Gli autori (dei quali ricordiamo il fondamentale The Ants, del 1991) considerano «organismo» non la singola formica ma il formicaio, perch´ l'intera colonia si comporta come se fosse appunto un unico organismo. Così se il paleontologo Neil Shubin si è dedicato a studiare Il pesce che è in noi (Rizzoli), incluse le branchie che ancora abbiamo nei nostri geni, vestigia del nostro passato acquatico (come i peli, ormai inutili, sono residui genetici del nostro passato scimmiesco), anche studiare questi insetti può essere illuminante per comprendere meglio l'evoluzione umana, scoprendo la formica che è in noi.
Le formiche hanno scoperto l'agricoltura 60 milioni di anni prima dell'uomo. Le termiti macrotermìne e le formiche attine hanno pertanto compiuto una vera e propria transizione dalla caccia all'agricoltura, come avverrà ere geologiche dopo nelle società umane. Le formiche tagliafoglie, suddivise in regine, operaie minor e operaie major, vanno alla ricerca di foglie da asportare con le mandibole per poi triturarle, depositarle in lettiere e concimarle con i propri escrementi per coltivare i funghi di cui si nutrono.
Le formiche comunicano chimicamente, attraverso la decodificazione di feromoni secreti da decine di ghiandole specializzate. I maniaci della separazione concettuale fra naturale e chimico resteranno delusi, anche perch´ in natura tutto è chimico: un allarme viene lanciato mediante l'emissione e la decriptazione di una molecola di 4-metil-3-eptanone e svariate miscele di idrocarburi. Il funzionamento di un superorganismo, analizzato negli elementi che lo compongono, è prevedibile e dimostra come una società estremamente complessa si possa evolvere automaticamente, attraverso la collaborazione adattiva di migliaia di automi e l'esecuzione di algoritmi istintivi, senza alcun bisogno di una coscienza.
Analogamente il formicaio della nostra coscienza è il risultato di processi non coscienti. Basta scendere biologicamente di livello gerarchico, appena al di sotto dei processi consapevoli: nessun gene ha coscienza delle proteine che codifica, nessun nostro organo è al corrente di ciò che è. Il cuore batte senza sapere perch´ e i computer fanno calcoli complessi senza sapere di conoscere la matematica. Lo spiega bene Richard Dawkins nel suo famoso saggio L'orologiaio cieco (Mondadori), o il filosofo Dan Dennett (si legga il suo interessantissimo Brainstorms, uscito da Adelphi): la vita è il prodotto di un insieme di competenze dove «la coscienza è il risultato di un gran numero di attività non coscienti».
Infine, nella lotta biologica tra organismi e superorganismi, mentre noi umani siamo arrivati a essere 7 miliardi, il numero globale delle formiche è stimato tra 1 e 10 milioni di miliardi, e la loro biomassa totale è pressoch´ pari a quella umana ma, a differenza nostra, non avranno mai problemi di sovrappopolazione. Da un punto di vista evolutivo «piccolo» è sempre stato meglio, e le formiche sono sopravvissute all'evento K-T che 65 milioni di anni fa portò all'estinzione dell'85 per cento delle specie viventi, inclusi i dinosauri, e con ogni probabilità sopravviveranno anche a noi. Neppure Nietzsche ci aveva pensato, ma di fronte al superorganismo non c'è superuomo che tenga.
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