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 CULTURA
domenica 21 dicembre 2008, 11:48

La falsa preghiera del Papa buono

"La Repubblica" spaccia per inedito un testo in cui Giovanni XXIII chiede scusa agli ebrei per le colpe della Chiesa. Ma è una clamorosa bufala (e già smentita più volte): la scrisse un ex gesuita nel 1965

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 Il blog di Andrea Tornielli
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Una pagina intera su La Repubblica di ieri rivelava un eccezionale «inedito» di Giovanni XXIII, una «preghiera per gli ebrei» che il “Papa buono” - ormai in punto di morte - avrebbe scritto riconoscendo le colpe dei cristiani che sulla fronte hanno, così recita il testo, «il marchio di Caino». Cosa c’è di meglio da rilanciare nei giorni in cui tiene banco la polemica sulle leggi razziali con chiamate in correità della Chiesa cattolica?
Un documento significativo e importante, che sarà declamato questa sera al monastero di Santa Cecilia a Roma dall’attore Guido Roncalli (il quale, diciamolo subito, non è legato da alcun legame di parentela con il beato Pontefice) nello spettacolo dal titolo suggestivo ma fuorviante «Roncalli legge Roncalli». Peccato però che la «preghiera» sia un falso, smentito ripetutamente e per di più ben conosciuto da moltissimi anni. Un apocrifo, dunque, del quale non esiste alcun autografo né si conosce in dettaglio l’origine, reso noto per la prima volta dall’ex gesuita Malachy Martin sotto pseudonimo nel 1965, e dichiarato assolutamente non vero da tutti i collaboratori di Giovanni XXIII, in primis dal suo segretario, monsignor Loris Capovilla, che delle carte del Pontefice bergamasco è stato attento e fedele custode.
Repubblica scrive che giunto ormai al termine della sua vita, Papa Roncalli, nel maggio 1963, «nel chiuso della sua stanza nel Palazzo apostolico, in Vaticano», dedicò «le sue ultime energie al popolo ebraico sotto forma di preghiera composta quasi di getto su un foglio bianco, davanti al Crocifisso». Lasciando così ai posteri «una chiara e appassionata richiesta di perdono per le “colpe” commesse dai cristiani nel corso dei secoli con i loro atteggiamenti antisemiti». L’eccezionale documento, scrive il quotidiano, «finora sostanzialmente inedito in Italia», era stato pubblicato «solo in parte nel 1965 su un giornale olandese e brevemente accennato nello stesso anno su un periodico italiano, sembra per iniziativa di un giovane monsignore statunitense che aveva preso parte al Concilio come esperto ed era molto amico dell’allora Pontefice». Testo importante e scomodo, caduto inspiegabilmente «nell’oblio per 45 anni», prima che l’attore omonimo ma non parente, e il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, lo scoprissero e lo rilanciassero.
In realtà, un motivo per l’oblio c’è, ed è ben fondato. «Si tratta di un falso, Giovanni XXIII non c’entra nulla con quella preghiera – spiega al Giornale monsignor Capovilla – e quando venne resa nota per la prima volta fu prontamente smentita». Tutta la vicenda è stata ricostruita a suo tempo dal gesuita padre Giovanni Caprile su La Civiltà Cattolica (il 18 giugno 1983), sulla base delle carte conservate negli archivi della «Fondazione Giovanni XXIII» di Bergamo. Si scopre così che a divulgare per primo l’apocrifo, senza peraltro indicare fonti o testimonianze di autenticità, è la rivista dell’«American Jewish Committee», in un articolo firmato da un certo «Cartus», pseudonimo dell’ex gesuita Malachy Martin. Proprio su quest’ultimo si appuntano, da decenni, i maggiori sospetti circa la fabbricazione dell’apocrifo. Capovilla, che all’epoca aveva già smentito, oggi rincara la dose: «È una pura invenzione, e spiace che si sia potuto credere autentica una preghiera che non corrisponde allo stile e allo spirito di Papa Giovanni, il quale non si sarebbe mai permesso di dire che i cristiani portano impresso “il marchio di Caino” sulla fronte. I testi roncalliani sono stati studiatissimi e pubblicati, di questa preghiera non esiste traccia tra le carte del Pontefice e tutti coloro che la citano non hanno mai potuto produrre riscontri sulla sua autenticità, un’autenticità che è smentita dal testo stesso».
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#5 understatement (20) - lettore
il 22.12.08 alle ore 10:19 scrive:
Gentile Redazione, credo che il solo contenuto della "preghiera" dovrebbe far sorgere parecchi dubbi sulla sua autenticità. Un Papa, anche molto favorevole agli ebrei come lo fu Giovanni XXIII, non può essersi espresso in quei termini. Infatti, il testo della "preghiera per gli ebrei" è eccessivo, traspira troppo odio per gli uni (i cattolici) e troppo amore per gli altri (gli ebrei). Inoltre, già nel 1966 il quotidiano francese "Le Monde", che non è mai stato particolarmente favorevole ai cattolici, mise in guardia i lettori contro il falso, presentandolo "prudentemente" come "apocrifo" ("Le Monde", 27 ottobre 1966, p. 9).
#4 QuoVadis (266) - lettore
il 21.12.08 alle ore 19:02 scrive:
Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. Dice il Signore.
#3 Emanuele (1901) - lettore
il 21.12.08 alle ore 14:19 scrive:
Ho risposto di getto, leggendo meglio apprendo che si trattava di un falso. Ma quanto detto sulla gravità teologica di quella lettera resta e la colpa è da addebitare tutto alla lobby sionista e a Repubblica che l'ha ripubblicata. Per il cattolicesimo si tratta di un attacco di estrema gravità sotto il profilo spirituale.
#2 Emanuele (1901) - lettore
il 21.12.08 alle ore 14:11 scrive:
Il "marchio di Caino" sui cattolici? Ma stiamo scherzando? Nessuna religione ha fatto tanto per gli ebrei ma nonostante tutto si attacca sempre. Usare il termine "marchio di Caino" è di una graviità inaudita. Se qui c'è qualcuno che mastica di Teologia lo può capire bene. Vuol dire che solo gli ebrei sarebbero i figli spirituali di Abele. Con questa espressione il cosidetto "Papa buono" si dimostra essere tutt'altro che buono. Compie gravissima apostasia. Contro il Vangelo e tutto l'insegnamento di Cristo. Conferma tutti i sospetti sulla penetrazione della cospirazione di lucifero sino ai più alti livelli della Chiesa ormai piegata all'egemonia dei cosidetti "fratelli maggiori".
#1 mab (1083) - lettore
il 21.12.08 alle ore 14:07 scrive:
La solita “disinformacija” dai soliti “aparačniki”…
5 commenti
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