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domenica 15 novembre 2009, 07:00

La scuola delle «competenze» demenziali

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Il problema è che il fatale trittico non è solo inutile, ma conduce a risultati disastrosi perché codifica una separazione a tre livelli; come se esistessero situazioni accettabili in cui uno possiede conoscenze ma non sa farne uso, oppure sa farne uso ma si blocca di fronte a un problema. È una distinzione che svilisce l’idea di conoscenza che è sempre stata pensata come inclusiva dei tre aspetti (giustamente mai distinti) e da valutare complessivamente. Distinguendo si introduce l’idea assurda che l’acquisizione assolutamente passiva di concetti sia una forma di conoscenza. Insomma, uno che conosca a menadito tutte le regole della consecutio temporum avrebbe un’ottima conoscenza del latino ma, essendo totalmente incapace di applicarle, non avrebbe competenze e abilità. In realtà, quella persona è semplicemente un ignorante crasso.
Questa insensata logomachia contiene un’idea ancor più insensata e cioè che, mentre le conoscenze non si possono misurare, le competenze sarebbero misurabili, il che consentirebbe di introdurre la «certificazione delle competenze» a scuola. In verità, gli «esperti» ammettono candidamente: 1) che esistono innumerevoli definizioni di competenze, 2) che misurare le competenze è praticamente impossibile. Alla fine degli anni Novanta si riunì una commissione mondiale per stabilire una definizione di competenza: ne vennero proposte a centinaia e non si venne a capo di nulla. Tra queste vi sono le definizioni forti - che tengono conto dei fattori affettivi e motivazionali, manifestamente non misurabili - e quelle deboli - che si confondono con le abilità - le quali forse si prestano a vaghissime misurazioni. Inutile dire che si trascura il fatto - omissione inammissibile per chi abbia una minima cognizione di metodologia scientifica - che per parlare di misurazione bisognerebbe introdurre un’unità di misura. Unità di misura delle competenze? Non facciamo ridere.
Il problema è che la legge 169/2008 e il decreto legislativo 59/2004 impongono che al termine della scuola primaria e secondaria di primo grado si rilasci allo studente la certificazione delle competenze. Finora, tutti i ministri hanno schivato l’incubo proprio perché non si sa come dare una definizione sensata di competenza. Ma l’obbligo incombe, anche perché «l’Europa lo chiede», assieme all’introduzione della paletta di metallo per la pizza. Da un paio di anni le scuole hanno sperimentato l’improba certificazione in ottemperanza a una circolare ministeriale, costruendosi propri modelli. Presentiamo ai lettori uno di questi modelli, circolante in alcune scuole. Come si vede, l’unità di misura delle competenze è il numero delle caselle barrate...
Ogni commento è inutile, per rispetto dell’intelligenza dei lettori. Mi limito a quello di un professore: «È l’annichilimento dell’autonomia professionale del docente da parte dei nemici giurati del buon senso». Come potrà mai il ministero produrre un modello sensato per regolare una materia intrinsecamente insensata? L’unico consiglio che si potrebbe dare ai ministri Gelmini e (per la semplificazione) Calderoli è di avviare l’abrogazione secca delle disposizioni legislative sulla «certificazione delle competenze».
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1 commenti
#1 GiovanniBagheria (42) - lettore
il 15.11.09 alle ore 17:04 scrive:
Concordo con la conclusione del prof. Israel. Quando dice che: "L’unico consiglio che si potrebbe dare ai ministri Gelmini e (per la semplificazione) Calderoli è di avviare l’abrogazione secca delle disposizioni legislative sulla «certificazione delle competenze»". Vorrei aggiungere solo che la vera riforma della scuola comincerà quando si caccerà quella massa di consulenti ministeriali sinistrosi e sindacalisti della Pubblica ( dist)Istruzione che hanno portato la scuola italiana, una volta tra le migliori, agli ultimi posti nel mondo. Il resto verrà dopo. Per esperienza ho visto alunni che al terzo anno di scuola superiore stavano imparando le tabelline. Una l'anno scorso è stata promossa - a maggioranza 9 contro 3 - dopo un corso di recupero di 10 ore , a fine luglio al secondo anno superiore. Sosteneva che 2 per 2 era uguale a 0!!!
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