A distanza di un anno dall'acquisizione, ieri Mussari ha svelato i retroscena di una delle operazione più discusse dal mercato per l'eccessivo costo: «Avremmo anche potuto ritirarci dall'acquisto fino allo scorso mese di maggio, c'era un meccanismo per decidere eventuali penalità e nessuna caparra ma abbiamo proseguito». Nel 2007 «c'era un forte movimento di integrazione nel mondo bancario e non potevamo sostenere il livello di concorrenza con le dimensioni precedenti», ha aggiunto Mussari, chiarendo che la banca padovana sarebbe caduta in altre mani. Ma il problema è il prezzo: Antonveneta è stata pagata 9 miliardi quando oggi tutto Mps in Borsa ne quota solo 8,1. L'operazione infatti è arrivata a ridosso del crollo in Borsa del settore bancario e ora il boccone Antonveneta non sarà facile da digerire.
«Oggi il Tier 1 di Mps è al 5,2%, senza Antonveneta sarebbe stato tra 5,6 e 5,8», ha commentato il presidente di Mps. Non si tratta di un indice di poco conto. Il gruppo è tra le peggiori banche italiane per solidità patrimoniale. Il presidente ieri ha confermato che l'obiettivo di arrivare al 6% verrà raggiunto entro l'approvazione del bilancio 2008 e senza contare il piano del governo ancora in via di definizione. Mussari, inoltre, assicura di non aspettarsi nessuna sorpresa («non ci sono strane cose») negativa dal portafoglio di Antonveneta.
Quanto agli obiettivi futuri il gruppo prende tempo: «All'ordine del giorno non c'è alcuna revisione del piano, ma faremo una valutazione dopo le incorporazioni di Banca Antonveneta e Banca Toscana». Il piano prevede 2,2 miliardi di utile al 2011. Ma per gli analisti è ormai certo che Mps seguirà la strada delle altre italiane tagliando gli obiettivi e la cedola.
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