All'inizio, nel lontano 1859 e quindi quasi 150 anni fa, c'è Zenone Soave il quale, a dispetto del cognome che porta, non si mette a produrre uno dei vini bianchi più famosi di casa nostra ma fonda a Vicenza, all'epoca ancora sotto l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe, un'azienda per asfaltare con bitume e calcare le strade del Lombardo Veneto prima e dell'Italia unita poi. E senza scomodare troppo la fantasia, la chiama Zenone Soave & Figli. Poi è il turno di Eugenio, quindi di Ruggero fino all'attuale Zenone Eugenio, come il bisnonno e il nonno, il quale giustamente sceglie di essere per tutti solo Zeno.
La quarta generazione. Ed è proprio l'esponente della quarta generazione dei Soave a ribaltare in poco più di trent'anni il business originale dell'azienda diventando, con un nome diverso e un tantino più fantasioso come può essere Socotherm, il numero due al mondo nel rivestimento delle pipeline, i tubi per il trasporto del petrolio e del gas, e il numero uno nell'isolamento dei tubi destinati nelle acque profonde, dove la temperatura è bassa e la pressione è di 200-300 atmosfere.
Quel «no» alla gavetta. Il fatto curioso è che Zeno Soave, classe 1943 e unico maschio di quattro figli, crea la Socotherm nel 1973 a soli trent'anni perch´ si rende conto che nell'azienda di famiglia, quella che asfalta le strade ed in cui lavora già da qualche anno, non c'è molto spazio per lui in quanto la gestione è affidata al cognato, marito di una delle sorelle. E dal momento che il padre non vuole frizioni di sorta in azienda e lui non vuole continuare a fare la gavetta, decide di mettersi in proprio facendosi dare i soldi in prestito dalle banche. Questo Zeno Soave è insomma un tipo piuttosto tosto: sprizza energia, ammette che gli piace vivere, non vuole sentire parlare di ostacoli. A 17 anni si diploma al liceo con il massimo dei voti perch´ il padre gli ha promesso la macchina e così lui si compra una Giulietta Spider pur non avendo ancora la patente. A 23 anni si laurea in ingegneria civile a Bologna perch´ il padre gli ha promesso la Porsche 911. Ma poich´ il giovane Zeno ha uno spirito da viveur e va pazzo per le donne e i motori, il padre lo spedisce una settimana più tardi tra i carabinieri per il servizio di leva. Lui non fa una piega e finisce nel settore sportivo dei carabinieri in quanto è stato campione italiano di sci tra gli universitari ed ha partecipato a due universiadi nella discesa libera. Così, quando nel 1969 entra in azienda e vede che i posti nei piani alti sono bloccati, ad un certo punto prende cappello e se ne va.
Zeno Soave entra in una nicchia del mercato dell'energia che in quegli anni è agli albori: quello dei rivestimenti delle tubature per evitare la corrosione dei gasdotti e oleodotti. E lo fa a ragione veduta: i rivestimenti sono di garza di vetro impregnata di asfalto. E sull'asfalto i Soave hanno un eccellente know how. Ma non corre da solo in questa avventura, secondo una caratteristica che poi applicherà alla grande quando andrà all'estero: si allea con Gustavo Corradini il quale a Correggio ha una società di componenti poliuretanici. Ed ecco il nome di Socotherm. Le prime due lettere stanno per Soave, le altre due per Corradini il quale rimarrà a lungo socio dell'azienda mentre «therm», spiega Soave, «dà il senso dell'energia termica. L'energia è potenza termica e ci accomuna a quelli che sono gli indici relativi del settore energetico».
La prima commessa. Arriva quando a malapena la Socotherm ha la carta intestata: una fornitura dell'Amoco per rivestire l'oleodotto Cremona-Ostiglia. Quindi arrivano i contratti dell'Agip e della Petrobras per due oleodotti in Libia e in Brasile. E poi il settore si espande piuttosto velocemente, in particolare dalla fine degli anni Ottanta; la Socotherm cresce di pari passo grazie anche alla direzione tecnica di un manager molto valido, Fernando Culzoni, il quale è cofondatore e socio dell'azienda; Soave spinge l'acceleratore sull'innovazione creando un team di oltre 40 tra ingegneri e tecnici sparsi oggi in tre centri di ricerca (uno ad Escobar, in Argentina, e due in Italia, ad Adria e a Pozzallo, in provincia di Ragusa, dove a fine ottobre sarà inaugurato uno stabilimento supertecnologico); la ricerca porta a una ventina di brevetti tra cui il sistema Wetisokote che prevede, per i tubi che devono essere posati a 2mila metri di profondità, il rivestimento in polipropilene sintattico caricato con sfere cave di vetro; la Socotherm entra nei mercati esteri creando joint ventures con i partner locali, quasi tutti più grossi di lei, dalla Tenaris della famiglia Rocca in Sud America alla cinese CPP e all'americana La Barge fino ad avere all'estero 25 stabilimenti di cui una decina solo in Cina, dislocati o dove i tubi sono prodotti o vicino ai porti dove i tubi sono imbarcati per la loro applicazione. «Siamo una multinazionale tascabile», commenta con sussiego.
La conquista dell'America. È una crescita impetuosa che porta la Socotherm ad essere il più grande operatore del settore nel Far East, a procedere a marce forzate alla conquista del Nord America, a svolgere un ruolo importante in Arabia Saudita e dintorni, ad essere in campo anche in Russia e nel Nord Africa. L'attività della Socotherm diventa così preponderante rispetto a quella dell'azienda di famiglia per cui a un certo punto la vecchia Zeno Soave & Figli viene addirittura incorporata nella Socotherm diventando la Divisione infrastrutture. E per avere i soldi necessari a questo sviluppo che ha come teatro un po' tutto il mondo, Soave bussa alle porte della Borsa: dapprima a Milano nel 2002 per poi approdare al segmento Star, quindi a Buenos Aires nel 2006 con la Socotherm Americas. Così il gruppo ha oggi 1800 dipendenti fissi, di cui il 90% all'estero, più altri 1200 in base alle commesse, con un fatturato di 370 milioni di euro di cui solo il 10% realizzati in Italia. Ed è un giro d'affari ottenuto per il 90% con il rivestimento delle pipelines e per il 10% con l'ambiente.
«Il Pensatore». Sposato in terze nozze con Virginia Rodolfi, sei figli avuti dai tre matrimoni (due - Irina e Luisa - lavorano già in azienda; Ruggero, 1988, nato e cresciuto negli Stati Uniti, sembra voglia dedicarsi alla musica ed ora è a Milano per seguire proprio questa passione; Tommaso, Gabriele e Michele sono ancora piccoli, il più grande ha appena cinque anni), Zeno Soave è considerato un eccentrico in quanto voleva chiamare i suoi figli (anzi, lui li chiama così) con nomi fuori dal comune: Selvaggia, Blue, Tarzan, Simba e via di questo passo. Talmente eccentrico da avere piazzato nel giardino dell'azienda l'opera, datata 1926, del Rodin italiano, Ernesto Bazzaro: «Il pensatore», un'icona della filosofia di Soave il quale ama ripetere che «per crescere bisogna innovare e per innovare bisogna pensare». E rendendosi conto di non potere andare in pensione in quanto la successione non è proprio dietro l'angolo, si butta con grande entusiasmo nei nuovi business. Così ha ora in animo di creare una Divisione dedicata all'ambiente in cui concentrare tre attività. La prima è quella attuata dall'ex Zeno Soave & Figli, ribattezzata Divisione infrastrutture e con alle spalle una serie di brevetti europei e di primati: dall'invenzione negli anni Ottanta dell'asfalto drenante, cioè dell'«asfalto salva vita» che impedisce l'aquaplanning e quindi migliora la sicurezza della circolazione, al recente Pavirec e cioè al riutilizzo totale del materiale esistente con la sola aggiunta di un 15% di materiale nuovo.
Questo significa, spiega, «eliminare l'estrazione di nuovi inerti dalle cave ed il trasporto per portare via il vecchio materiale, ridurre i costi energetici del 30% e le emissioni in atmosfera di un altro 30%».
Gli altri due business sono nuovi. Grazie ad un accordo del maggio di quest'anno con un gruppo americano del Michigan e la conseguente nascita della Socovoltaic Systems. Dice: «In pensione? Continuerò a correre come quando ero ragazzo e scendevo sugli sci a cento all'ora».
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