«Bocciato un simbolo politico Non serve per pregare Dio»

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Il suo collega di partito, il pasdaran Mario Borghezio, inneggia a una Svizzera «bianca e cristiana». Lui, più moderatamente, si compiace per «l'alta lezione di democrazia» ricevuta dai vicini elvetici. E si dice certo che se si votasse domani in Italia e in tutta Europa il risultato sarebbe lo stesso: no a nuovi minareti. Parola di Matteo Salvini, eurodeputato della Lega Nord.
Che succede? Vince la paura anche in Svizzera?
«Intanto succede che la Svizzera ci dà una grande lezione. A prescindere dal risultato, loro hanno potuto esprimersi».
E hanno smentito sondaggi e previsioni della vigilia.
«È la dimostrazione che non siamo soli».
Ma forse anche la dimostrazione che ci si vergogna di alcune posizioni tanto da non manifestarle alla vigilia del voto...
«Magari c'è un senso di colpa per un'idea che non coincide con quella che sarebbe doveroso avere. Ma la gente alla fine vota con la propria testa».
Governo e Parlamento svizzeri avevano respinto la proposta dicendo che viola la Costituzione. È il segno di uno scollamento tra politica e opinione pubblica?
«È il segno che c'è qualcuno che vuole far passare per razzisti, xenofobi e ignoranti coloro che non la pensano come i salotti buoni vorrebbero».
Non c'è un problema di responsabilità della classe dirigente? La politica non dovrebbe essere più lungimirante?
«La politica e la convivenza pacifica passano anche attraverso l'imposizione di paletti, paletti che dobbiamo mettere adesso. Chi vuole dialogare deve saper porre dei limiti. E con questo tipo di islam non è possibile dialogare».
Gli islamici avranno pur diritto a luoghi di culto in cui pregare. O vanno relegati agli scantinati?
«La religione è un fatto privato: se si vuole si prega anche sotto un albero»
La questione è costituzionale. Riguarda l'uguaglianza fra i cittadini e la libertà di culto.
«Oggi nel nome dell'uguaglianza si rischia il suicidio. È il rischio di chi tace e nel nome del dialogo accetta tutti. Quanto alla nostra modernissima Carta costituzionale... non ci permette di esprimerci - come hanno fatto gli svizzeri - su questioni di questo genere. Questo la dice lunga sulla sua modernità».
Anche la Conferenza dei vescovi svizzeri è preoccupata per l'esito del voto.
«Oltre ai partiti, anche certi vescovi hanno perso contatto con la realtà».
Le comunità cattoliche sono quelle più vicine agli immigrati.
«Bisogna guardare in faccia la realtà: alcuni di quelli che vanno in moschea portano fuori un modello di vita che non è compatibile con il nostro livello di democrazia».
Non è pericoloso fare di tutta l'erba un fascio?
«Noi vorremmo che l'islam isolasse l'islam politico. E la questione è aperta in tutte quelle città italiane dove i musulmani vorrebbero che nascesse una moschea».
Eppure ci sono pezzi della destra italiana che non vogliono abbracciare la politica della paura verso l'immigrato.
«In tempi di guerra queste persone venivano definite collaborazionisti. Fortunatamente non siamo in guerra e non c'è un nemico. Chi, come Gianfranco Fini, parla di voto agli immigrati e Corano a scuola fa il male suo e dei suoi figli».
Anche lei come il viceministro Roberto Castelli vuole la croce nella bandiera italiana?
«La croce la lascio al suo posto. Mi basta che la mia bandiera, quella della Lega, la croce ce l'abbia già».
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COMMENTI

#5 pinogeo84 (1221) - lettore
il 30.11.09 alle ore 18:39 scrive:
Giusto per non mettere la croce sulla bandiera italiana, ce ne sono gia' troppe nelle bandiere di altre nazioni. Evitiamo di usare un simbolo di un sacrificio mescolato a simboli che vengono usati nelle agressioni, giuste o ingiuste che siano. Ma l'articolo di Gaia Cesare esige una risposta che lo illumini un po' sull'ideologia della Costituzione italaiana e lo faccia piu' ricettivo alle esigenze spirituali degl'altri. Comunque il post precedente era meno ipocrita di questo e forse ha sofferto una foratura.
#4 spalella (4070) - lettore
il 30.11.09 alle ore 15:36 scrive:
Cosa cambierebbe ad una chiesa cristiana se si levasse la torre campanaria? NULLA !! dico questo con riferimento alle nuove costruzioni, con l'ovvia eccezione di tutte quelle che già esistono e che magari hanno caratteristiche architettoniche di valore. Caratteristiche che nelle ns città, che hanno quasi tutte connotati d'arte a ricordo della ns cultura, non hanno invece nulla in comune con i minareti che c'entrano da noi come i cavoli a merenda. I simboli, valgono per gli ignoranti come una bandiera e sono contro l'integrazione, portando un'altro pezzo concreto e compiuto della diversità sul ns suolo. Quindi i disonesti politici o la stupida chiesa che condannano le scelte del popolo sbagliano, come al solito, e ci spingono verso l'accettazione della diversità e non verso l'integrazione! Diversità che una volta raggiunta una forza significativa ovviamente cercherà la sua indipendenza .....
#3 km_fbi (1187) - lettore
il 30.11.09 alle ore 14:22 scrive:
Che il ministro svedese per l’integrazione Nymako Sabuni e il ministro svedese per l’immigrazione Tobias Billstrom, che presiederanno il Consiglio Ue Giustizia e affari interni a Bruxelles, mettano il problema del proliferare di minareti e moschee tra i problemi meramente urbanistici, è estremamente preoccupante: in che mani sono le istituzioni che dovrebbero custodire l'identità europea?
#2 voce nel deserto (11826) - lettore
il 30.11.09 alle ore 10:34 scrive:
Non si tratta di paura ma di realismo.Le Moschee spesso sono basi militari per l'impostazione di azioni di guerra contro i paesi ospitanti. Sta a noi neutralizzarle e riportarle al culto senza che l situazione sfugga di mano. Bene la Svizzera. E' come se durante la guerra fredda avessimo ospitato in Italia le nasi di carri armati del Patto di Varsavia.Mettiamo la Croce di Cristo sulla bandiera tricolore al posto dello stemma sabaudo,inserita in uno scudo crociato di colore ovviamente diverso da quello abusato ella DC..
#1 heini (723) - lettore
il 30.11.09 alle ore 9:56 scrive:
Il guaio dell'Europa, e non solo, sono i 'salotti buoni'. Quelli che si prosternano dinanzi a tutto, anche alle ignominie più vergognose come l'infibulazione e le violenze contro le donne, in nome del multiculturalismo. La fase chiave con cui i multiculturalisti ingurgitano tutto: "è la loro cultura".
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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