Perché arriva l'ora dell'attacco agli ayatollah

Israele ha buone ragioni di pensare che l'attacco sia necessario?

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Non è che tutti si debba credere ai film made in Usa: l'allarme americano per un imminente attacco israeliano all'Iran potrebbe essere una specie di «tenetemi, sennò non so che gli faccio», sulle orme del solito politically correct obamiano, contro la guerra, per le trattative, per la pace… un modo di nascondere quello che invece è almeno il cinquanta per cento di una confusa intenzione per cui Dennis Ross dichiarò che il presidente era pronto a intervenire militarmente se l'Iran si fosse affacciato sull'atomica. Può darsi che gli americani ci preparino per una scena in cui Israele, nonostante i saggi avvertimenti attacca, e gli Usa, complici ma santificati, alla fine lo devono aiutare. Israele ha buone ragioni di pensare che l'attacco sia necessario? Intanto, nessuno ci avvertirà, resteremo comunque stupiti. Ogni attacco a sorpresa, sia quando si voglia uccidere un terrorista (lo sceicco Yassin, nel 2004) o distruggere una struttura (il reattore di Osirak, nell'81) sfrutta un'occasione. Per un attacco importante in genere si apre solo per pochi minuti un'occasione unica che non tornerà. Stavolta, ma è pura speculazione, potrebbe essere fornita dai recenti movimenti collegati alla nuova centrale struttura di arricchimenti di Fordo, annunciata dagli ayatollah: un'altra linea rossa superata da una classe dirigente che si fa sotto ogni giorno di più roteando i pugni.
La sfida del nuovo sito concorderebbe con l'annuncio di Olli Heinonen, ex vicedirettore dell'Agenzia Onu per l'Energia Atomica: l'Iran con i ritmi attuali di arricchimento avrà la bomba entro un anno. L'annuncio viene con un commento di Netanyahu sul fatto che l'Iran «oscilla per la prima volta»: mentre la sua inflazione è al cento per cento ed è colpito da sanzioni che impoveriscono la popolazione, sparisce la fiducia patriottica in una leadership fissata sull'atomica. La fissazione degli ayatollah si esprime in molti gesti di sfida all'Occidente, come la minacciata chiusura di Hormuz, l'uso terroristico degli hezbollah a diverse latitudini, ultimamente in Thailandia, l'invio a Bashar Assad di aiuti armati, la costruzione di una alleanza antiamericana e antisemita con il Venezuela… Queste continue urlate sfide convincono della temibile irrazionalità della leadership khomeinista, protesa alla dimensione messianica e catastrofista dello sciismo militante.
Israele attaccherà? Non può aspettare troppo: il rischio che un Medio Oriente nucleare a causa di Ahmadinejad, diventi disseminato di atomiche saudite, egiziane, del Golfo… tutto in una funzione antiraniana che subito può diventare antisraeliana.
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COMMENTI

#4 andrea24 (417) - lettore
il 15.01.12 alle ore 15:51 scrive:
Non condivido gli estremi di pensiero di Fiamma Nirenstein esposti nell'articolo. In questo momento,oltre ad Israele stesso e al decadimento americano, non vi è più grande minaccia alla stabilità e alla pace mondiale. Sono decine di anni che si prevede un attacco all'Iran. Inoltre,non penso sia cosa del tutto realistica considerare "anti-semita" la collaborazione tra Iran e Venezuela. Penso non sia giusto parlare di antisemitismo,quanto piuttosto si potrebbe parlare di anti-sionismo,alimentato dal comportamento israeliano non del tutto equilibrato.
#3 Raoul Pontalti (1084) - lettore
il 15.01.12 alle ore 11:24 scrive:
Per evitare di essere rimbeccato sui limiti di azione territoriale di Hezbollah di cui al commento precedente aggiungo che le sole eccezioni note sono rappresentate dai lanci di razzi sull'Alta Galilea mentre il famoso "rapimento" di due soldati israeliani nel 2006 nella zona delle Alture del Golan avvenne in territorio occupato da Israele ma non israeliano secondo il diritto internazionale e per di più rivendicato proprio dai libanesi.
#2 Raoul Pontalti (1084) - lettore
il 15.01.12 alle ore 11:14 scrive:
E se il regime iraniano è indebolito lo si va a rafforzare consentendogli di condurre una guerra patriottica? Stalin salvò dai Tedeschi la Russia prima che l'URSS facendo leva sulla guerra patriottica e ottenendo il pieno appoggio delle chiese, su tutte quella ortodossa, perseguitate fino al momento dell'invasione tedesca (e riprese poi a perseguitarle). I successi contro le centrali nucleari (o supposte tali) di Iraq e Siria non fecero vacillare i rispettivi regimi. Altra questione: in un precedente commento (non pubblicato e qui me ne dolgo) relativo ad un tentativo di attentato con esplosivo ad un pullman di turisti israeliani in Bulgaria attribuito, pur con dubbi, a Hezbollah avevo espresso perplessità perché gli Hezbollah sono usi attaccare, in modo anche feroce e persino con attacchi suicidi, obiettivi militari e non civili ed esclusivamente in territorio libanese. Per quest'ultima ragione è da ritenere improbabile che gli Hezbollah siano coinvolti in operazioni in Thailandia.
#1 albertohis (390) - lettore
il 15.01.12 alle ore 11:02 scrive:
Solito isterico articolo inneggiante all'annientamento dei Goym che non si allineano al volere dei bulletti. Le attività criminali dei sionisti vengono citate come benemerite, mentre quelle presunte degli iraniani come atti di terrorismo. Stante le minacce di attacco e le sanzioni che impoveriscono la popolazione, chi minaccia chi? Chi attua pratiche terroristiche? Attenzione, il gioco è pericoloso e non è detto finisca come previsto dai sostenitori di un Grande Israele dal Nilo all'Eufrate.
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