martedì 09 febbraio 2010
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 ECONOMIA
lunedì 27 ottobre 2008, 07:00

«Telecom, indebitata ma ancora solida»

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 Il blog di Nicola Porro
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È una grande fiera. Tanti compratori, quasi tremila, e un solo venditore Telecom. Si tiene due volte l’anno: a ridosso dell’estate e a un soffio dal Natale. In queste occasioni Telecom si gioca molto: il traffico, la merce con cui fa quattrini, deve necessariamente passare su telefonini, pc e sempre di più su network device (tra cui le pennette per collegarsi a Internet che nell’ultimo anno hanno avuto un boom). Dunque più apparecchi si vendono, più sono sofisticati (3G) e più le prospettive di Telecom migliorano. È un invito riservato agli addetti ai lavori: ci sono i dealer (semplici negozi e reti di vendita della grande distribuzione) e i vertici Telecom. Per un intruso si tratta di un mondo inatteso. Ha i suoi linguaggi fatti di acronimi e i suoi riti: in uno stanzone i venditori di Telecom «piazzano la roba» fatta di pennette usb, net computer e ovviamente telefonini ad acquirenti che così si giocano la scommessa per i mesi a venire.
A Copenhagen quest’anno, dicono gli habitué, è stato tutto più sobrio. Franco Bernabè, il numero uno dell’azienda, non proprio a suo agio nel ruolo del gran venditore, ha parlato per dieci minuti. «Credo che dalla crisi si uscirà presto, molto più velocemente di quanto abbiamo impiegato a entrarci. Il capitalismo - ha continuato - vive di distruzione creativa». L’ottimismo di Bernabè non è apparso di maniera. «Telecom emergerà molto rafforzata perché abbiamo puntato sull’innovazione». «Ho scelto - continua l’ad di Telecom - una linea di più basso profilo. Sono voluto partire dalle fondamenta di Telecom. Dopo otto mesi, in un contesto difficile, i risultati stanno arrivando».
Abbiamo ripreso il filo della conversazione, dove l’ha lasciata Bernabè, con il suo numero due, l’uomo macchina della Telecom, che rilascia la sua prima intervista da quando è rientrato. Oscar Cicchetti, dopo venti anni di Telecom, ha avuto una lunga parentesi fuori dal gruppo, dal 2001 al 2008, in mezzo una trasformazione del settore, ma anche una favolosa scalata ostile.
Che Telecom si è ritrovato?
«Molto più indebitata, ovviamente. I cambiamenti sono stati notevolissimi. Un’altra discontinuità è nella presenza internazionale, che allora era radicata, e oggi ridotta. Ma resta un’azienda solida con buona parte delle sue eccellenze intatte. Quando uscii da Telecom la competizione era solo agli albori e oggi è ai massimi».
Venite considerati nani dal punto di vista internazionale e con il debito che avete è difficile pensare a qualsiasi allargamento del perimetro. Telecom è bloccata.
«Mercati che ieri erano in via di sviluppo, con questa crisi lo sono molto meno. In questo momento è importante consolidare le nostre presenze. Si tratta di tre blocchi, Italia, Germania e Brasile che configurano un aggregato di business di tutto rispetto. Il mercato italiano, dove siamo incumbent, è ancora eccellente. La Germania, dove abbiamo 2,3 milioni in clienti in banda larga e 600mila mobili virtuali, è il più grande mercato europeo. Negli ultimi 18 mesi ha avuto una crescita della competizione, ma oggi si è stabilizzata. Il Brasile, infine, è un mercato favoloso, con tassi di crescita del 20% e povertà in diminuzione. Nel solo giorno degli innamorati siamo riusciti a vendere 80mila telefonini».
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