La preda del nuovo abbordaggio è la motonave Enrico Ievoli, comandata dal siciliano Agostino Musumeci. L'equipaggio è composto da 6 italiani, oltre a 5 ucraini e 7 indiani. La nave è finita nelle grinfie dei pirati al largo delle coste dell'Oman e ha una rotta non breve da percorrere per raggiungere la Somalia. «I pirati sono a bordo ma noi stiamo tutti bene» è riuscito a comunicare il comandante via telefono satellitare. Sul sito dell'armatore, la società Marnavi con sede a Napoli, si legge che «alle ore 5 circa (del mattino di ieri, nda) la compagnia è stata avvisata che l'unità ha subito attacco ed abbordaggio da parte di pirati». La Ievoli era partita dal porto di Fujairah, negli Emirati Arabi, e trasporta 15mila tonnellate di soda caustica. I sei italiani dell'equipaggio sono tutti siciliani. Ironia della sorte la motonave ha già avuto a che fare con i pirati nel 2006, «circondata» da barchini con uomini armati e in mimetica. La fregata Euro era intervenuta in soccorso e il sorvolo minaccioso di un elicottero era bastato per far dileguare i pirati.
«Ce la faremo a portarli a casa. È la nostra missione. Non molleremo l'osso facilmente» ha dichiarato ieri Gennaro Ievoli, vice presidente della Marnavi. Poi l'armatore si è chiuso alla Farnesina in una riunione di emergenza.
Non vogliamo sapere se la flotta occidentale anti pirateria ha la possibilità di intercettare la nave sequestrata, perchè scriverlo farebbe saltare l'operazione. Se però così fosse, il nuovo governo tecnico deve dare un segnale forte e chiaro ai banditi del mare. Il ministro della Difesa è un ammiraglio che conosce bene le capacità degli incursori di Marina, italiani o di altri Paesi, addestrati proprio per i blitz in mare. Nessuna operazione del genere è a rischio zero, ma un Paese dimostra la sua serietà quando assume decisioni difficili. 8Nave Ievoli non aveva fatto richiesta di una scorta militare a bordo, che costa, ma è prevista da una norma del precedente governo. Dei 10 team di 6 fanti di marina ciascuno, del reggimento San Marco, già pronti, alcuni sono a bordo di navi italiane nella aree a rischio. Però gran parte dei circa 900 transiti con il tricolore che si svolgono ogni anno viaggiano senza scorta. Secondo Carlo Biffani, esperto di sicurezza, il problema è legato «alle lungaggini burocratiche nell'emanazione del decreto attuativo della legge 130, che sancisce il diritto degli armatori di esercitare il principio della legittima difesa» utilizzando pure scorte armate private.
Rita Musumeci, moglie del comandante in ostaggio, ha chiesto «notizie dirette da chi segue o dovrebbe seguire la vicenda sul posto. Anche se ambasciatori, militari e funzionari non sapessero ancora molto, almeno una parola di conforto sarebbe gradita». Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, annuncia via Twitter il più «stretto riserbo per favorire un esito positivo». Speriamo non fra 10 mesi, come nel caso dalla Savina.
La nave liberata il 21 dicembre sta facendo rotta verso il Mediterraneo scortata dalla fregata Grecale, della marina militare. Il giorno di Natale i 5 ex ostaggi italiani hanno chiamato a casa. «Mio figlio Adriano (ufficiale di coperta di Trieste nda) mi ha detto che è stato difficile e faticoso rimettere in moto la nave, che va avanti lentamente. - racconta a Il Giornale Eugenio Bon -. La sua pelle è bruciata dal sole, negli ultimi tempi gli passavano solo un pugno di riso e i pirati hanno portato via tutto. È rimasto letteralmente in mutande, ma se tutto va bene per la Befana sarà finalmente a casa».
www.faustobiloslavo.eu
Ingrandisci immagine
