mercoledì 09 dicembre 2009, 07:00
Così Peppone e Don Camillo fanno le scarpe alla Cina
nostro inviato a Castel dArio (Mantova)
Fabio Travenzoli è di destra, uno dei piccoli imprenditori che per decenni hanno fatto grande la Lombardia. Gigi Perinello è di sinistra, un lettore del Manifesto, ma la sua fede politica non gli ha impedito di essere un eccellente commerciante. Uscire a pranzo con loro è uno spasso, eppure questi novelli Don Camillo e Peppone insieme sono riusciti a realizzare un piccolo miracolo: hanno sconfitto le regole, spietate, della globalizzazione.
La loro è una storia che scalda il cuore. Perinello fino al 2001 riusciva a realizzare fatturati milionari piazzando suole stampate, ma da quando i calzaturifici hanno delocalizzato allestero il suo fatturato è crollato. Anche Travenzoli è del ramo, produce scarpe, da quattro generazioni. La sua ditta si chiama Astorflex e al lettore non dirà nulla, perché fabbrica prodotti finiti per conto di alcuni grandi marchi. Ma non è un bel lavorare. «Capita che mi chiedano di produrre scarpe a 20 euro, che poi vengono vendute in negozio a 150 euro», spiega Fabio. E per stare nei 20 euro un imprenditore deve usare la concia al cromo, additivi chimici, pelli scadenti provenienti dallAmerica Latina e dal Bangladesh. È sempre sotto ricatto, nel timore che non affidino la commessa a un cinese o a un ecuadoregno, che non possiede larte, ma costa meno.
Circa un anno fa, Fabio e Gigi hanno deciso di tentare unaltra strada. «Oggi il 70% del prezzo pagato al dettaglio finisce in tasca agli intermediari. Troppo. Se si riuscisse a mettere in contatto diretto consumatore e produttore sarebbe conveniente per entrambi: il primo paga meno un bene di grande qualità, il secondo guadagna il giusto senza farsi tirare il collo», spiega Perinello, che una notte ha avuto lilluminazione. Allalba ha chiamato il suo amico e gli ha esposto lidea. «Perché i Gruppi di acquisto solidali vendono solo frutta e verdura?», si è chiesto. «Perché non proporre loro scarpe di qualità, spiegando come e perché sono fatte?»
Fabio ha capito al volo. «Allinizio ci prendevano tutti in giro. Persino il mio commercialista rideva di noi», ricorda. E invece avevano ragione loro. Sono riusciti a produrre scarpe di grande qualità che vendono a un prezzo incredibilmente basso. Scarpe Made in Italy, anzi, made in Castel dArio, alle porte di Mantova. E la loro vita ha assunto nuovi colori, gioiosi, freschi, luminosi. «Anziché passare le giornate a lottare con fornitori e committenti, siamo sommersi dei messaggi riconoscenti dei nostri clienti; che sono già ventimila», spiega Gigi; tante sono le paia di scarpe vendute in un anno, con volumi in continua crescita.
Hanno iniziato proponendo due modelli di facile richiamo: la classica polacchina «desert boot» e i sandali estivi. La trasmissione Report, che li ha citati recentemente, ha chiesto a uno specialista, Andrea Traina, di esaminare cinque paia di polacchine sul mercato. Risultato: quelle della Astorflex sono risultate le migliori. Eppure erano di gran lunga le meno care. Costano appena 43 euro.
«Per la suola usiamo la para, ovvero la gomma naturale, la concia avviene secondo il metodo tradizionale, senza additivi chimici, e il sottopiede è in cuoio, non in crosta, che è la parte meno pregiata della pelle, e privo di cromo», racconta Fabio, camminando nello stabilimento.