Benvenuti in Corea del Nord, dove il Medio Evo non è ancora passato, dove la folle dittatura di ispirazione stalinista della dinastia Kim prevede che il cibo venga razionato per legge, ma dove lo Stato che propaganda la «juche», l'ideologia dell'autosufficienza lanciata dal «Presidente eterno» Kim-il-Sung negli anni Cinquanta, ha lasciato che negli ultimi dieci anni tre milioni di persone morissero di fame e permette oggi che altre 22 milioni sopravvivano con 200 grammi di grano al giorno, ben al di sotto dei pur ridicoli ma «garantiti» 700 grammi e praticamente pari a meno di 500 calorie al dì. Sotto i cinque anni di età - dice l'Onu - un bambino su tre è fortemente malnutrito.
Non solo fame. I coreani vivono nel terrore di finire nel mirino del regime, affannati a dimostrare la loro lealtà, nel timore di venire accusati di reati politici - complotto o alto tradimento - e di restare vittime di esecuzioni sommarie, semplici «sparizioni», o addirittura «incidenti stradali» attraverso i quali Pyongyang si sbarazza dei cittadini scomodi. Dopo Cina e Iran la Nord Corea è il Paese in cui si registrano più condanne a morte (almeno 60 ogni anno). La maggior parte sono per reati politici. Ecco perch´ i nordcoreani piangono. Leali o meno al regime, hanno solo lacrime per sopravvivere.
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