Io ve l'avevo detto: l'euro ormai è fallito

La crisi della moneta unica non è sanabile. Nes­suno vi può riuscire, che sia o non sia un esperto banchiere o persona di fiducia del mondo intero

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La crisi dell’euro non è sanabile. Nessuno vi può riuscire, che sia o non sia un esperto banchiere o persona di fiducia del mondo intero. Non vi può riuscire neanche bruciando nel crogiolo dell’euro tutti i beni che gli italiani e gli altri popoli d’Europa possiedono. Si sente dire in questi giorni che alcune grandi banche americane stanno preparandosi al crollo della moneta unica: non è possibile che i capi dei governi europei, responsabili della vita e dei beni di centinaia di milioni di persone, si rifiutino di ammettere questa possibilità preparando una qualche via di fuga, un’estrema uscita d’emergenza. È un loro preciso dovere predisporre un ordinato ritorno alla moneta nazionale in caso di necessità, invece di aspettare il caos del crollo globale. Gli strumenti a disposizione non mancano. Faccio un solo esempio: la lira non è ancora andata fuori corso. Si può cominciare ad emettere una parte dei titoli di Stato in lire esclusivamente per il mercato italiano e a far circolare la doppia moneta, così come si è fatto nel primo periodo del passaggio all’euro.
Sappiamo bene quanto siano capaci di creatività i tecnici della finanza: la mettano all’opera.

L’importante, tuttavia, è che si riconosca il fallimento del progetto di unificazione europea e della moneta unica. Soltanto se ci si convince che l’euro è debole perché è privo della forza degli Stati che lo dovrebbero garantire, si capirà che nessuna terapia lo può guarire. La forza degli Stati non è costituita dal nome dei governanti, ma dai loro popoli, dalla loro storia, lingua, arte, religione, civiltà. Perfino il mercato, idolo dei banchieri, si è indebolito in Europa perché, con l’unificazione, si è trovato ridotto al minimo comune denominatore. È una delle prime cose che ci hanno insegnato a scuola: non si possono sommare le mele con le pere. È proprio quello che hanno voluto fare i progettisti dell’Unione: francesi più tedeschi più spagnoli più italiani ecc..., tutti mele o tutti pere, come se la ricchezza dei popoli d’Europa non consistesse soprattutto nella loro straordinaria diversità creativa. Tragica ignoranza o spaventosa presunzione del potere?

Sarà la storia a rispondere a questa domanda.
La crisi dell’euro è dovuta quindi, a parte i numerosi motivi specificamente tecnici del mercato e della finanza, al fatto che era sbagliato il progetto di unificazione europea entro il quale l’euro doveva vivere. Unificare i popoli, però, è un’operazione antropologica.
Per questo è stato evidente fin dal primo momento ad una persona come me che fa di professione l’antropologo, vederne tutti gli errori e rendersi conto che l’euro, frutto principale dell’unificazione, sarebbe fallito. Ne avevo previsto il crollo, infatti, fin da prima che entrasse in circolazione, ossia nel 1997, quando ho pubblicato per l’editore Rizzoli il libro «Contro l’Europa». Gli anni sono passati, ho scritto decine di articoli (molti pubblicati anche sul Giornale ) sempre ripetendo che la costruzione europea era sbagliata e che le conseguenze negative, per l’Italia in particolar modo, sarebbero state gravissime, ma sono stata purtroppo costretta ad assistere nell’impotenza al sicuro disastro.

Nell’estate dell’anno scorso Rizzoli mi ha chiesto di scrivere un secondo libro sull’Europa. A novembre è uscito «La Dittatura europea» dove si trovano descritti passo per passo, tutti gli avvenimenti cui stiamo assistendo.

Soltanto un nome è diverso: prevedendo che un banchiere sarebbe diventato capo del governo, facevo il nome di Draghi. Allora Draghi non era ancora stato nominato alla Bce, ma si tratta di personaggi interscambiabili. Qualche giorno dopo avrei fatto sicuramente il nome di Monti. Non sta bene dire «Ve lo avevo detto?». È compito specifico dello scienziato fare delle previsioni il più possibile vicine alla realtà e per un antropologo era facilissimo capire che si stavano compiendo macroscopici errori. Se adesso lo metto in rilievo è nella speranza che finalmente qualcuno lo creda e corra ai ripari. Siamo ancora in tempo a salvare l’Italia e la civiltà europea.

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COMMENTI

104 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#104 wilfredoc47 (441) - lettore
il 30.11.11 alle ore 17:34 scrive:
89 tassandin: Neanche Adam Smith in persona tratterebbe in questo modo un (da Lei) presunto ignorante in materia economica. Chi si loda s'imbroda, dicono dalle mie parti! Saluti.
#103 erikjanhanussen (450) - lettore
il 29.11.11 alle ore 18:16 scrive:
Il fatto che la Grecia abbia truccato i suoi conti, che alcuni spietati speculatori sulle piazze di Londra e di NY abbiano scatenato la psicosi del default italiano, utilizzando stampa opportunatamente addestrata (ved. FT ed ECONOMIST) e che i politici nostrani abbiano per decenni sperperato i soldi pubblci, mentre altri concittadini italiani abbiano sistematicamente evaso le tasse per anni, forse più che oggetto di studio di antropologi, dovrebbe essere oggetto di psicologi.
#102 paolopi (25) - lettore
il 29.11.11 alle ore 2:15 scrive:
stimo molto la prof.ssa magli.....su queste cose ha proprio ragione....
#101 Rocknbike2010 (45) - lettore
il 28.11.11 alle ore 23:19 scrive:
Caro tzilighelta, mi sembra che Lei non sia un attento lettore. La Signora Magli ha scritto "Ve l'avevo detto" quando in realtà "Ce l'aveva scritto" già nel 1997. Il progresso di cui parla Lei non deve essere un avazare bovino: a volte fare qualche passo indietro è necessario per non cadere nel burrone che si sta aprendo sotto i nostri piedi.
#100 roby55 (450) - lettore
il 28.11.11 alle ore 19:42 scrive:
Il ragionamento della Magli non fa una grinza perché i fatti gli stanno dando ragione. Pertanto tanti commenti ironici senza prove sono completamente fuori tema. Certo che i debiti restano, ma un conto è avere un salvagente(ritorno lira), un altro andare a fondo nel caos, facendo finta che non sta succedendo nulla. Grazie Magli. A tutti cordiali saluti.
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