Ma il crollo di Wall Street ha scosso l'anima degli elettori che si sono recati alle urne con due sentimenti contrastanti: da un lato rabbia, inquietudine, dall'altro il desiderio di ripartire, di avere una seconda opportunità. E per rinascere meglio tagliare drasticamente con il passato. Dunque no a Bush e, inevitabilmente, no ai repubblicani, anche se McCain era il migliore dei candidati possibili, l'unico che avesse la fama di politico indipendente; un maverick abituato a disobbedire al proprio partito.
Hanno preferito Obama il 95% dei neri e questa non è certo una sorpresa, ma anche il 43% dei bianchi, più di quanti votarono Kerry nel 2004 a dimostrazione che la razza non ha avuto un ruolo prioritario. E senza differenze sostanziali da Stato a Stato: le motivazioni che hanno spinto gli elettori a dar fiducia al candidato democratico sono risultate sostanzialmente identiche sia in quelli del Sud come la Florida o il New Mexico, che in quelli della fascia industriale del nord-est che, infine in quelli progressisti della costa orientale.
Una maggioranza ampia in termini nominali (oltre sette milioni di scarto) e per molti versi storica, oltre il 50%. In tempi recenti solo Lyndon Johnson nel 1964 riuscì a fare altrettanto. Una maggioranza che diventa schiacciante nell'unico conteggio che conta davvero, quello dei voti elettorali: 341 per Obama, 163 per McCain, senza il Missouri (11 voti) e la Carolina del Nord (15) che devono essere ancora attribuiti. Altri due Stati rossi, il colore dei conservatori, che potrebbero diventare blu, mentre McCain non è riuscito a strapparne nemmeno uno di quelli vinti da Kerry nel 2004.
E ancora. Quattro anni fa Bush, uomo del Texas, aveva potuto contare sull'appoggio degli ispanici, mentre McCain, pur essendo dell'Arizona, non è riuscito a mantenere il vantaggio. I latinos dovevano decidere se premiare le sue aperture in tema di immigrazione o privilegiare l'esigenza di cambiamento in campo economico. Non hanno avuto esitazioni con un rapporto di due a uno.
Obama ha sfondato tra i giovani e più in generale tra i neoiscritti ai registri elettorali, ma anche, ed è una sorpresa, tra le madri con bambini in età scolare, di solito tradizionaliste, ma che quest'anno si sono recate alle urne con l'angoscia nel cuore, più per i propri figli che per loro stesse. E a un uomo perbene con i capelli bianchi, grande patriota, ma con una visione del mondo antiquata, hanno preferito il giovane cosmopolita, forse poco collaudato, ma dallo spirito aperto e padre di due bambine. Gli anziani e in genere chi nella vita ha già avuto successo hanno votato McCain; chi invece deve ancora farcela ed è nel pieno dell'attività ha dato fiducia a Obama. Lo sguardo rivolto al passato i primi, al futuro gli altri. La valanga di consensi che porta Barack Obama alla Casa Bianca si spiega soprattutto così.
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