La sinistra difende i ceti più «deboli»? Solo una leggenda

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Una volta, in famiglia, avevamo un gatto. Una sera mio figlio, che allora aveva tre anni, vedendo il gatto muoversi elegantemente sul tappeto di casa, ci pose la seguente questione: «Ma lui lo saprà di essere un gatto?».
Non ho mai saputo rispondere a quella domanda. Non so, infatti, che cosa significhi «sapere di essere un gatto», n´ riesco a immaginare un qualsiasi procedimento logico-scientifico capace di appurare la verità.
Lo stesso spaesamento che provai allora me l'ha fatto provare, nei giorni dopo la vittoria di Gianni Alemanno a Roma, la lettura del quotidiano la Repubblica. Qui ho trovato la seguente definizione degli elettorati di destra e di sinistra: «È di destra chi vota avendo per guida i propri interessi, di sinistra chi vota pensando all'interesse collettivo» (Michele Serra). Un esempio perfetto di credenza metafisica, ossia di quel tipo di affermazioni che – non potendo essere confermate n´ falsificate – facevano andare in bestia il filosofo della scienza Karl Popper.
Per controllare la verità della credenza di Serra, infatti, dovremmo poter conoscere:
• qual è l'interesse collettivo (i migliori cervelli del '900, compreso Kenneth Arrow, si sono arresi di fronte al problema);
• in che cosa consistono gli interessi di ogni individuo (ammesso che esistano, che lui li conosca, e che qualcuno li possa accertare);
• che cosa effettivamente farebbero i politici dei due schieramenti una volta al governo, e quale impatto le loro decisioni avrebbero sulle nostre vite (questioni che vanno ben oltre le capacità dei migliori analisti e futurologi).
Quel che possiamo fare, invece, è rispondere a una domanda assai meno ambiziosa: quali sono i gruppi sociali meno propensi a votare a destra (e quindi più inclini a votare Pd e Idv) e quali sono quelli più propensi a votare a destra (e quindi a scegliere Pdl e Lega)? La risposta, basata su una indagine nazionale condotta dall'Osservatorio del Nord Ovest nel 2008, è che Pd e Idv attirano laureati e diplomati, pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori con contratto a tempo indeterminato, mentre Pdl e Lega attirano lavoratori autonomi, precari, disoccupati, giovani lavoratori, casalinghe.
Tendenzialmente, il Pd rappresenta la società delle garanzie, ossia l'insieme dei soggetti che già possono contare su varie forme di tutela, e sono quindi primariamente interessati a non perderle. Il Pdl, invece, rappresenta la società del rischio, ossia l'insieme dei soggetti più deboli o più esposti alle incertezze del mercato, per lo più dimenticati dalle organizzazioni sindacali. A quanto pare, dopo un biennio (quello dell'ultimo governo Prodi) in cui tutte le attenzioni della politica governativa si sono rivolte ai già garantiti, gli esclusi e i non garantiti hanno visto nel Pdl un'occasione di riscossa. Se questa ricostruzione empirica del voto ha qualche fondamento, la credenza che il voto a sinistra sia disinteressato e quello a destra sia autointeressato si trova improvvisamente di fronte un fatto imbarazzante: i segmenti più deboli della società italiana preferiscono la destra, quelli più tutelati preferiscono la sinistra. Conclusione logica: se il voto a destra si fonda sugli interessi, e i deboli votano a destra, vuol dire che – secondo loro – la sinistra ha smesso di tutelarli. Domanda finale: e se avessero ragione?

copyright: 2010

Arnoldo Mondadori Editore

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COMMENTI

12 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#12 Hamlet (509) - lettore
il 19.04.10 alle ore 9:36 scrive:
Fermo restando che qualsiasi opinione in assenza di prove scientifiche è legittima, mi chiedo: la spiegazione non potrebbe essere che il blocco di destra è costituito dalle persone meno colte o meno istruite, visto che di solito, e lo dice anche lo studio, i ceti più deboli sono anche quelli che hanno minori strumenti culturali?
#11 Ranapelosa (503) - lettore
il 19.04.10 alle ore 9:28 scrive:
Ricolfi scrive ciò che molti pensano, ma che nessuno ha il coraggio di dire apertamente. La sinistra ha sempre basato il suo consenso su un'abile strategia di marketing atta ad inculcare in ben determinati ceti (proprio quelli che hanno più garanzie) la convinzione che votare prima comunista e poi, dopo vari lifting, piddì fosse segno di nobili ideali quali la tensione alla giustizia sociale. I fatti hanno dimostrato ben altro; infatti l'unico risultato prodotto è stata la creazione di una casta di politicanti, sempre gli stessi, che si sono spartiti potere, denaro e privilegi. Da questo peccato originale nasce la schematizzazione banale che i sinistrati tendono a fare dell'elettorato: di qua gli onesti, laureati e lavoratori, di là gli evasori ignoranti e mafiosi. Analisi errata, risultati disastrosi.
#10 robertoguli (1126) - lettore
il 18.04.10 alle ore 17:20 scrive:
Il prof. Ricolfi giustamente non è mai banale e le sue osservazioni sono sempre meditate e suggeriscono delle verità ampie e consolidate che avrebbero bisogno di spazi di discussione molto ampi. Spero di poterlo leggere più frequentemente sul Giornale. Distinti saluti. Roby
#9 giancarlos (262) - lettore
il 18.04.10 alle ore 11:40 scrive:
Sono d’accordo con l’analisi di Ricolfi. Infatti, si sente mai parlare a sinistra che la benzina costa troppo? che gli affitti sono i più alti del mondo a danno dei lavoratori disoccupati, studenti, immigrati? che assicurazioni e banche derubano da decenni gli italiani? sentite mai qualcuno a sinistra che chiede più giustizia nei processi, più rapidità? si sente mai parlare a sinistra che i privilegi dei nostri deputati, magistrati, giornalisti, sindacalisti, dipendenti pubblici, amministratori locali sono letteralmente scandalosi rispetto ai miseri stipendi del settore privato?
#8 gi.lit (1354) - lettore
il 18.04.10 alle ore 10:42 scrive:
Già il solo fatto che, a più di 20 anni dalla caduta del Muro, quelli che votano per il Pd e i suoi fratelli separati, sono gli ex comunisti (cioè quelli che si bevevano le favole sui paradisi in Terra) o quelli che ancora si dichiarano comunisti, la dice lunga sulla presunta superiorità dell'elettorato di sinistra fatto a dir poco di ingenui. Che poi la sinistra difenda i più deboli è una balla. Si pensi per esempio ai quartieri resi invivibili da masse di clandestini dove è la povera gente a vivere sulla propria pelle le conseguenze dell'immigrazione incontrollata. E la sinistra che fa? Se ne infischia.
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