Era stato direttore dell'Istituto C.G.J. di Zurigo per dieci anni, dal 1969, e si trovava a suo agio tra miti, simboli, metafore a cui imprimeva nei suoi discorsi (e nei suoi libri) una forza evocativa magnetica. I suoi volumi più importanti li pubblica negli anni '70-80, tradotti in italia da Adelphi, e vuoi per il carisma di questa casa editrice, vuoi per la stanchezza dell'intellettuale italico per il politichese e il sociologiume marxista sessantottino, i libri di Hillman te li trovavi immancabilmente, con una casuale, ma fintissima disposizione, sul tavolinetto baso del salotto delle case.
Se si esclude Re-visione della psicologia, testo complesso in cui Hillman sviluppa la sua critica alla tradizione analitica, in particolare freudiana, gli altri suoi libri sono molto fruibili e diventano, già soltanto nel titolo, come Senex e Puer, parole d'ordine dell'intrattenimento culturale a sfondo psicoanalitico. Al centro della sua riflessione c'è il concetto di anima e quello conseguente di «fare anima». Anima è il fondamento psichico con cui si coglie la realtà nella sua dimensione simbolica o metaforica. Ciò comporta che il lavoro mentale, suo «fare anima», coglie le immagini della realtà sempre in una dimensione poetica. Insomma, nella nostra libertà, nell'assenza di repressioni, siamo poeti, artisti. Non è casuale che Hillman abbia dedicato molta attenzione al valore simbolico della bellezza.
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