La mossa si giustifica con il cambio di scenario a Siena. L'arrivo dell'ad in pectore Fabrizio Viola ha modificato significativamente il management rispetto a quello con cui Caltagirone interloquiva da dieci anni. Il disimpegno dell'imprenditore porta con s´ una minusvalenza di circa 150 milioni, nonostante Mps ieri abbia recuperato un altro 5,2% a 0,3 euro con un rialzo del 50% circa in quindici giorni. Con la cessione di un 3,5% circa il Cavaliere dovrebbe avere incassato un centinaio di milioni.
Cento milioni che sono più o meno la metà di quanto necessario per acquisire l'1% di Unicredit acquistando i diritti. Non bisogna infatti dimenticare che il gruppo Caltagirone siede storicamente su una liquidità notevole che a fine settembre era di 394 milioni. L'ingegnere è stato contattato dai capofila del consorzio di garanzia (Mediobanca e Merrill Lynch) che, auspice l'ad Federico Ghizzoni, hanno proposto il deal a importanti investitori nazionali (come Diego Della Valle) e internazionali (come Capital Research). E Caltagirone ha accettato scommettendo sulle prospettive di una banca internazionale che possa accompagnare il suo business. Cementir ha importanti partecipazioni estere come Aalborg e Cimentas. Dall'altro lato, invece, il top management di Piazza Cordusio si è assicurato un altro importante sostegno per mantenere la presa del nucleo stabile dell'azionariato attorno al 40% avviandosi a concludere l'aumento con successo.
Meno ipotizzabile, per ora, un coinvolgimento di Caltagirone nel nuovo board di Unicredit. In primo luogo, perch´ le dimissioni dall'istituto presieduto da Giuseppe Mussari sono state motivate con il decreto «salva-Italia» che, stoppando i doppi incarichi, ha determinato l'opzione per la vicepresidenza delle Generali. Poco probabile per ora una nomina nel cda di Unicredit che è azionista indiretto di Generali attraverso Mediobanca. Solo all'inizio della prossima settimana, poi, si conosceranno i nuovi «pesi» a Piazza Cordusio. Sarebbe superficiale inoltre descrivere la scommessa di Caltagirone come un tentativo di accredito nel «salotto buono» giacch´ di quell'establishment è già parte. Se Unicredit sorride, a Siena l'atmosfera è diversa. Non tanto per l'azionista «perso» (Caltagirone dovrebbe mantenere una quota), ma per il riassetto del debito della Fondazione Mps alla quale, in previsione di una discesa al 33% della banca, mancherà un interlocutore importante.
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