L'economia cinese: un atterraggio duro o una lieve frenata?

Pechino avrebbe gli strumenti per bilanciare il rallentamento delle esportazioni. Ma ci contraccolpi potrebbero essere più duri di quanto si pensi

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Per la Cina si profila un "atterraggio duro" o un semplice rallentamento economico come effetto della crisi europea? Le opinioni divergono. Il Fondo monetario internazionale non prevede brutte sorprese per Pechino nel 2012. "Non ci sono rischi di hard landing in Cina, anche se non manca qualche rischio soprattutto in caso di escalation della crisi europea – afferma il responsabile del Fmi per l’Asia, Anoop Singh – e in ogni caso ci sono tutti gli strumenti per non avvertire il contraccolpo, ad esempio aumentando i consumi interni" per far fronte a un probabile rallentamento delle esportazioni verso i mercati europei. Il Fondo monetario prevede per quest’anno una crescita dell’8,2% per l’economia cinese, ma soltanto tre mesi fa la stima era del 9%. Numeri comunque stellari rispetto all’Europa e all’Italia, ormai in piena recessione. Nel 2010 la crescita del pil cinese è stata pari al 10,4%, mentre nel 2011 ha raggiunto il 9,2%.

Ma c’è qualcun altro che ipotizza, al contrario, un duro contraccolpo della crisi europea nei confronti di Pechino. Secondo Gary Shilling , presidente di una importate società di consulenza Usa – l’uomo che prima degli altri aveva previsto una recessione americana nel 2007 a seguito della crisi dei mutui subprime – una brusca frenata dell’economia cinese. In un’intervista alla Bloomberg, Shilling sostiene che l’indebolimento della domanda estera frenerà le esportazioni cinesi; e allo stesso tempo, una transizione verso un’economia maggiormente orientata sui consumi interni è molto difficile per un Paese che ha costruito un modello economico per l’export. In gennaio gli ordini dall’estero sono calati, anche se la produzione industriale ha continuato ad aumentare.

Uno dei problemi che dovrà affrontare il Paese sarà il raffreddamento del mercato immobiliare. Il ribasso dei prezzi delle case si ripercuoterà sul sistema bancario, ed è questa la sfida che dovrà essere affrontata nei prossimi 12-18 mesi. Al contrario, secondo le previsioni di altri centri studi americani, la "locomotiva del mondo" dovrebbe continuare a correre nel prossimo decennio a un ritmo dell’8-10% l’anno. "La Cina – dicono alcuni esperti – continua ad essere il posto più attraente del mondo in cui investire". Le banche sono controllate di fatto dallo Stato, aggiungono, e dunque nessuno lascerà che falliscano, innescando una crisi sistemica.

Resta del tutto aperta la questione del tasso di cambio dello yuan. Il mondo accusa la Cina di aver tenuto il cambio della moneta artificiosamente basso per ottenere vantaggio nelle esportazioni. Alle richieste in materia provenienti dai fori economici internazionali, come il G20, il governo di Pechino continua a rispondere in maniera evasiva.

La Borsa di Pechino
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COMMENTI

#4 pierpaolodoc (369) - lettore
il 02.02.12 alle ore 23:56 scrive:
per 3 idleproc, che dirti hai colto nel segno
#3 silvio frappa (999) - lettore
il 02.02.12 alle ore 19:18 scrive:
E dovrebbe riguardare NOI questo problema ? se sarà una frenata tanto meglio, MA SONO LE STUPIDE REGOLE, GLI STUPIDI ACCORDI UE QUELLI CHE BISOGNA MODIFICARE, PERCHE' HANNO DISTRUTTO LA NOSTRA INDUSTRIA. Anche i banali call-center sono stati portai in albania e romania, e rispondono pe l'italia.... più idioti di così, non si può certo essere, no ?
#2 Zagovian (621) - lettore
il 02.02.12 alle ore 18:44 scrive:
Che il mercato immobiliare sia anche da loro super gonfio,è un fatto,ma non credo in questa flessione. La Cina,non è vero che basa la sua economia sull'esportazione,ma bensì sull'enorme mercato interno. "Mediamente" la quota export per le Aziende Cinesi,checchè se ne dica, è molto bassa,e l'export è visto sopratutto(sempre parlando mediamente),come risorsa per disporre di valuta,da tenere pronta,per le operazioni di importazione,per accelerare le operazioni,onde evitare di passare attraverso lunghe autorizzazioni. Proprio per questo motivo fanno "damping",perchè "normalmente",sacrificano una parte della quota export,anche al costo,pur di tenere valuta pronta. Quindi,non mi aspetto quello che dite.
#1 idleproc (3001) - lettore
il 02.02.12 alle ore 18:14 scrive:
Atterraggio duro ma con la capacità politico-economica (forse) di renderlo morbido. La Cina è una Nazione e non attua una demenziale politica liberista per tutti tranne che per finanza e multinazionali ed è in grado di proteggere il mercato interno e di promuoverne la crescita. Tempi duri per i delocalizzatori finanzieri occidentali che hanno distrutto e continuano a farlo, economia e società delle Nazioni in cui hanno accumulato capitali veri e costruito quelli fasulli della finanza creativa. Chi troppo vuole nulla stringe. Privilegeranno, ormai acquisito il Know-how, le loro aziende. Come già osservato un bel pò di tempo fa. Il dumping monetario è stato una politica economica, molto apprezzata dalle multinazionali occidentali per operare quel particolar modo di fare sovraprofitti con lo scambio ineguale pelando contemporaneamente sulla produzione e sui mercati di vendita, i nostri. Intanto i Cinesi accumulavano know-how, che era quello che veramente volevano. Non la carta straccia.
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