La prima particolarità che balza all'occhio è che trattasi di donne. Perch´ il volume «Sport e stile», edito da Skira, e coordinato dal centro Mic «Moda immagine e consumi» dell'Università statale di Milano diretto da Emanuela Scarpellini, docente di storia sociale dello spettacolo allo stesso ateneo, è uno sguardo su 150 anni di immagine sportiva al femminile. E poco importa che il volume sia inserito all'interno delle celebrazioni per il secolo e mezzo dell'unità d'Italia, si parla di donne senza confini geografici. E i testi - in duplice versione italiana e inglese - che corredano le pagine aiutano a ripercorrere l'evoluzione di costumi e tendenze. Eleganza. Miglioramento delle prestazioni competitive. Produzione dell'industria tessile. Fenomeno sociale. Oggetto d'ammirazione da parte del grande pubblico.
Questo e molto altro sono l'essenza del libro di cui sono autori Maria Canella, Sergio Giuntini e Marco Turinetto che, grazie a una documentazione fotografica prestigiosa e a una trattazione precisa e interessante, riescono a delineare la parabola di un binomio (sport e donna) spesso considerato poco armonizzabile. Gli stessi pregiudizi che vogliono lo sport come un campo d'esercizio prevalentemente maschile vengono smontati in questo libro, che mostra altresì come una tenuta sportiva possa anche avere molto stile ed essere al tempo stesso la chiave di successi indiscussi. Sono infatti moltissime le primedonne che compaiono in questa galleria, dalla tennista Lea Pericoli alla sciatrice Deborah Compagnoni, dalla ginnasta Olga Korbut alla tuffatrice Tania Cagnotto, dalla canoista Josefa Idem alla saltatrice Fiona May, dalla velocista Florence Griffith Joyner alla fiorettista Valentina Vezzali. Insieme a loro una folla di giovani e avvenenti sconosciute, immortalate nelle diverse epoche, in tradizionali costumi sportivi, che spesso ne valorizzano anche corpi e sinuosità.
Un'evoluzione non soltanto estetica, che sottolinea anche il progresso delle componenti tessili. Un affinamento delle tecniche destinate a conferire prestazioni maggiormente competitive e allo stesso tempo a dare immagini differenti. Sfogliando le pagine del volume si ha infatti una curiosa sensazione: le fotografie d'epoca rappresentano per lo più immagini che appaiono statiche all'osservatore, mentre i ritratti delle atlete più recenti sembrano riuscire a donare un più accentuato dinamismo alla loro azione, di gran lunga più grintosa ed efficace. Una particolarità in più che emerge da questa ricerca che affronta molteplici e differenti approcci come gli stessi risvolti sociali legati alla consapevolezza del tempo libero e al suo stesso uso. L'emancipazione femminile e la caduta dei pregiudizi. Fino alla commercializzazione delle immagini disinibite del corpo.
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