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lunedì 24 settembre 2007, 19:28

Afghanistan, liberati i due italiani Parisi: "Erano uomini del Sismi"


Il ministro della Difesa riferisce alla Camera: soldati liberati con un blitz dei commandos italiani e inglesi. Morti nove rapitori. Prodi: "Duro colpo ai sequestratori". Esplodono le polemiche sul ritiro delle truppe chiesto dal Pdci

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Milano - Appartengono al Sismi i due militari italiani sequestrati in Afghanistan, liberati stamani in seguito a un blitz delle forze della Nato nella provincia di Farah. Durante l'operazione i due sottufficiali sono rimasti feriti, uno in modo serio. Nove sequestratori sono rimasti uccisi nel corso dell'operazione, scattata tra le 4 e le 5 di stamani (ora italiana). I due militari, secondo quanto ha reso noto il ministero della Difesa, "sono trattati presso una struttura ospedaliera di Isaf", la forza della Nato in Afghanistan. Le famiglie sono state informate della avvenuta liberazione dei loro congiunti. Il militare rimasto gravemente ferito è stato operato: è stato colpito al collo e alla testa. I due uomini del Sismi erano scomparsi sabato sera mentre viaggiavano in auto nella zona "calda" a un centinaio di chilometri da Herat. Con loro c'erano l'autista e l'interprete afghani che ieri sera erano tornati a Herat (ma su questo punto non c'è ancora chiarezza, perché nel pomeriggio alla Camera il ministro Parisi ha detto che uno dei due afghani "è deceduto, mentre l'altro ha riportato ferite alla testa"). Ieri, il presidente afghano Karzai, incontrando il ministro degli esteri D'Alema a New York, lo aveva informato di avere informazioni sul luogo dove erano tenuti prigionieri i nostri uomini. I talebani avevano smentito di essere coinvolti nel rapimento.
Stavolta dunque, il copione afghano è cambiato. Niente trattative, niente ricatti. Ma un'azione militare diretta, un blitz in stile "israeliano" che non ha dato tempo ai rapitori di portare in un altro luogo e di "cedere" i prigionieri ad altri gruppi. Anzi, li ha bloccati proprio mentre trasferivano gli ostaggi nel sud del Paese.

Blitz mentre gli ostaggi venivano trasferiti Il blitz è avvenuto quando i rapitori stavano trasferendo con due automezzi gli ostaggi da Farah al sud dell’Afghanistan. Era quella l’occasione più favorevole, ha spiegato Parisi. I due militari erano incaricati di mantenere e sviluppare i rapporti con la popolazione civile e le autorità locali per individuare le migliori forme di collaborazione e convivenza, nonchè di raccogliere informazioni utili a tutelare la protezione del contingente dalla minaccia terroristica. Questa attività, che prevede lunghe missioni al di fuori della cornice di sicurezza garantita alle unità militari in teatro «che quindi implicano l’assunzione dei conseguenti rischi, ha consentito nei diversi anni di permanenza nell’area di evitare numerosi attacchi terroristici». «Nei giorni scorsi - ha detto il ministro della Difesa - la loro posizione non è stata resa nota per proteggere nel migliore dei modi la loro incolumità. Per questo la loro identità non verrà diffusa. Stiamo parlando di persone di eccezionale valore, dotate di un altissimo senso dello Stato che le spinge a rischiare personalmente la vita nell’interesse della Repubblica».

Caccia ai rapitori Tutto è cominciato sabato mattina 22 settembre, quando i due italiani, insieme ad un interprete ed un accompagnatore afghano, sono stati fermati e sequestrati vicino a Shindand, da un gruppo afghano di uomini armati. Il mancato collegamento radio con il comando ha messo in moto le operazioni di ricerca: tutti gli assetti disponibili sono stati attivati, l’aereo da ricognizione senza pilota Predator, la componente elicotteri con i CH-47 e A-129 Mangusta e le forze Isaf presenti nell’aere delle operazioni. Il Predator veniva tenuto in volo costante per monitorare l’area e la possibile presenza degli ostaggi, e venivano ridislocati nella base di Farah un CH-47, 4 Mangusta e due elicotteri spagnoli per il supporto logistico. Grazie alle informazioni fornite dagli inglesi, dai tedeschi, dagli americani, e dai nostri servizi, si delineava un quadro informativo che dava gli ostaggi nella parte meridionale della regione ovest, tra Shindand e Farah.

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