Lo scrittore Consolo è morto a 79 anni Era l'anima della Sicilia

Si è spento a 79 anni nella sua casa milanese, città in cui abitava da più di 40 anni. Tra i suoi successi: "Il sorriso dell'ignoto marinaio"

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Si è spento a Milano, dove viveva ormai da 43 anni. Ma era la sua Sicilia, quell’Isola amata che lo ammaliava e che aveva cantato nella sua opera forse più conosciuta, "Le pietre di Pantalica", quella che gli aveva dato la celebrità, facendone uno dei narratori viventi più noti e amati. Se n’è andato Vincenzo Consolo, scrittore sui generis ma nello stesso tempo molto amato. È morto a 79 anni, dopo una lunga malattia che lo aveva consumato pur non impedendogli, di tanto in tanto, di partecipare anche a distanza alla vita civile.

Molto legato a un altro grande siciliano, scomparso ormai da tempo, Leonardo Sciascia, Consolo è stato a lungo consulente editoriale per la narrativa italiana della casa editrice Einaudi. Nel 1976 la prima grande notorietà, con il romanzo "Il sorriso dell’ignoto marinaio", ricostruzione dei fatti svoltisi nel nord della Sicilia al passaggio dal regime borbonico a quello unitario e culminati nella sanguinosa rivolta contadina di Alcara Li Fusi nel maggio 1860. Da lì, un crescendo, con una serie di opere che sono diventati dei cult della letteratura italiana contemporanea. E anche dei casi letterari: da Retablo (1987) a Nottetempo, casa per casa (premio Strega 1992), da L'olivo e l'olivastro (1994), a Lo spasimo di Palermo (1998) e Di qua dal faro (2001). E poi i racconti: Le pietre di Pantalica (1988), Per un po' d'erba ai limiti del feudo (in Narratori di Sicilia a cura di L. Sciascia e S. Guglielmino, 1967), Un giorno come gli altri (in Racconti italiani del Novecento a cura di E. Siciliano, 1983), il racconto teatrale Lunaria (1985), Catarsi (1989).

"Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca". Così scrive Consolo in "Le pietre di Pantalica". Perché l’amore per la Sicilia, lasciata nel 1968 dopo aver vinto un concorso in Rai, era viscerale, per lui. E proprio in Sicilia, alle "sue" pietre, ritornerà. I funerali si svolgeranno lunedì a Sant’Agata di Militello.

Lo scrittore Vincenzo Consolo
Lo scrittore Vincenzo Consolo
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COMMENTI

1 commenti
#1 voce nel deserto (13014) - lettore
il 21.01.12 alle ore 18:57 scrive:
Spendida Sant'Agata,là dinnanzi alle isole Eolie o Lipari,lungo il litorale che da Messina conduce a Palermo.Percorrevo spesso quella linea ferroviaria a binario unico col "Peloritano" verso Palermo "bella e terribile" come la definì Edmondo de Amicis. Già allora,35 anni fa,vagheggiavo di un ponte che ricongiungesse la Sicilia alla madre patria.Molti in Sicilia lo sognavano tranne la Caronte. Erano i tempi di Leonardo Sciascia e del cardinale carabiniere Salvatore Pappalardo(suo padre era maresciallo dei Carabinieri). Coraggio Sicilia.Il futuro è ancora tuo:la mafia puzza e la Sicilia odora diceva la cantante folk Rosa Balistreri.
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