Il libro è uno specchio della storia sociale d'Italia dalla fine del Settecento ai giorni nostri. Inizialmente insomma era il denaro, poi divenne la lira e arrivò anche l'Unità. Infine ecco Mussolini, quindi agli anni del boom. Fine della storia. Tuttavia, il volume, che non ha certo un continuum di racconto, non essendo un romanzo, ha una spiccata leggibilità perch´ ai più giovani può raccontare cosa significava avere la lira nel portafogli visto che ne hanno vissuto solo il crepuscolo, mentre per i più anziani rappresenta un amarcord in cui ritrovarsi. Rivedersi. Rammentare stralci di un'epoca che sembra lontana anni luce, ma in realtà risale a qualche decennio fa. Per tutti è invece il resoconto di come si maneggiava la moneta quando nessuno dei viventi allora c'era. Nell'Ottocento. O, addirittura prima, alla fine del Settecento.
E allora eccola l'Italia del treno che costa due lire (e non è un modo di dire). O quella del libero commercio di gelati e granite. Il denaro per la fuitina, ovvero la fuga con la fidanzatina avversata in famiglia. Il salvadanaio di un sacerdote, reduce da un campo di concentramento che scopre di risultare ufficialmente morto per un errore burocratico e al quale non resta che sposarsi e creare una famiglia. Per non parlare del mito del posto fisso, della Lambretta emblema della rinascita di un Paese prostrato dalla guerra. E oggi dei rimasugli di un mercato del lavoro in perenne mutamento. Dipendente pubblico o part time. La storia non si ripete, i tempi spesso hanno molto in comune. Più di quanto si pensi.
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