La maledizione del secondo libro è come un virus

Da Frascella a Piperno a Giordano. È dura riprendersi dopo un successo. Un singolare «blocco creativo» sta contagiando molti giovani scrittori

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E adesso? Si chiede il debuttante fortunato. La chiamano anche la sindrome del secondo libro, e colpisce soprattutto quelli che hanno goduto di un esordio brillante. Per qualcuno è solo l’impegno in vista di una riconferma, per altri un’ossessione, come quella della «paura di vincere» negli atleti. Una vecchia battuta sostiene che il secondo libro bisognerebbe saltarlo del tutto, e passare direttamente al terzo. Naturalmente è un paradosso. Le forche caudine della verifica sono obbligatorie e di rado piacevoli. Se un esordio è stato smagliante, il seguito sarà colpito dagli strali della critica, desiderosa di riaffermare così il proprio ruolo giudicante, e dalle frecce avvelenate degli invidiosi. Il pubblico poi, si sa, è ondivago, e prima di affezionarsi può anche decidere, motu proprio, di voltare in massa le spalle a una giovane e luminosa promessa.
Uno degli esordi indovinati del 2009 riguarda Christian Frascella e il suo Mia sorella è una foca monaca, edito da Fazi. Romanzo basato su un protagonista sbruffone ma perdente, e sulla sua famiglia bislacca. L’autore, torinese nato nel 1973, aveva cominciato a scrivere questo romanzo prima dei trent’anni. Nel frattempo si è mantenuto con vari lavori, l’ultimo in un call center. La svolta è avvenuta quando ha deciso di spedire il manoscritto, pur senza le ultime pagine, a una decina di editori. Il «sì» è arrivato entro un mese. «L’editore - racconta Frascella - ha deciso di investirci anche qualche soldo, e i risultati di critica e vendite sono stati molto buoni». E così, adesso siamo alla resa dei conti con il prossimo lavoro, la cui uscita è prevista per la primavera del 2010. «In effetti - commenta l’autore - la seconda volta non è facile, per quanto io mi ritenga fortunato ad aver pubblicato con successo il primo romanzo, credo che bisognerebbe istituire un premio all’opera seconda. Per fortuna scrivo sempre e non mi mancano le idee; nel prossimo libro esplorerò il mondo della preadolescenza». Alla domanda se si senta ancora acerbo, risponde che ritiene di dover migliorare nella struttura del testo, ma che non c’è stato un primo libro perfetto in Italia, negli ultimi dieci anni.
In questo si dichiara d’accordo con Alessandro Piperno, romano, 39 anni, che ha esordito nel 2005 con il romanzo Con le peggiori intenzioni (Mondadori), osannato da parte della critica, spinto dal sistema promozionale e distributivo, sostenuto da quello dei librai (in gran parte i due sistemi corrispondono) e premiato dalle vendite. Di recente Piperno ha dichiarato che i debuttanti italiani gli paiono tutti un po’ acerbi («Ma neppure il suo esordio era perfetto», commenta Frascella) e anche che egli stesso si trova un po’ in difficoltà con la stesura della sua seconda opera. Sono passati alcuni anni, di certo ci sta lavorando da parecchio ed è logico che, volente o nolente, tema l’effetto «montagna-topolino». Anche perché i meccanismi della fatidica opera seconda non sono governati da leggi semplici. Esistono un mercato e le relative strategie di marketing. E bisogna tener conto anche del fatto che in questo passare di tempo all’editore Mondadori sono letteralmente esplosi in mano due casi editoriali di enormi proporzioni: il romanzo-verità Gomorra, di Roberto Saviano (2006) e La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (2008). Due libri molto diversi tra loro, ma che non hanno quasi mai abbandonato le classifiche di vendita. Tirature altissime, ristampe, cessione dei diritti cinematografici e di traduzione in molti Paesi, e attenzione mediatica continua. E si trattava di due esordi.
Poi bisogna lasciar spazio agli autori già consolidati. Insomma, può capitare che una casa editrice abbia a che fare con il problema di scegliere su quale secondo libro puntare, non potendo sovrapporre tra loro i propri scrittori, con il rischio che si cannibalizzino a vicenda. Una fonte interna di Segrate ci ha espresso questa perplessità strategica, la quale spiegherebbe il fatto che l’opera seconda di Piperno sia stata rimandata dalla fine del 2009 a un periodo imprecisato del 2010 (primavera?). Va poi tenuto conto che l’opera seconda di Roberto Saviano, La bellezza e l’inferno, apparsa nel giugno scorso, è in realtà solo una raccolta di Scritti, relativi al periodo 2004-2009 e dunque né un romanzo a sé né tantomeno un reportage inedito.
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COMMENTI

1 commenti
#1 barbara 2000 (170) - lettore
il 07.09.09 alle ore 9:20 scrive:
è sempre difficile leggere un buon libro. il successo del medesimo molte volte è dovuto al suono dei tamburi che fanno le case editrici. personalmente non guardo l'autore , guardo una cosa ridicola : il numero delle pagine. più è alto il numero più la ripetività delle pagine aumenta. sto leggendo un bel libro di raffaele nigro , non arriva alle 300 pagine . costruito bene , non ci sono ripetizioni nè riprese dal capitolo 10 e sta ecrivendo il capitolo 25. ho letto angeli e demoni , una pena. l'autore si perdeva , si capiva che aveva l'obbligo di scrivere 500 pagine . per fortuna l'ho preso in biblioteca, ormai li prendo solo lì , se è una vaccata lo restituisco entro due giorni e non spendo un capitale. leggo molto anche perchè , alla mia età , se non leggi che fai ?
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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