Il regime birmano è paragonabile in capacità di annientare un popolo forse solo a quello di Saddam Hussein. In ogni clan c'è una spia, quello che guadagna un po' di soldi mentre gli altri patiscono la fame, così il controllo è capillare, non esiste una rete di distribuzione alimentare, un sistema bancario. In questi giorni hanno usato lo tsunami per vincere il referendum costituzionale che impedisce qualunque evoluzione democratica. Poiché del successo delle minacce non erano del tutto sicuri, hanno distribuito schede prestampate, col voto già espresso. Il cataclisma però deve essergli sembrato una grande occasione di ricatto. Il voto si baratta con il materiale per ricostruire una parvenza di abitazione, con una busta di aiuti alimentari grottescamente truccata da grazioso omaggio del regime: la televisione trasmette a getto continuo filmati di esponenti della Giunta, incluso il leader Than Shwe, che consegnavano aiuti alla popolazione. Su una delle scatole era evidente la sovrapposizione del nome di uno dei generali in ascesa, Mynt Swe, sull’etichetta recante la scritta «Aiuti del Regno della Thailandia». Chiaro che funziona, basta guardare le immagini di devastazione. Naturalmente non ci devono essere testimoni, per questo la giunta ha chiuso per festività l'ambasciata a Bangkok, lasciando senza visto i soccorritori stranieri che cercano di entrare nel Paese.
Ancora una volta sono usciti i monaci buddisti dai loro templi. Sono gli eroi dell'Asia oppressa dalla Cina comunista. Una delle zone colpite era proprio il centro della resistenza dei Karen, la minoranza ribelle sterminata dieci anni fa. I monaci cercano di sgomberare le strade principali e far ripartire le comunicazioni e i trasporti, là dove l'esercito si tira indietro, perché è del referendum che si deve occupare e non delle infezioni, là dove gli stranieri non sono ammessi, se non come postini di aiuti che i militari distribuiscono fingendo che sia tutto merito loro.
Possibile che si debba subire? Le Nazioni Unite stanno discutendo la possibilità di invocare la clausola Onu sulla «responsabilità di proteggere». Gli aiuti entrerebbero in Birmania senza aspettare l'approvazione della giunta, scortati da un contingente militare straniero.
Sarebbe la deposizione di fatto del regime dei generali, visto che il leader eletto resta Aung San Suu Kyi. Un metodo estremo? Pericolo di balcanizzazione? Che c'è di peggio, se siamo ancora esseri umani, di quel che stiamo vedendo?
Ingrandisci immagine
