è stato ostinatamente voluto, contro ogni regola e ogni legge (in particolare quella che tutela il patrimonio artistico e architettonico del 1° giugno del 1939, la 1089) da responsabili che hanno nome e cognome: Rutelli, Veltroni, Urbani più sovrintendenti e funzionari, la cui ignoranza, e talvolta malafede, hanno consentito la distruzione di una parte di storia e la costruzione di un orrore.