martedì 09 febbraio 2010
Aggiornato al 09/02 alle 20:54
 ECONOMIA
sabato 28 aprile 2007, 07:00

L’inventore del «vuoto» che riempie i bilanci

  Strumenti utili
 Carattere
caricamento in corso...
caricamento...
 Invia a un amico
 Stampa
 Rss
Condividi su Facebook
A dispetto del nome, la Saes Getters è un’azienda italiana. Anzi, è una multinazionale che mantiene il legame con le origini grazie anche a quel Saes attribuito al momento della nascita nel 1940: «Società apparecchi elettrici scientifici». Poi col tempo c’è l'abbinamento con il termine inglese «getter» che vuole dire assorbitore in quanto questa è una impresa che produce e vende proprio i getter, e cioè piccoli componenti in leghe metalliche capaci di assorbire chimicamente il gas. Un po’ come fanno le spugne con l'acqua, con la differenza che le spugne possono espellere l'acqua mentre queste leghe assorbono il gas in maniera definitiva. E così facendo, creano condizioni di vuoto estremo nei dispositivi elettromeccanici ed elettronici in cui sono inseriti e che hanno bisogno del vuoto per funzionare. Come nei televisori, ad esempio, sia quelli tradizionali a tubo catodico sia quelli con lo schermo Lcd e al plasma. O nelle lampade, nei giroscopi, nei tubi a raggi X. E grazie proprio a questa tecnologia che in molti hanno cercato di copiare (più gli americani dei cinesi, comunque) la Saes Getters è leader mondiale con una quota di mercato dell'80%.
Il segreto. «Siamo una multinazionale tascabile esperta nella tecnologia del vuoto», spiega Massimo della Porta, chief executive officer del gruppo che ha il quartiere generale nell’hinterland milanese, a Lainate. Occhi grigio-azzurri, una laurea in ingegneria meccanica a Roma con specializzazione in metallurgia, avviato con grandi falcate verso la cinquantina essendo del 1960, molto sportivo, appassionato di moto, sposato con Donatella Teppati e padre di due figli (Lorenzo e Ginevra), Massimo della Porta è dal 2003 il numero uno della Saes Getters dopo una lunga gavetta sul campo: entra in azienda nel 1989 come ricercatore, quindi fa il direttore tecnico dello stabilimento che la Saes ha in provincia dell’Aquila, ad Avezzano, infine cura la progettazione dei nuovi impianti di Avezzano e della fabbrica costruita in Corea prima di approdare nel 1996 a Milano. Sostituendo quindi gradualmente, in quella che possiamo definire una successione pilotata, il padre Paolo, l’attuale presidente della società: un milanese di 83 anni che appartiene ad una famiglia della vecchia nobiltà meneghina, personaggio dal carattere forte, molto forte, e con una storia che è la storia stessa della società in quanto sono le sue idee e le sue scoperte a portare in cinquant'anni la Saes Getters al successo.
Le origini. «Uno scienziato», dice di lui il figlio. Nato a Pontremoli ma di fatto cresciuto a Roma, un fratello più grande di sei anni, Luigi, che si occupa nella capitale di collezionismo, dalle moto d'epoca alle bambole, Massimo della Porta si definisce «sulla carta imprenditore della terza generazione» anche se «operativamente» sostiene di essere della seconda. E questo per un semplice motivo: il nonno, anche lui di nome Luigi, era avvocato. Nel 1947 Luigi della Porta era entrato insieme ad un imprenditore di Genova, Andrea Canale, nel salvataggio della Saes, fondata qualche anno prima da un ingegnere a Firenze, trasferita durante la guerra in una villetta al centro di Milano ed in quel periodo in grande affanno finanziario. Insomma, nonno Luigi era il classico socio finanziatore: soldi nell'impresa senza occuparsene di persona. Tanto è vero che un paio d'anni più tardi, nel 1949, chiede al figlio Paolo di interessarsene.
Pagina  12  | Successiva 
caricamento in corso...
caricamento in corso...

Pubblicità

I nostri servizi