martedì 09 febbraio 2010
 
 CULTURA
lunedì 08 dicembre 2008, 09:58

Maestri Liberali battete un colpo


Si parla solo di crisi, aiuti statali, fine del capitalismo. Ma Antiseri, Martino, Pera e tutti gli altri scelgono il silenzio. Dopo il crollo del muro tutti saltarono sul carro del mercato, dell'economia senza lacci e lacciuoli. Ora voltano rapidamente gabbana

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Cari maestri, dove vi siete nascosti? Questo Paese ha nostalgia del Novecento e c’è una gran voglia di «impiccare» i liberali. È la vendetta di tutti gli orfani delle ideologie. Un amico qualche giorno fa raccontava lo strano destino di Von Hayek. È stato indicato come monatto della crisi da vivo e da morto. Nel 1929 fu Rostow a dire: tutta colpa di Hayek e di Mises. Quest’anno Samuelson ha puntato l’indice su Friedman e, tanto per non sbagliare, e ancora su di lui, il viennese maledetto. Quando le cose vanno male certa gente sa sempre dove bussare. Ma non è solo colpa loro. Un po’ i liberali se la cercano. Quando c’è da fare muro, da sostenere la forza di un’idea, loro si rifugiano in ordine sparso, ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi, come direbbe Vasco Rossi. Allora, dite, in quale convento siete finiti? Antiseri è quasi un padre, eppure di questi tempi è così disilluso e avvilito che fatica a parlare. Ricossa vive di arte, musica, bellezza e solitudine. Pera dialoga solo con Dio. Martino sogna di fare il suo mestiere, ma il dicastero dell’economia era out con il bel tempo, figurati ora che c’è crisi. Quagliariello è un po’ più vecchio e indossa la toga dei senatori. Panebianco fa prediche inutili sul Corsera e si consola leggendo ancora Einaudi. Ideazione, luogo d’incontro degli ultimi liberali, vive solo on line. Tutti quanti sanno che la cultura liberale di massa è una favola a cui credono solo i piccoli imprenditori. Loro, almeno, sono rimasti sul fronte a combattere. Non c’è un giornale, una televisione, una rivista, un partito che sventoli la bandiera dell’orgoglio liberale. È questa la realtà, a destra come a sinistra. C’è qualche fondazione, come l’istituto Bruno Leoni e un paio di case editrici. Ma è una minoranza di simpatici incoscienti. La rivoluzione liberale è finita. Anzi, non è mai davvero iniziata.

Era il 1989 e quella data ora sembra quasi inutile. Non è colpa della storia, quella non si è fermata. È il silenzio di certe idee che preoccupa. Non serve girarci intorno. Quasi vent’anni dopo, come in un brutto romanzo di Dumas, possiamo dire che i liberali sono rimasti ancora una volta soli, quattro gatti e neppure una cabina telefonica, anche quelle sono scomparse. Tutti parlano della crisi, di questa sorta di nuovo ’29 che ci sta addosso, sulla pelle, come una sciagura, come una profezia, come qualcosa di reale che ti sbriciola le tasche. Dicono che la colpa è del capitalismo. Dicono che il mercato è senza cuore e senza morale. Meglio morire democristiani o comunisti. Meglio lo Stato, che scava buche e poi le riempie, che spende e spande. Dicono tutto questo e puzzano di nostalgia.

Voi, invece, zitti. Alla fine degli anni ’80 ancora insegnavate all’università. Eravate pochi. Quando in Italia si regalavano pensioni e Berlinguer alzava il muro della questione morale, voi raccontavate a un po’ di allievi cos’era la libertà. Vi ricordate? Von Mises e Von Hayek, Popper e Tocqueville, Einaudi e Rosmini, e poi perfino Rothbard, lì dove lo Stato diventa niente, un nemico da abbattere. Sì, eravate quasi anarchici. Il fascino del liberalismo è nella sua etica. Il liberalismo crede nell’uomo, nella voglia di rischiare, di elevarsi, di fare sempre un passo in più oltre la miseria dell’anima, oltre la mediocrità. Il liberalismo crede nella libertà, quella dell’individuo. Non crede a chi promette facile paradisi in terra. Non crede a chi parla di masse, classi, fedi, razze, stati, nazioni. Queste cose grandi sono un Leviatano che ti schiaccia, potenze metafisiche che strappano all’individuo i suoi diritti naturali. Sono il grande inganno del Novecento. Ecco, il liberalismo era una via di fuga contro le facili utopie, quelle a cui si aggrappa la gente quando ha paura. Era un modo per dire all’uomo, credi in te stesso. Scegli e giocati la vita. E soprattutto difendi la tua libertà, e quella di tutti i singoli individui, contro Dio e la ragione.

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10 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#10 Beppe Damasio (2) - lettore
il 03.12.09 alle ore 12:45 scrive:
Quanto è vero. Ma quanti di questi personaggi "nominati" deputati o senatori sono liberali?La loro scelta li mette fuori. Sono pessimista anche io sugli uomini ma non sugli ideali....che non muoiono sono solo addormentati in letargo ....aspettano un bacio.
#9 giovannitalleri (36) - lettore
il 02.01.09 alle ore 16:52 scrive:
9 LIBERALI Qualsiasi gruppo di umani, dalla piccola famiglia alla grande organizzazione di stati, di popoli, “strappa all’individuo i suoi diritti naturali”. Evitando il rapporto con la natura esterna all’individuo, che già lo limita, è facile comprendere che da quando al mondo si trovarono in due, ognuno dei due dovette rinunciare a qualcosa di sé per l’atro. La libertà in assoluto, infatti, oltre a non esistere è impensabile. Esiste soltanto la libertà relativa. E qua si tratta di scoprire la combinazione meno dolorosa e più feconda. Qui si parla di vita pratica, di folle di poveri umani affamati e di pochissimi disumani rimpinzati. Qui si tratta di tendere ad un certo equilibrio, di sollevare i molti e frenare i pochi. Se non ci sono regole, l’avidità, la ferocia, avrà il sopravvento. Perciò direi con e non contro Dio e la ragione. www.giovannitalleri.it
#8 arkkan (78) - lettore
il 09.12.08 alle ore 8:16 scrive:
Bell'articolo. Spero possa essere l'avvio di un dibattito anche ffra i lettori sul liberalismo. Come tutti i moderati, noi non gridiamo, e forse è questo, in un mondo mediatico in cui se non gridi non ti bada nessuno, che non ci fa "apparire".
#7 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 09.12.08 alle ore 1:08 scrive:
Splendidamente vero.
#6 grv70 (12) - lettore
il 08.12.08 alle ore 19:39 scrive:
Avendoseguitoconmassimointeresseunodiquesticorsi , lacitazionedei Karamazov nonmigiungeaffattonuova, il testoeral'Antiseri el'arringatore dei4gatti - perlaprimavolta nunastatale100-, il discepolo: DeMucci, coautoredellostessomanualesociologico. Leggendoilsuoarticolo nonpossofarea - dieleggerlamioidealealterego.Ineffetti comefarei aelevarmiaunrangosuperioreaquellodisempliceauditore?leggendo lasuaanalisi-criticona daperfettoexstudentemodellodiScienzepolitiche (?),mivieneinmente lafigura delloscemodelvillaggio noncurante e free. E ilfattochelei,forse solofunzionalmente, nonabbiacitatolafavoladelleapi diMendeville. Ultimobaluardo delpensiero liberale -comegiustaafferma- ormaigiuntoallafrutta. Tuttaviacredoke illorosensodirinuncia troviormai spiegazioni+plausibli nellalororecentederivadarwiniana, enell'elitarismo, comedire civorranosecoli primadivedere irisultatidelnostroseminato, inostridestini come inMarsattak sono legati al caso ecome nelGuzzadi oggi prima che ci spoglieremo del sup
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