Questo il clima che si respirava sino a quando, l'altro giorno, come per magia, anche i più accaniti detrattori hanno dovuto arrendersi all'evidenza: la nuova Panda esiste, il motore di Pomigliano si è rimesso in moto e nel giro di qualche mese sarà al massimo dei giri, i primi 600 operai assunti hanno accolto Marchionne e il presidente di Fiat, John Elkann, con un lungo applauso.
Insomma, il 14 dicembre 2011 più che a Pomigliano d'Arco (Napoli) sembrava di essere a Jefferson North, alla periferia di Detroit (Michigan) quando, nel giugno 2009, le tute blu americane salutavano il loro nuovo capo italiano - quello che aveva preso il gruppo Chrysler per i capelli, salvandolo prima che sparisse nell'abisso e garantendo un futuro alle loro famiglie - con un'autentica standing ovation.
Pomigliano come Detroit, dunque, e probabilmente accadrà lo stesso quando si riaccenderanno anche i motori di Mirafiori, l'altro grande impianto Fiat che attende con impazienza di ripartire. L'incantesimo sembra essersi rotto, anche se i soliti detrattori che non si vogliono arrendere all'evidenza, dai social network continuano a lanciare provocazioni del tipo: «Pomigliano come Cinecittà, non erano operai ma figuranti quelli che applaudivano e stringevano le mani a Elkann e Marchionne». Remare contro e tifare per lo sfacelo sono anomalie tutte italiane.
Comunque, al «Natale day» che si è tenuto ieri a Pomigliano, presente Sebastiano Garofalo, direttore della stabilimento «Giambattista Vico», a girare per le rinnovate linee di montaggio e a osservare le Panda pronte a scendere in strada, c'erano anche gli operai Fiom con mogli e figli. Gli stessi bambini che hanno ritirato le strenne natalizie (telefonini, mappamondi, fotocamere, Ferrari radiocomandate, bambole, eccetera) alla pari, come è giusto e logico sia, dei piccoli i cui genitori si sono stretti intorno ai vertici del Lingotto. Fuori, nel piazzale, giocolieri, mangiafuoco, pizze calde e dolci per tutti. «C'è un clima festoso - dice un sindacalista -: alla paura, solo di un anno fa, si è sostituita la certezza del posto di lavoro». Oggi si replica, ancora senza controfigure.
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