Sarebbe rimasta forte anche l'attività sul titolo di broker come Goldman e Merrill Lynch. La scorsa settimana Axa avrebbe presentato un piano «amichevole» a Mediobanca, respinto però da Piazzetta Cuccia che con Unicredit ha organizzato un salvataggio ispirato all'«interesse nazionale»: entrambe le banche sono grandi creditori dei Ligresti e sensibili allo scrigno delle partecipazioni finanziarie di Fonsai. Difficile però ora pensare a un attacco, dato che i diritti di voto al momento riferibili alla famiglia Ligresti appaiono, vista la tensione sui covenant dei prestiti, sostanzialmente nelle mani di Unicredit. Alcuni italiani sarebbero tuttavia in manovra, dopo che la stessa Clessidra si era inizialmente affacciata sull'operazione così come la Sator di Matteo Arpe.
Il mercato starebbe peraltro facendo arbitraggio sui concambi (in rialzo del 5,8% ieri anche Milano Assicurazioni) così da sostenere il titolo e contrastare l'atteso squagliarsi dei diritti d'opzione: gli analisti stimano che la ricapitalizzazione Fonsai scatterà poco sopra i 6,5 centesimi per uno sconto sul «Terp» compreso tra il 25-30 per cento. A guidare i due aumenti di capitale di Fonsai e Unipol sarà, come previsto, Mediobanca che ha coinvolto nell'operazione se stessa, Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Nomura, Ubs e Unicredit. La partecipazione di quest'ultima è però condizionata al via libera da parte del cda dal momento che si tratta di una operazione con le parti correlate. Malgrado sia stata più volte contattata da Mediobanca, rimane invece definitivamente fuori Imi (gruppo Intesa Sanpaolo). Il consorzio dovrebbe garantire circa 715 milioni per Fonsai e 550 per il gruppo bolognese.
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