L’Antologia di Spoon River divide l’intellighenzia cattolica, che sul celeberrimo testo di poesie-epitaffi scritto da Edgar Lee Masters nel 1915 si scambia qualche colpo di fioretto.
La diatriba Da una parte la rivista Studi Cattolici, vicina all’Opus Dei che ha aperto le ostilità con una stroncatura in cui si parla di "poca fede" e si accusa il poeta americano di essere anticlericale e antesignano del relativismo. Dall’altra il gesuita Antonio Spadaro, docente alla Gregoriana, redattore della Civiltà Cattolica e studioso di letteratura in lingua inglese. In mezzo il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, che ha promosso il dibattito con un articolo di Bianca Garavelli ma sembra però dar torto alla rivista opusdeista. Nel numero di giugno di Studi Cattolici è apparso un articolo di Giovani Romano dal titolo Spoon River: antologia di poca fede in cui s’allude all’atteggiamento critico dell’autore nei confronti del cattolicesimo e della "gente di chiesa". L’autore afferma inoltre che Masters ha fallito il suo ambizioso scopo di "descrivere un movimento progressivamente ascendente dall’inferno di tragedie senza rimedio fino alla libertà estatica di vite felici e pienamente realizzate". E conclude: "Una situazione di incomunicabilità penosa che finisce per scaricarsi in una ventata di emozioni disincarnate e soggettive, perché il suo Cristo ideologico non veicola nessun Mistero nè salva il presente. E l’Antologia che parte alla ricerca dell’infinito finisce per incagliarsi nell’autosuggestione".
La posizione di Avvenire Padre Spadaro non condivide una virgola. E lo dice chiaro,
oltre che ad Avvenire, anche sul suo Bombacarta.it. Le sue
riflessioni sono "opposte". Ricorda che Cesare Pavese, cui con
Fernanda Pivano si deve la fortuna di Masters in Italia, già
nel 1931 riconosceva nell’ardore morale del poeta "un preciso
sapore biblico". Ecco allora dove si gioca il valore e il
vigore di Spoon River, "nella domanda sul senso dell’esistere
e sul significato dell’agire morale in ordine a quel senso".
Master è abile a far nascere "la domanda sul senso proprio
dell’aldilà" e il motore interno della sua Antologia è
l'"inquietudine della vita" che "trasforma la commedia umana
americana in una sorta di dramma sacro, come ha commentato
Pavese: una vita tormentata da istinti repressi e da
vigliaccherie camuffate, che però in un certo momento è
capace di trasfigurarsi a una visione di saggezza
evangelica".
Anche al quotidiano della Cei la stroncatura opusdeista
deve essere parsa eccessiva. "Che esista un aldilà autentico e
sentito nel mondo poetico di Edgar Lee Masters non c’è
dubbio", esordisce Bianca Garavelli. Che conclude: nelle poesie
di Masters ci sono "segni di una sofferta ricerca" piuttosto
che "una tendenza al relativismo".
