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 CULTURA
sabato 20 settembre 2008, 11:37

Ma che guaio il mondo al femminile

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Dice il pediatra Aldo Naouri: «La società ha adottato integralmente, senza limiti e contro-poteri, valori femminili».
Lo testimoniano il primato dell’economia sulla politica, dei consumi sulla produzione, della discussione sulla decisione; il declino dell’autorità rispetto al «dialogo», ma anche l’ansia di proteggere il bambino (sopravvalutandone la parola); la pubblicità dell’intimità e le confessioni da tv-verità; la moda dell’umanitario e della carità mediatica; l’accento costante su problemi sessuali, riproduttivi e sanitari; l’ossessione di apparire e piacere e della cura di sé (ma anche il ridurre il corteggiamento maschile a manipolazione e molestie); la femminilizzazione di certe professioni (insegnanti, magistrati, psicologi, operatori sociali); l’importanza dei lavori nella comunicazione e nei servizi, la diffusione di forme tondeggianti nell’industria, la sacralizzazione del matrimonio d’amore (un ossimoro); la voga dell’ideologia vittimista; la moltiplicazione dei consulenti familiari; lo sviluppo del mercato delle emozioni e della pietà; la nuova concezione della giustizia che la rende non più mezzo per giudicare equamente, ma per risarcire il dolore delle vittime (onde «elaborino il lutto» e «si rifacciano una vita»); la moda ecologica e delle «medicine alternative»; la generalizzazione dei valori del mercato; la deificazione della coppia e dei suoi problemi; il gusto per la «trasparenza» e per il «mischiarsi», senza dimenticare i telefonini come surrogato del cordone ombelicale; infine la globalizzazione stessa, che tende a instaurare un mondo di flussi e riflussi, senza frontiere né punti di riferimento stabili, un mondo liquido e amniotico (la logica del Mare è anche quella della Madre).
Certo, dopo la dolorosa «cultura rigida» stile anni Trenta, non tutta la femminilizzazione è stata negativa. Ma ormai essa provoca l’eccesso opposto. Oltre a significare perdita di virilità, porta a cancellare simbolicamente il ruolo del Padre e a rendere i ruoli sociali maschili indistinti da quelli femminili. La generalizzazione del salariato e l’evoluzione della società industriale fanno sì che oggi agli uomini manchi il tempo per i figli. A poco a poco, il padre s’è ridotto al ruolo economico e amministrativo. Trasformato in «papà», si muta in semplice sostegno affettivo e sentimentale, fornitore di beni di consumo ed esecutore di volontà materne, mezzo assistente sociale e mezzo attendente che aiuta in cucina, cambia i pannolini e spinge il carrello della spesa.
Ma il padre simboleggia la Legge, referente oggettivo al di sopra delle soggettività familiari. Mentre la madre esprime innanzitutto il mondo di affetti e bisogni, il padre ha il compito di tagliare il legame fra madre e figlio. Figura terza, che sottrae il figlio all’onnipotenza infantile e narcisistica, permettendone l’innesto socio-storico, ponendolo in un mondo e in una durata, assicura «la trasmissione dell’origine, del nome, dell’identità, dell’eredità culturale e del compito da svolgere» (Philippe Forget). Ponte tra sfera familiare privata e sfera pubblica, limite del desiderio davanti alla Legge, si rivela indispensabile per costruire il Sé. Ma oggi i padri tendono a divenire «madri qualsiasi». «Anche loro vogliono essere latori dell’Amore e non solo della Legge» (Eric Zemmour). Senza padre, però, il figlio stenta ad accedere al mondo simbolico. Cercando un benessere immediato che non si misuri con la Legge, trova con naturalezza un modo d’essere nella dipendenza dalla merce.
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#4 fabio.bonari (1128) - lettore
il 20.09.08 alle ore 23:55 scrive:
Concetto esprimibile con meno parole .
#3 scanner (14) - lettore
il 20.09.08 alle ore 21:06 scrive:
Credo che la società farebbe bene a leggere articoli come questi e a riflettere su come siamo cambiati. La società maschile tradizionale ha avuto molte pecche ma non abbiamo neppure un nuovo matriarcato. Il bambino che cresce ha bisogno di riferimenti, di distinzioni, di spiegazioni: cosa insegnamo ai nostri figli, i PACS, I CUS, i DICO?
#2 Antonio47 (184) - lettore
il 20.09.08 alle ore 18:37 scrive:
Ottimo articolo. Per questo aspetto come per tanti altri, osservo: la nostra macchina psico-fisica è stata costruita o ha raggiunto l'attuale stadio evolutivo centinaia di migliaia di anni fa. Durante tutto questo tempo i comportamenti umani sia nella sfera fisica che avvettivo-sentimentale e affini, è stato sempre lo stesso. Negli ultimi cento anni circa c'è un apparente stravolgimento di tutto. Credo che la macchina umana, così com'è, non può reggere: sono accelerazioni impossibili. Dunque o ci mettiamo ad alterare geneticamente questa vecchia 500 con tutti i rischi del caso, o dovremo un attimo ripensare certi modelli ed eliminare molti eccessi, sperando di non arrivare in un tentativo o nell'altro ad una catastrofe.
#1 dellelmodiscipio (1494) - lettore
il 20.09.08 alle ore 13:48 scrive:
Firmato: Il Talebano. Quello che impugna il mitra ma manda kamikaze le ragazzine. Chi conosce la storia (anche a livello medio) non puo' ignorare quel passo di Tacito (giuro che io l'ho scoperto fortuitamente, e non sono laureato in Lettere o Storia) "enim neque discernunt sexum in imperiis". Ove descrive la societa' dei Britanni come ben disposta a eleggere capi anche le donne. Cosa che, mutando mutanda (anche questo e' in latino, credetemi, anche se non sono laureato ecc.), continua e valere nella sostanza oltre che nella forma in quel paese indubbiamente molto civile. Aspetto a pie' fermo il contrattacco dell'orda dei tifosi tricolori, ma in realta' quelli non leggono articoli di cultura: la mano gli va alla Colt, quando ne sentono parlare. Per finire: sono iscritto all'ASUC, associazione uomini casalinghi.
4 commenti
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