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venerdì 10 luglio 2009, 08:42

"Aiuti umanitari? Rovina dell’Africa"


L’economista Dambisa Moyo svela i pericoli del terzomondismo: "I 300 miliardi di dollari donati al continente hanno paralizzato l’economia e sfamato solo l’avidità dei dittatori locali"

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Segnatevi questa cifra per la prossima predica rock del Live Aid: 300 miliardi di dollari, trecento miliardi, gli aiuti mandati in Africa (la maggior parte a fondo perduto) negli ultimi 40 anni. L’altro numero da tenere a memoria è quello della crescita del continente africano, nella stessa porzione di tempo: meno dello 0,2 per cento all’anno (in media). Se ne potrebbe desumere che gli aiuti al terzo mondo non aiutino affatto lo sviluppo economico, ma l’autrice di Dead Aid (titolo-sfottò del grande evento benefico del musicista-terzomondista Bob Geldof) va molto oltre: il paesi africani restano inchiodati alla loro povertà, dice lei, a causa degli aiuti umanitari. Dambisa Moyo, l’autrice di questo libro che è tra i bestseller del New York Times (Dead Aid, ed. Farrar, Strauss and Giroux, pagg. 188, euro. 19) non è solo un’ex economista della Goldman Sachs e prima ancora consulente della Banca mondiale. È anche una giovane donna africana, nata e cresciuta in Zambia, il che «se non può essere l’unica ragione per darle retta - scrive nella prefazione il grande storico scozzese Niall Ferguson -, è sicuramente una ragione in più per sentire cosa ha da dirci». Quello che Dambisa Moyo ha da dirci equivale a un cazzotto in pancia al modello del solidarismo fondato sugli aiuti umanitari, un prova drammatica dell’insuccesso di un sistema che sembra aver sortito come unico effetto la paralisi economica del continente africano, la moltiplicazione di conflitti tra bande affamate dei dollari umanitari, la lievitazione incontrollata della corruzione. Tutto sembra dimostrare che la solidarietà non aiuta ma fa danni, «l’idea che gli aiuti possano alleviare la povertà strutturale dell’Africa, e che lo abbiano già fatto, è un mito». Eppure «viviamo nella cultura dell’aiuto». È la cultura che permea la musica pop, è lo sfondo dei mega eventi rock, il solidarismo terzomondista «è diventato parte dell’industria dell’intrattenimento. Le star della tv e del cinema, le leggende del rock fanno propaganda per gli aiuti, e i governi gli vanno dietro per la paura di perdere popolarità. Bono degli U2 partecipa ai summit mondiale sulla fame e Bob Geldof, per usare le parole di Tony Blair, è “una delle persone che ammiro di più”», scrive la Moyo. Alla fine, «gli aiuti sono diventati una merce culturale», un accessorio elegante da sfoggiare nelle serate di gala.
E così, con l’avallo dei leader del pianeta e l’accompagnamento ad alto decibel delle grandi icone pop, «gli aiuti continuano a essere un incontrollato disastro politico, economico e umanitario per la maggior parte del mondo sottosviluppato». Perché gli aiuti economici causerebbero questo disastro nel Terzo mondo? La Moyo descrive la deriva di un’economia «aid dependent», ancorata cioè ai fondi umanitari come unica ma costante e torrenziale forma di sostentamento economico. Il moto è quello di una giostra, merry-go-round, che torna sempre su se stessa senza muoversi di un passo. Il circolo è tra sovvenzione internazionale e corruzione endemica dei governi sovvenzionati dall’Occidente. «Gli aiuti internazionali finanziano governi corrotti. I governi corrotti ostacolano lo sviluppo di libertà civili e impediscono la nascita di istituzioni trasparenti. Questo scoraggia gli investimenti nazionali e stranieri». Primo risultato: l’economia ristagna, non si crea lavoro, la povertà cresce o non si riduce. Secondo risultato: «In risposta alla crescente povertà i benefattori occidentali daranno ancora più aiuti, alimentando la spirale stessa della povertà». I miliardi di aiuti internazionali fanno gola ai governi corrotti ma anche alle bande di guerriglieri, alle fazioni tribali, e sono ancora gli aiuti la principale cause - secondo la giovane economista africana - delle guerre civile che insanguinano il continente. L’esercito dei «donors», dei benefattori, costituito da funzionari della Banca mondiale (10mila persone), dalle agenzie dell’Onu (5mila persone), dalle 25mila Ong registrate, forma una massa di 500mila impiegati dell’«industria della bontà», che produce aiuti con un’automatica coazione a ripetere. La ricetta draconiana della Moyo per l’Africa è diversa ed è questa: imparate dall’Asia. «Solo 30 anni fa il Burkina Faso, il Malawi e il Burundi erano davanti alla Cina quanto a reddito pro capite». Ma sono stati gli investimenti esteri e le esportazioni a trasformare la Cina in potenza mondiale, non gli aiuti.
15 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#15 b.bruno (2197) - lettore
il 10.07.09 alle ore 22:28 scrive:
e i Grandi della terra, grandi per il potere ma certamente piccoli di comprendonio, ancora lì a battere i tamburi degli aiuti all'Africa, con Berlusconi maestro di banda, e il papa a benedire, e noi a sborsare soldi per continuare a rovinare un continente - 0,2 sviluppo contro 300 miliardi di dollari: Terribile! - ( e quei soldi farebbero così bene a noi, che ci chiamano ricchi tutti quelli che non riescono nemmeno a immaginare che cosa significhi correre a timbrare ogni mattina un cartellino per 1000 euri al mese e costi da impazzire - vero papa?
#14 pinogeo84 (601) - lettore
il 10.07.09 alle ore 19:36 scrive:
Dai :PENSIERI SCRITTI DI PINUCCIO, uno stralcio di una biografia scritta per gli amici e la famiglia. AFRICA UNITED! Se ci sei batti un colpo Un’avventura di vita e di morte che si profila sempre in quell’Africa imprevedibile e rivoluzionaria. C’e’ qualcuno che crede nei ritorni storici, io non ci credevo. Ma ora ci credo: l’Africa dovrebbe essere ricolonizzata. Sei razzista? Non sono razzista. Allora cos’altro non sei? Non sono cieco. Ma dai tempo al tempo.Quanto?. Altri 2000 anni? Come si dovrebbe fare per svegliare la gente se non si dicono le cose come stanno? Carrissimo amico mio, questo libro non si vendera’ in Africa. Lo so’, ma fra duemila anni sara’ un cimelio antropologico ambito.
#13 nino47 (730) - lettore
il 10.07.09 alle ore 15:54 scrive:
Che nessuno me ne voglia per la mia sfiducia profonda nel genere umano, specialmente in un "certo" genere umano!Sud docet! I soldi non hanno mai risolto i problemi di nessuno, semmai li hanno aggravati.Sapete cosa penso di tutti questi miliardi all'Africa? bene!il 50% sarà assorbito dall'ingranaggio burocratico che li gestisce.Un altro 30% finirà nelle tasche dei corrotti governanti che ipso facto lo trasformerà in fiammanti Kalashnikov e rombanti carriarmati.Il restante 20% verrà trasformato in derrate alimentari e quant'altro che la popolazione non vedrà mai se non comprandolo a borsanera ,e,mi dispiace dirlo, spesso anche da quegli organismi dell'ONU che ivi stazionano esattamente per controllare che ciò non accada.Sarebbe stato meglio inviare una nave di preservativi, non me ne voglia Benedetto,perchè è inutile nasconderlo, il problema principale dell'Africa è la sua sovrapopolazione che si adatta a fare solo quello che può:riprodursi con progressione geometrica!!
#12 zio Fester (1007) - lettore
il 10.07.09 alle ore 15:11 scrive:
Gentile #5 Proserpino, la novità sta nel fatto che si scrive un libro e si scrive anche un articolo su questo libro. Si ha il coraggio di rompere la catena dell'ipocrisia per dire le cose come stanno, in barba ai riti del politically correct!
#11 b.bruno (2197) - lettore
il 10.07.09 alle ore 15:07 scrive:
oh finalmente una voce intelligente. basta davvero buonismi sceneggiate del cuore, ipocriti pietismi, carità pelosi, affari della vergogna. Quanto è vero il messaggio biblico: "guadagnerai il pane col sudore della TUA fronte", e " Chi non lavora non mangi!"
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