Il resto lo hanno fatto i piani che le banche italiane hanno depositato venerdì nella mani del governatore Ignazio Visco per saltare l'ostacolo dell'Eba senza alcun aumento di capitale. O meglio è sempre più diffusa l'idea che Bruxelles finirà col costringere l'Authority a tornare sui propri passi: per l'Italia aveva stimato un fabbisogno aggiuntivo pari a 15,4 miliardi, suddiviso tra il Monte (3,2 miliardi), il Banco Popolare (2,7), Ubi (1,4) e Unicredit (7,9) che però ha posto rimedio. In sostanza il rischio di un black out della liquidità in Italia si allontana, senza contare che l'energia a basso costo messa a disposizione dalla Banca centrale europea, con prestiti a un tasso dell'1% su tre anni, aiuterà gli istituti di credito a sostenere i margini e probabilmente a rendere concreta la prospettiva dei dividendi a fine anno. Le banche italiane hanno chiesto all'Eurotower 55 miliardi (sui 500 miliardi complessivamente disponibili) e Mario Draghi dovrebbe dare un'altra scossa alla fine di febbraio per alimentare il circuito dei prestiti di cui si alimentano famiglie e imprese.
A facilitare il rimbalzo in Borsa è poi il fatto che le banche continuano a trattare a prezzi da saldo rispetto al valore di libro tangibile, quindi già esclusi gli avviamenti. Il settore pertanto torna a essere «obiettivamente attraente» come possibilità di risalità delle quotazioni, sottolinea Greco, ma per avvicinarsi occorre «una grande diversificazione». Meglio, in sostanza, affidarsi a un gestore o a sottoscrivere un Etf.
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