Consumi in discesa, crescono le spese obbligate

L'analisi di Confcommercio: nel 2008-09 il calo complessivo è stato pari al -1,8%. Meno spese voluttuarie, più spese non rinviabili. E in 40 anni i costi per sanità, casa, banche e assicurazioni mostrano costanti rincari

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Roma - Meno spese voluttuarie, più spese non rinviabili. In quarant’anni, dal 1970 ad oggi, il paniere della spesa delle famiglie italiane è mutato sensibilmente: più telecomunicazioni e più informatica; ma anche più sanità a causa dell’invecchiamento della popolazione, visto che quarant’anni fa gli italiani con più di 65 anni sono quasi raddoppiati, passando dall’11,3% al 20% dell’intera popolazione.

La Confcommercio - proprio all’indomani degli incentivi agli acquisti varati dal governo - è andata a ritroso nel tempo per analizzare i comportamenti dei consumatori, scoprendo il continuo rincaro delle spese obbligate - dagli affitti alle spese domestiche, dai servizi bancari alle assicurazioni - ha fatalmente compresso la capacità di consumo delle famiglie. I consumi obbligati rappresentavano nel 1970 il 18,9% del totale; oggi sono giunti al 30,1%. Parallelamente, nell’ambito degli acquisti, si è ridotta la spesa per alimentari, passando dal 34,8% al 16,7%, ed è cresciuta la spesa per servizi, dal 14,9 al 21,6%. Meno pasti in casa, presenza più assidua nei bar e nei ristoranti. E la crescente partecipazione delle donne al mondo del lavoro indica che la spesa per mangiar fuori aumenterà in futuro, anche nel contesto di una ripresa fragile.

Nel biennio di crisi 2008-2009 queste dinamiche si sono modificate in peggio. L’anno scorso, per la prima volta dal 1993, si è ridotta la spesa in comunicazioni, sia nell’hardware (telefonini e così via) che nei servizi: un calo tutt’altro che marginale (-4,7%), superiore a tutti gli altri settori. In discesa anche i consumi per alimentari (-3,5%), per alberghi, bar e ristoranti (-2,7%) a causa dell’afflusso ridotto di turisti nel nostro Paese.

Complessivamente nel 2009 il calo delle quantità di beni e servizi consumati dalle famiglie è stato pari all’1,8%. Se a questo dato si aggiunge la discesa dello 0,8% registrata nel 2008, il biennio appena trascorso si caratterizza come uno dei più difficili per i consumi, insieme con il mai dimenticato 1993, quando arrivarono nelle tasche degli italiani le ripercussioni della manovra da oltre 90mila miliardi varata nel ’92 dal governo Amato per fronteggiare la crisi della lira.
Il calo della spesa non ha risparmiato nessun settore.

L’abbigliamento ha visto una contrazione del 3,8%, i mobili, gli elettrodomestici e i servizi per la casa del 7,9%. Gli alimentari hanno segnato una diminuzione del 3,5%, le bevande alcoliche del 3%. Non fanno eccezione le spese per la cultura e il tempo libero: spettacoli, cinema, teatro. Il calo del 2,9% testimonia che le famiglie hanno dovuto comprimere anche in un settore che negli ultimi quarant’anni era stato sempre in crescita. Le spese sono aumentate solo dove non era possibile risparmiare: casa e affitti (+1,5%), salute (+1,6%), trasporti (+1,1%), istruzione (+1,4%). Voci in larga parte obbligate, dunque non comprimibili. Le statistiche della Confcommercio sono state redatte a parità di potere d’acquisto, senza considerare l’inflazione. In valore, spiega a sua volta la Cgia di Mestre, i consumi dal ’70 a oggi sono aumentati dell’86%.

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COMMENTI

14 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#14 Unreal_ (74) - lettore
il 21.03.10 alle ore 15:56 scrive:
#2 Davide (2881) - lettore il 21.03.10 alle ore 9:59 scrive: Ci stiamo scavando una fossa enorme dove cadremo tutti se non la smettiamo di assistere a questa politica faziosa, carissima e corrotta da ambo le parti. Anche inefficiente e di basso livello. Che tristezza. è quello che penso da un pezzo, ma in certi luoghi si preferisce il tifo da stadio
#13 curatola (4500) - lettore
il 21.03.10 alle ore 15:08 scrive:
come con l'euro ci fu un riposizionamento dei prezzi,anche in periodo di stagnazione c'é una riformulazione delle spese che penalizza chi aumenta i prezzi specialmente le tariffe adducendo l'aumento delle materie prime. La gente ha imparato a difendersi da coloro che vogliono guadagnare anche con quantità ridotte lavorando meno. L'economia é voglia di scambiare prodotti e servizi e chi si accanisce a difendere il proprio interesse verrà emarginato. Solo con una politica sociale si riprendono gli scambi e quindi l'economia.Se ci si chiude in se stessi si resta esclusi e si incentiva l'esclusione. Per questo Silvio parla di propensione positiva per indurre fatti positivi. Una cultura da imprenditore e non da pianificatore comunista.
#12 migpao (2406) - lettore
il 21.03.10 alle ore 14:42 scrive:
mah... consumi in calo? cellulari e computer ne abbiamo 3 a testa, negli alimentari il 40% della popolazione è sovrappeso quindi bene che calino, bevande alcoliche con gli etilometri è uno stillicidio, cimena e teatro lo vediamo su sky stando in poltrona di casa nostra, il parco auto italiano è decisamente rinnovato a forza di incentivi quindi non vedo perchè spendere per esso, gli elettrodomestici molti li hanno nuovi perchè con i finanziamenti tasso zero hanno già fatto spesa.... KE CE MANCA DA COMPRA' ?!?! sarà crisi nera (come auspicano i rossi) però io che sono geometra ed opero nell'edilizia da 25 anni l'anno scorso ho quasi raddoppiato il fatturato che prevedo di incrementare ancora nel 2010... mah....
#11 ladropdl (260) - lettore
il 21.03.10 alle ore 12:49 scrive:
non c'è crisi, viva silvio, viv silvio.
#10 donbestioli (265) - lettore
il 21.03.10 alle ore 12:10 scrive:
va tutto bene, va tutto bene...non vi preoccupate la crisi e' una invenzione della siniztra pessimista, anzi no, c'era ma e' finita un anno fa, anzi la fata turchina col suo amore ci salvera', ah ecco vi daro' tutti i miei soldi cosi' potro' essere il presidente barbone, come tutti voi, miei sottoposti...
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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