Usa: ha pesato la crisi ma non il fattore razza

I bastioni conservatori si inchinano a Obama, anche il voto degli ispanici per il democratico. L'effetto Bradley non ha pesato

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Altro che Kathrina, il vero uragano si chiama Barack Obama. E se la Louisiana è rimasta conservatrice, altri bastioni repubblicani sono caduti come la Virginia, che da quarant'anni votava a destra, come il Colorado, come l'Iowa; come gli Stati che nel 2002 e nel 2004 hanno dato la presidenza a George Bush: la Florida e l'Ohio. I democratici temevano l'influenza del voto razziale, ma non si è sentita, se non marginalmente. Alla maggior parte degli americani non importava il colore della pelle del candidato democratico; avevano a cuore un solo argomento: l'economia. E il loro verdetto è stato inequivocabile. Obama ha vinto non perché è un oratore di straordinario fascino, né per il suo programma riformista, ma perché oltre 63 milioni di americani lo hanno ritenuto più adeguato di McCain per far uscire il Paese dalla crisi più grave dal 1929. E per la prima volta da molti anni anche la tendenza a identificarsi con il candidato è passata in secondo piano. Se si fossero posti le domande tradizionali: «Questa persona incarna i miei valori? Mi assomiglia? Abbiamo qualcosa in comune?», Barack avrebbe perso, perché la sua storia personale non riflette certo quella dell'americano medio. Non a caso fino a metà settembre la corsa è rimasta aperta.

Ma il crollo di Wall Street ha scosso l'anima degli elettori che si sono recati alle urne con due sentimenti contrastanti: da un lato rabbia, inquietudine, dall'altro il desiderio di ripartire, di avere una seconda opportunità. E per rinascere meglio tagliare drasticamente con il passato. Dunque no a Bush e, inevitabilmente, no ai repubblicani, anche se McCain era il migliore dei candidati possibili, l'unico che avesse la fama di politico indipendente; un maverick abituato a disobbedire al proprio partito.

Hanno preferito Obama il 95% dei neri e questa non è certo una sorpresa, ma anche il 43% dei bianchi, più di quanti votarono Kerry nel 2004 a dimostrazione che la razza non ha avuto un ruolo prioritario. E senza differenze sostanziali da Stato a Stato: le motivazioni che hanno spinto gli elettori a dar fiducia al candidato democratico sono risultate sostanzialmente identiche sia in quelli del Sud come la Florida o il New Mexico, che in quelli della fascia industriale del nord-est che, infine in quelli progressisti della costa orientale.

Una maggioranza ampia in termini nominali (oltre sette milioni di scarto) e per molti versi storica, oltre il 50%. In tempi recenti solo Lyndon Johnson nel 1964 riuscì a fare altrettanto. Una maggioranza che diventa schiacciante nell'unico conteggio che conta davvero, quello dei voti elettorali: 341 per Obama, 163 per McCain, senza il Missouri (11 voti) e la Carolina del Nord (15) che devono essere ancora attribuiti. Altri due Stati rossi, il colore dei conservatori, che potrebbero diventare blu, mentre McCain non è riuscito a strapparne nemmeno uno di quelli vinti da Kerry nel 2004.

E ancora. Quattro anni fa Bush, uomo del Texas, aveva potuto contare sull'appoggio degli ispanici, mentre McCain, pur essendo dell'Arizona, non è riuscito a mantenere il vantaggio. I latinos dovevano decidere se premiare le sue aperture in tema di immigrazione o privilegiare l'esigenza di cambiamento in campo economico. Non hanno avuto esitazioni con un rapporto di due a uno.

Obama ha sfondato tra i giovani e più in generale tra i neoiscritti ai registri elettorali, ma anche, ed è una sorpresa, tra le madri con bambini in età scolare, di solito tradizionaliste, ma che quest'anno si sono recate alle urne con l'angoscia nel cuore, più per i propri figli che per loro stesse. E a un uomo perbene con i capelli bianchi, grande patriota, ma con una visione del mondo antiquata, hanno preferito il giovane cosmopolita, forse poco collaudato, ma dallo spirito aperto e padre di due bambine. Gli anziani e in genere chi nella vita ha già avuto successo hanno votato McCain; chi invece deve ancora farcela ed è nel pieno dell'attività ha dato fiducia a Obama. Lo sguardo rivolto al passato i primi, al futuro gli altri. La valanga di consensi che porta Barack Obama alla Casa Bianca si spiega soprattutto così.
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COMMENTI

12 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#12 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 06.11.08 alle ore 23:15 scrive:
*#11 mab*Ho saputo di cose vomitevoli contro la Palin.Ma dovrei ritrovare le fonti per citare correttamente.Non ho detto che mi piaccia,quindi non si sorprenda.Si sorprenda invece,se le va,del consenso di cui parla Rolla Scolari nel suo articolo di oggi sul Giornale "Le lacrime del pittbull".L'odiosita'della Clinton ha contato a mio avviso*non solo*ma parecchio.Molti suoi sostenitori,soprattutto sostenitrici anche storiche,erano pronti a votare Mc Cain pur di non votarla.La Clinton ha mostrato molta puzzetta sotto il naso nei confronti di Obama.La Clinton e'da sempre personaggio molto discusso negli Usa,fra la gente comune ed anche nel suo partito.Soprattutto per la sua personalita'.Su Bush jr gia'stanno virando.Dia tempo al tempo.E mi riferivo alle demolizioni,non alle giuste critiche.Quanto infine al fattore mediatico di cui parlavo in precedenza,la invito a leggere "Quel sognatore pragmatico..."di De Bellis sul Giornale di oggi.Vi trovera' molto di simile alle mie tesi.
#11 mab (1084) - lettore
il 06.11.08 alle ore 16:56 scrive:
@*Sylvia Mayer*(#9): È indiscutibile che in politica internazionale le nostre posizioni sono più spesso divergenti. Che facciamo, smettiamo di dibattere? Salvo contrordini io proseguo. A) Io, di tutta questa “campagna denigratoria” contro la Palin, proprio non so nulla, a meno che lei non intenda le spassose imitazioni della Fey a seguito delle sue disastrose interviste con la Kouric. Per me la Palin e un Veltroni di destra, ed ho detto tutto. Mi sorprende che piaccia a lei, che è donna colta, informata e argomentatrice. B) Sulla “questione capacità di Obama” forse le sfugge la difficoltà di sconfiggere la macchina dei Clinton. C) Secondo lei la Clinton avrebbe perso per mera “odiosità”? Libera di pensarlo, ma non so chi sosterrebbe la sua tesi. D) Se vuole, su Bush jr rimettiamo il giudizio alla storia, ma non saranno un caso tutte le critiche che ha raccolta, anche da McCain. E) Gli americani “tutti idioti” per avere rieletto Bush? Le sfuggono molte cose nelle sue figure retoriche…
#10 dick dexter (166) - lettore
il 06.11.08 alle ore 16:41 scrive:
la razza ha pesato moltissimo, altrimenti non lo avrebbero votato quasi il 99% degli afro. L'elezione di Obama poi è considerata "storica", perché è il primo nero alla WH. Lo stesso Obama ha puntato tutto sulla sua storia e ha più volte detto la parola "blood" come sinonimo di razza.
#9 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 06.11.08 alle ore 14:59 scrive:
E'evidente,*#8 mab*,del resto non per la prima volta,che le nostre opinioni su queste presidenziali,e non solo su queste,divergono.Io la Palin l'ho sentita,forse non ha sentito o visto lei la campagna volgarmente (in alcuni casi piu'che volgarmente)diffamatoria nei suoi confronti.Ne'ho detto mi piacesse.Ne'credo sia granche'il tipo che Obama ha scelto come vice.Saper gestire una campagna elettorale non significa saper gestire un Paese.Non sara'piu' con gli spot,i raduni e le e-mail che il nuovo Presidente dovra'misurarsi con la realta' e con il popolo americano.Personalmente spero ci riesca con altro.E,assicurandole che non uso arrampicarmi sugli specchi,le confermo che a mio avviso la Clinton avrebbe perso.Proprio anche perche',diversamente da Obama,e' odiosa.Non concordo con lei neppure su Bush jr,e son convinta che il tempo e la Storia mi daranno ragione.Volendo,certo si puo'sempre credere che gli americani siano stati tutti idioti per ben due mandati,e siano rinsaviti solo oggi.
#8 mab (1084) - lettore
il 06.11.08 alle ore 13:35 scrive:
@*Sylvia Mayer*(#7): 1) Le sue capacità Obama le ha dimostrate in 2 anni di campagna, partendo da assoluto outsider. 2) Non ho mai detto che McCain fosse “mediocre”, né tantomeno “incapace”; “mediocre” era per me il ticket per programma e sinergia. 3) L’eccellenza della campagna (mediatica) è una riprova delle capacità organizzative di Obama, non ultima quella nel raccogliere fondi. 4) Ma lei li ha sentiti i discorsi e le interviste della Palin? Non ultimo la finta telefonata di Sarkozy? 5) Sui numeri di McCain, niente da eccepire. Comunque, se hanno eletto due volte Bush jr, sul fatto che gli americani non diano il voto a un “incapace” qualche dubbio ce l’avrei. 6) McCain avrebbe sicuramente meritato di essere eletto nel 2000, ma gli fu impedito dalle corporations della guerra, dall’oligarchia repubblicana di Washington e dagli antiabortisti. Infatti in questa campagna si era spostato a destra. 7) Arduo sostenere che la Clinton avrebbe perso con McCain: è arrampicarsi sugli specchi!
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Alessandro Sallusti
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