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 CULTURA
lunedì 24 dicembre 2007, 07:00

La sorpresa di Penelope

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Incastrato tra gli scaffali della solita libreria, e incurante degli altri clienti che per passare ogni volta dovevano urtarlo, un circa sessantenne insisteva nella sua lettura. Si carezzava ogni tanto i capelli arruffati, quasi a volerseli pettinare sfiorandoli, e leggeva, delicato, ma in gran furia. Lo stipendio di professore di Liceo, con moglie e madre a carico, non concedeva al suo bilancio l’acquisto di tutti i libri che avrebbe voluto. E perciò anche quella vigilia di Natale si dedicava compunto a leggere in libreria, malgrado il suo sacchetto della lavanderia pendente. Il professor Avvitati era riuscito a ritrovare subito in quel libro, d’un ormai desueto filologo tedesco, il segno tra le pagine proprio dove l’ultima volta l’aveva lasciato, infilandoci il biglietto del tram. E se ne stava così in uno stato che agli altri pareva di patologica ipnosi, a leggersi il perché gli atti degli eroi omerici fossero fatti dagli dei, e vissuti quindi come nella replica di un sogno. Intanto gli veniva però anche di pensare alla sua propria di vita, dolente di viltà. Ne deduceva che neppure lui si sentiva di aver mai agito. Ma non erano stati gli dei ad agire per lui. E poi altro che sogno, la sua non eroica vita lo opprimeva persino in quella pausa di piccolo piacere che si stava concedendo. La timidezza era con gli anni evoluta in vergogna. E adesso anche questa: non poter pagare a sua madre neppure una badante. E dover perciò portarsi a vivere con lui un caso di demenza senile, che avrebbe complicato la già imbarazzante mancanza di spazi. Viveva infatti in un bilocale, senza figli ma ingombro di libri; con la moglie che per via di un’artrosi all’anca camminava già male. Il trasloco della vecchia madre significava due scaffali di libri in meno. Proprio quelli che aveva raccolto per anni col pretesto di scrivere un libro sulle donne di Omero. Ma altro che Elena, Nausicaa, Penelope, gli erano toccati trent’anni di colleghe depresse, professoresse.
Il decadere all’indegnità del mestiere d'insegnante avevano ritmato la sua carriera. Fino alla pensione. Proprio per non pensarci insistette a leggere ancora più fanaticamente. Cosicché soltanto dopo che la commessa aveva cominciato a urlare gli accadde di sentirla. Già si iniziavano a girare gli altri clienti. Costei era molto giovane, e gli era parsa persino vestita a modo, riservata e quindi graziosa. Però adesso era lì a inveirgli contro. «E no, adesso basta. Non è una sala di lettura, e per giunta alla vigilia di Natale con tutti i clienti che girano...Non possono neanche passare e nemmeno io... Perché lui deve leggere! Ma se li compri i libri... noi li vendiamo». Restò a sentire questo sfogo, che gli parve subito peraltro molto sensato. Invaso dalla vergogna divenne rosso, chiese scusa. E la sua non fu una dignitosa uscita, ma una concitata, goffa fuga. A una certa età l’evidenza delle nostre miserie non fa neppure più piangere. Invece si rimpiccioliva tutto, col viso perplesso nello sforzo di minimizzare che gli stava riuscendo ben poco, mentre saliva le scale di casa. Girò la chiave nella serratura con frenesia, ancora tremante per via dell’umiliazione. Ed entrò ma non vide più le sue librerie, che pure c’erano ancora, prima che lui uscisse. Al loro posto invece la madre coi capelli bianchi ed elettrici, su una poltrona letto, e il suo solito sguardo fuori di sé.
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