Saviano cita Céline e Consolo se ne va

Lo scrittore siciliano ritira l’intervento scritto per accompagnare il nuovo dvd dell’autore di "Gomorra" Il motivo? Il best-sellerista ha rivendicato troppi intellettuali di destra tra i suoi maestri. Un grave peccato

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Del resto, un po’ se l’è cercata. Esponendosi così tanto, pur se scortato, era inevitabile che da destra e da sinistra volessero accaparrarselo, tirandolo per la giacchetta stazzonata. E se lui non si lascia addomesticare abbastanza - leggi: non si allinea al verbo dominante - allora vade retro.

Lo scandalo è nato da una recente intervista a Panorama nella quale Roberto Saviano rivelava di essersi formato «su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice». Non una confessione sui generis, ma con nomi e cognomi, scomodi più che mai: «Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Céline, Carl Schmitt». E nemmeno una rivelazione di peccati di gioventù di cui pentirsi, ma una convinzione radicata e rivendicata: «Non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola...», ribadiva Saviano destando la riprovazione della più sussiegosa classe intellettuale sinistrese. Possibile? Ma quel Saviano lì non era dei nostri? Certo, ma se legge quei libri là dev’essere un pochino anche dei loro. Anche se poi, loro, non lo amano particolarmente magari solo perché porta la barba, l’abito dimesso e rifugge le cravatte.

Nel suo ultimo libro dedicato all’«estinzione degli intellettuali d’Italia», I conformisti (Rizzoli) Pierluigi Battista ha raccontato con un’infinità di esempi il conformismo che affligge gli uomini di cultura di casa nostra. Un conformismo che fa prevalere le logiche dell’appartenenza e dello schieramento sulla circolazione del libero pensiero. E il caso Saviano, per complessità del protagonista e per la rigidità di quelli che sempre Battista chiamerebbe «le sentinelle occhiute dell’ortodossia», si presta alla perfezione a descrivere lo schematismo di cui soffrono anche i nostri migliori intellettuali. Un caso da manuale, insomma.

È accaduto che, sull’onda del successo delle sue produzioni tutte, Einaudi aveva deciso di pubblicare questa primavera nella collana Stile Libero un cofanetto intitolato Orazione civile che, secondo le parole dello stesso Saviano, raccoglie nel libro «storie sconosciute, a volte dimenticate, spesso colpevolmente rimosse. Storie che mappano la mia terra e ne tracciano una geografia diversa da quella ufficiale. A parlare sono le testate locali: titoli e articoli scritti col sangue, che gridano vendetta». Il dvd invece propone l’intero monologo su informazione e criminalità tenuto nella puntata di Che tempo che fa del marzo scorso e un extra inedito di venti minuti. Il tutto nobilitato da prestigiosi interventi tra i quali quello di Vincenzo Consolo, lo scrittore siciliano che proprio di recente aveva annunciato la decisione, stavolta pare davvero definitiva, di abbandonare Milano «città irriconoscibile, centrale della menzogna», per andare a «morire nella mia Isola». Ebbene, letti i nomi degli ascendenti letterari di Saviano, a Consolo si devono essere rimescolate le viscere. Céline e Pound, Jünger e Evola sono troppo indigesti, ostacoli insormontabili.
Alla sentinella dell’ortodossia forse era sfuggito che già un paio d’anni fa Saviano aveva pronunciato quei nomi in un famoso colloquio con Alessandro Piperno sul Corriere della Sera. E però stavolta era difficile non accorgersene: Saviano non è editorialista di Repubblica, firmatario di appelli in difesa della Costituzione carta sacra e inviolabile, frequentatore dei talk show più patinati? E allora, al diavolo le sue perversioni letterarie di gioventù. E addio intervento per il cofanetto di Stile Libero. Il bipolarismo culturale non ammette eccezioni, come si permette Saviano di attraversare il Muro di Berlino della letteratura senza avvertire prima?

Alla Einaudi si trovano conferme della mancata partecipazione di Consolo. «Il libro uscirà ai primi di marzo con gli interventi di Walter Siti, Aldo Grasso, Benedetta Tobagi e del semiologo Paolo Fabbri», risponde Severino Cesari, uno dei due responsabili di Stile Libero. «Abbiamo fatto tutto un po’ in corsa e siamo soddisfatti anche quando attorno a un’iniziativa si discute. Tra Consolo e Saviano c’è un rapporto personale e noi rispettiamo le scelte di chi decide di non partecipare».

Interpellato ancora nella sua casa di Milano, l’autore di Nottetempo e Retablo non ha voluto rispondere: «Non ne voglio parlare, è una vicenda che non voglio sia divulgata», ha ribadito. E alla domanda sulle motivazioni che presiedono al ritiro improvviso del suo intervento ha chiuso la comunicazione con un laconico: «Lo chieda a Saviano». Per qualcuno ci potrebbe essere anche un senso di ingratitudine sofferta dallo scrittore siciliano che ha ospitato nella sua casa milanese l’autore di Gomorra e che forse si aspettava almeno una citazione nel pantheon del giovane collega. Così non è stato e all’inconciliabile dissenso sulle affinità letterarie, forse si è aggiunto anche il dispiacere per il mancato omaggio.
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COMMENTI

#5 PaK8.8 (1299) - lettore
il 27.01.10 alle ore 8:33 scrive:
@Ernst, per lei essere di destra è un INSULTO? Ma allora è proprio vero che ce l'avete nella testa, 'sto chiodo. Continuate cosi', e il libero pensiero ve lo sognate. Quanto a Céline, Juenger ed Evola, beh neanche il dipartimento Istruzione della Corea del Nord riuscirebbe a farli passare per sinistrorsi. E se davvero non sono di destra, ci faccia un po' capire perché sono stati completamente ostracizzati! Ci faccia il piacere, non siete i soli a saper leggere e scrivere.
#4 ernst (1) - lettore
il 26.01.10 alle ore 18:39 scrive:
Chissà che direbbero Celine, Juenger, Schmitt, Pound ed Evola a sentirsi definire intellettuali di destra? Signor Caverzan, perchè insulta persone che non si possono più difendere?
#3 lulumicianera (2554) - lettore
il 26.01.10 alle ore 17:05 scrive:
solita arroganza della intelligenza sinistra,i soli depositari del giusto pensiero.Che meschinità e che invidia!
#2 cantastorie (5355) - lettore
il 26.01.10 alle ore 15:50 scrive:
Prendiamo atto, anche questa volta, dello spirito altamente democratico che serpeggia, anzi striscia nelle viscere degli intellettuali della sinistra italiana...
#1 roberto.morici (1391) - lettore
il 26.01.10 alle ore 8:52 scrive:
Se non provassi un senso di massimo meritato rispetto nei riguardi di tutti i lavoratori, compresi naturalmente pure quelli che si occupano di faccende domestiche, mi verrebbero in mente delle.....analogie molto appropriate....
Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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